UN ABILE INVESTIGATORE NELLA ROMA IMPERIALE, di Luca Saioni

       CAVE CANEM

Recensione di Cave Canem, di Danila Comastri Montanari

Un senatore romano alle prese con efferati quanto misteriosi omicidi.

“Cave canem” è il primo libro della serie dedicata a Publio Aurelio Stazio, quarantenne patrizio romano di rango senatorio, ben noto per la sua straordinaria ricchezza e per il suo epicureismo. Egli ha però la passione per le indagini e, tra i piaceri della vita che può permettersi un benestante come lui, di volta in volta si trova coinvolto con qualche morte violenta che chiede giustizia: grazie alle sue capacità di investigazione, e all’occasionale aiuto dei propri servi o di amici, tra cui spiccano i liberti Castore e Paride, il senatore riesce a giungere alla verità, non senza incontrare ostacoli imprevisti e false piste.

È il 44 d.C.: Aurelio e l’amica Pomponia stanno rientrando da un viaggio a Baia, sulla costiera napoletana, e strada facendo si fermano presso la domus dei Plauzi, famiglia di origine plebea ma giunta ad avere enormi ricchezze grazie all’allevamento dei pesci. Al loro arrivo però trovano un’amara sorpresa: il primogenito di Gneo Plauzio, Attico, viene trovato morto nella vasca delle murene, e senza una mano. Data la fama di Aurelio, il pater familias Plauzio gli chiede di scoprire come sia morto il figlio, per  nulla persuaso che si sia trattato di una morte accidentale. Ha cosi inizio una lunga indagine che porta Aurelio a conoscere meglio tutti gli abitanti della casa, a cominciare dai fratelli del defunto Attico e dalla sua vedova, e i loro schiavi. Tutti sembrano sospettabili o potrebbero aver avuto un motivo più o meno valido per commettere l’omicidio, perché di questo si tratta: Aurelio si avvede subito che la morte di Attico, per quanto ben inscenata, non è di certo stata naturale. Quando poi una seconda morte si aggiunge alla prima, in circostanze non meno misteriose, allora non ci sono più dubbi: qualcuno sta cercando di eliminare i Plauzi, approfittando della maledizione che secondo un’antica profezia sarebbe stata scagliata su di loro tempo addietro. In effetti molti sembrano prendere per vera la profezia, ma  non Aurelio, che da buon epicureo non crede ai fenomeni soprannaturali e vede dietro l’ennesimo omicidio un preciso schema logico di una mente umana. Tanto più che la fortuna accumulata dai Plauzi non sembra avere origini così oneste come essi vogliono far credere…

Aiutato dal fido Castore, il liberto alessandrino dalla dubbia morale ma comunque indispensabile per le sue capacità di reperire ogni genere di informazioni, il patrizio romano si getta alla caccia dell’assassino, cominciando a cercare dal possibile movente di tutte quelle morti. A poco a poco la rete si stringe fino all’inaspettato finale, con la scoperta di tutta la trama criminale che stava mettendo a repentaglio la vita degli abitanti della domus. Un libro senz’altro ben fatto, piacevole da leggere e coinvolgente fin dalle prime battute, nella meravigliosa cornice della Roma imperiale, coi suoi vizi e le sue virtù.

Cave Canem, di Danila Comastri Montanari

Hobby & Work, Firenze 2005,

283 pp.

7.90 euro

                                                                                                                   

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