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“Più che la parola è il suono la radice dell’essere. È anche un concetto filosofico. Non è importante ciò che il poeta pensa ma ciò che dice e che fa. La persona è un tutt’uno con l’opera e non è possibile essere dei grandi creativi se non si vive creativamente rischiando. I grandi – Artaud Genet Alighieri – hanno avuto una vita dolorosa e in qualche modo epica avendo alla base un bisogno di eticità. È verità assoluta da portare agli uomini che ne valuteranno l’autenticità. […] Solo l’energia e la forza del poeta con la lettura delle sue opere possono andare al cuore degli uomini”. (Dichiarazione di Patrizia Vicinelli in Paola Bacchi, UT PATRIZIA POESIS. Intervista a Patrizia Vicinelli, poeta, in Mongolfiera, gennaio 1987)

In queste poche righe, raccolte da Il sogno di evadere tutto, introduzione della Prof.ssa Cecilia Bello Minciacchi al volume da lei curato per la Collana Fuori Formato, Edizione Le Lettere, e contenente il manoscritto Non sempre ricordano di Patrizia Vicinelli, indiscutibile è la dedica all’“incorreggibile volontà” della stessa poetessa.

Legata agli incontri del Gruppo 63, la Vicinelli viene presentata, nelle immagini che ritraggono gli intellettuali appartenenti al gruppo stesso, con un tubino nero e un filo di perle.

Nata in una famiglia di origine borghese, dopo aver ultimato i propri studi, arricchiti da continue letture, all’età di ventitré anni, proponendo i suoi primi testi al pubblico del Convegno di La Spezia del 1966, stupì i partecipanti con la sua straordinaria voce e la sua impeccabile interpretazione.

L’eleganza, mostrata nei documenti fotografici del Gruppo 63, tuttavia, lascia subito spazio all’essenza più vera di Patrizia.

Come sottolinea la Bello, la poetessa/artista era sempre “diretta, mai schermata, col volto e il collo totalmente esposti dai capelli cortissimi e biondi, con gli zigomi alti che sembrano scolpiti e la pelle segnata dalle cicatrici di un incidente d’auto […]. Corpo e parola poetica per Patrizia Vicinelli erano non solo complementari ma inscindibili”.

La “vita antinormativa” condotta dalla Vicinelli, fino alla fine dei suoi giorni, è diventata oggetto della mostra Patrizia Vicinelli. Una parola incorreggibile, inaugurata il 10 aprile 2014 all’interno degli spazi offerti dal MLAC, il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Prima Università di Roma La Sapienza, e curata dagli studenti e studentesse del Corso di Laurea in Storia dell’Arte della stessa università.

I giovani curatori, accompagnati dalla preziosa guida della Prof.ssa Carla Subrizi, docente di Storia dell’Arte Contemporanea de La Sapienza, dal sostegno dell’assistente della stessa Prof.ssa, Maura Favero, e dalla costante e indispensabile collaborazione della Prof.ssa Cecilia Bello Minciacchi, autrice del libro sopra citato, hanno riportato alla luce un’anima dalle mille sfaccettature, che il mondo dell’Arte, e non solo, aveva lasciata celata da molto tempo.

Da questo impegnativo ma soddisfacente gioco di squadra è nato un ottimo lavoro che ha richiamato nomi importanti del mondo culturale, come le poetesse Sara Davidovics, Gilda Policastro e Jonida Prifti, che hanno deliziato il pubblico accorso il giorno dell’apertura con la lettura di alcuni estratti dalla produzione poetica di Patrizia Vicinelli, o come Gianfranco Baruchello, eccelso artista contemporaneo, alla cui fondazione si deve il ritrovamento di documenti inestimabili, esposti in una teca all’interno della sala bianca del museo, affianco a quaderni personali concessi per l’esposizione dai figli di Patrizia.

Il museo, allestito, tra l’altro, con riproduzioni di disegni e testi della stessa poetessa, e con video che la ritraggono in tutta la sua potenza espressiva, mette a disposizione dei visitatori tre televisori, con cuffie, che riproducono interviste a personaggi simbolo per la Storia dell’Arte e la Cultura, uomini e donne che hanno avuto l’onore di conoscere Patrizia Vicinelli e che, in questi montaggi, ricordano il glorioso passato, che ha visto anche lei come comparsa.

Molto altro ancora è stato offerto da questi ragazzi, nonostante i pochi mezzi e risorse che avevano a disposizione. Questo questo prodotto “sapientino”, è stato aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 11.00 alle ore 18.00 negli spazi del MLAC, sito nella Città Universitaria di piazzale Aldo Moro 5, nel retro del Palazzo del Rettorato, fino al 6 maggio 2014.

 

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