CHI HA PAURA DELL’E BOOK? di Mario Michele Pascale

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Tutti ne parlano, tutti lo vogliono, almeno a parole. Eppure dallo “Ipertesto”, forma embrionale di libro elettronico, sono passati venticinque anni senza che l’e book si sia imposto. Perchè? Dati di vendita in crescita, ma il mercato del libro elettronico decolla molto piano, con le stesse incertezze di un elicottero malconcio e non certo con lo slancio a tratti futurista dell’aeroplano.

Gli analisti individuano, come cause di questo procedere lento e a tratti contraddittorio, il digital divide, la mediazione di un apparecchio (che va acquistato ed utilizzato e che ha quindi una barriera economica ed una di utilizzo da far superare agli utenti), la tassazione non agevolata con una IVA al 4% per il prodotto cartaceo ed una al 21% per quello digitale, cosa che incide non poco sul prezzo di copertina, e le molte variabili culturali da parte dei lettori, che ruotano principalmente intorno alla materialità del prodotto e a le sue caratteristiche multisensoriali (gradevolezza al tatto, fatidico odore del fresco di stampa, “rappresentatività” dell’oggetto libro in salotto etc.). Tutti elementi giusti, tutte ragioni che frenano la diffusione degli e book. Ma la colpa principale, a mio giudizio, sta negli editori ed in politiche di “vasta scala”, di importazione statunitense, che ingolfano quotidianamente i magazzini. Che senso ha, infatti, spingere sull’edizione digitale di un testo se di quello stesso testo si hanno i magazzini pieni di copie cartacee? Si metterebbe fuori mercato il volume, mandando in fumo il relativo investimento. Certo si potrebbe tracciare una linea: dal testo “x” in poi si metterebbe in evidenza l’e book.Cosa ragionevole che salverebbe gli investimenti precedenti e darebbe impulso al nuovo settore.

Ma gli editori non lo fanno, perchè? Il problema è, da un lato, di cultura imprenditoriale e ,dall’altro, di organizzazione aziendale: generazioni di editori sono state addestrate a ragionare in termini di filiera complessa: la semplificazione pone in discussione le certezze di ieri e, vale la pena ricordarlo, il nostro tessuto imprenditoriale è, tranne poche enormi aziende, familistico e conservativo se non a tratti reazionario. La revisione della filiera produttiva porterebbe con se, inoltre, una marea di problemi relativi alle ristrutturazioni nella linea di produzione e delle necessità di personale. I primi a farne le spese sarebbero tipografi, seguiti dagli addetti alla logistica e dagli account. Relazioni sindacali traballanti si traducono in costi ed oneri per l’editore. Poi toccherebbe alla produzione e distribuzione delle materie prime coma la carta, gli inchiostri ed i materiali per gli allestimenti. Inoltre, e questa è al cosa che spaventa maggiormente gli editori, all’e book verrebbe associato ad un prezzo basso. Minore è il prezzo, minore è la percezione della qualità. Minore la percezione della qualità, minori le vendite e quindi i profitti.

Dal punto di vista dell’impresa la paura per gli e book è quindi ampiamente giustificata. La mia previsione è che la zona d’ombra e di passaggio tra cartaceo ed e book a livello di dominante di mercato sarà molto più duratura del previsto. Per avere il predominio del formato elettronico ci vorrà almeno un altro decennio.

Fin qui il punto di vista dell’impresa. Quello del lettore? Lo conoscerete leggendo il prossimo numero de Il Bibliomane …

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