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Recensione de “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati

Una fortezza militare nel deserto diviene metafora dello scorrere inesorabile del tempo.

Un immaginario paese di stampo ottocentesco, una fortezza militare arroccata ai piedi di un deserto e l’eterno presidio di un confine che non vede nemici da ormai troppo tempo: sono questi gli ingredienti che consacrano Dino Buzzati a scrittore di fama internazionale, nel 1940, anno in cui esce “Il deserto dei Tartari”.

La vicenda accompagna l’intera vita del protagonista Giovanni Drogo, che, giovanissimo, decide di arruolarsi ed è assegnato ad un avamposto negli estremi confini del paese, l’antica Fortezza Bastiani. La nuova residenza del sottotenente Drogo è isolata dalla civiltà e lontanissima dalla capitale del regno. In passato, al tempo delle rovinose incursione dei nemici, i Tartari, il deserto che circonda l’inespugnabile Fortezza è stato teatro di scontri e guerre di confine, ma ora che il pericolo sembra definitivamente debellato, l’avamposto ha ormai perso d’importanza.

Drogo è inizialmente spaventato dalla noiosa routine d’isolamento che è costretto a vivere, giorno dopo giorno, e decide di trovare un modo per farsi trasferire: si accorda per una visita medica che lo dichiarerà inabile al servizio presso la Fortezza. Il tempo trascorre lento e il sottotenente finisce per abituarsi e persino apprezzare la tranquilla monotonia degli esercizi militari quotidiani, le ronde notturne, le veglie. Sembra che la Fortezza eserciti uno strano e ambiguo fascino su Drogo e i suoi compagni: quasi tutti vengono rapiti dalle atmosfere placide, dalle giornate rigidamente scandite, dall’eterna speranza di vedere qualche nemico da combattere fare capolino all’orizzonte.

Giunge poi il giorno della visita medica, ma Drogo, ormai assuefatto alla vita nella Fortezza, cambia idea e sceglie di esserle fedele, rimanendo ed iniziando a fare carriera all’interno della gerarchia militare. Durante un periodo di licenza, dopo quattro anni di servizio, torna a casa, dove scopre di non sentirsi più parte della sua famiglia, di non poter più tornare alla vita passata. È ormai un estraneo totalmente rapito dalla sua unica occupazione e dall’unico obiettivo che si è proposto nella vita: servire fedelmente la Fortezza, sperare di poter compiere gesta eroiche combattendo un nemico evanescente e mai visto. Drogo rifiuta persino l’amore di Maria, una vecchia amica che ora gli sembra totalmente indifferente e, dopo un tentativo poco convinto e mal riuscito di trasferimento, torna alla Fortezza.

Passano i mesi, poi gli anni iniziano ad accumularsi indistinti, confondendosi in attese vane e speranze frustrate. Drogo non si rende conto di star perdendo i momenti più belli della sua giovinezza, di star sprecando tempo mentre la vita passa senza che arrivi la gloria militare, le imprese eroiche. Eppure continua a sperare e scala le gerarchie nella Fortezza sino a ritrovarsi irrimediabilmente vecchio, stanco e malato.

Dopo una vita di intera di sogni infranti e attese interminabili, finalmente si verifica ciò che più Drogo attendeva: i nemici sono alle porte, l’invasione è prossima e non c’è più tempo per indugiare… Ma Drogo è troppo anziano per partecipare attivamente e vede sfumare la sua possibilità quando è scacciato dalla Fortezza perché inutile. Malato, trascina i suoi ultimi giorni in una locanda di una città straniera e traccia un bilancio finale della sua misera vita. Nonostante tutto, il suo animo riacquista la serenità quando capisce di star combattendo, finalmente, la sua prima, più grande e ultima battaglia: abbandonarsi alla morte senza aver perso la dignità.

Il deserto dei Tartari
di Dino Buzzati
Mondadori
Ed. 2001
9,00 euro

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