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Per favore, chiamatemi un vampiro serio e trucidatemi la Meyer prima che le venga in mente di scrivere qualcos’altro!

Ciao a tutti, mi chiamo Linda, ho 28 anni e ho letto la saga di Twilight.

Mi assumo la responsabilità di questo outing, ma ho dovuto leggerlo perché mi era stato detto che i libri erano di gran lunga più belli dei film. Dato che sono arrivata a vedere soltanto la metà del secondo film prima di scappare via urlando (ridotta come Alex di Arancia Meccanica durante la cura Ludovico), ho pensato che sarebbe stato stupido giudicare i libri solo dalla copertina e dai miei pregiudizi. Quindi li ho letti (sempre ridotta come Alex di Arancia Meccanica durante la cura Ludovico) e, invece di scappare via urlando, ho deciso di scrivere qualcosina al riguardo.

Diciamo che la critica che ha fatto il mio guru Stephen King su questi quattro volumi avrebbe dovuto dirmi qualcosa (se ve la siete persa, potete trovarla qui), e invece io, che sono de coccio, ho preferito leggerli e sprecare delle ore importanti della mia vita, che avrei potuto utilizzare, ad esempio, per guardare l’acqua gocciolare dal lavandino della cucina o della muffa crescere su qualche vecchia verdura. Ma ormai è andata così. Devo dire che un pensiero è andato comunque a tutti quelli a cui i libri sono piaciuti, perché né la storia né i dialoghi né la narrazione raggiungono livelli non dico esaltanti, ma quantomeno borderline. Eppure moltissime persone sono pronte a difendere a spada tratta i libri di Stephenie Meyer, E lì ho pensato: ma abbiamo letto la stessa storia?!

Perché, parliamoci chiaro, i quattro libri della Meyer sono la sagra della banalità. E anche dei disturbi mentali: sì, perché da completa profana di psicologia, è stato semplice perfino per me individuare i disturbi principali alla base dei quali ruotano le personalità di Edward Cullen alias “Er figo der Bigonzo” e Bella Swan alias “sono morta ma non me ne sono accorta”.

Iniziamo con Isabella/Bells/Bella, la sospiratrice seriale. Sociopatica, apatica, depressa, la sua vita e la sua personalità sono una linea piatta. Il suo atteggiamento di fronte agli stimoli esterni e agli inviti degli amici alle feste si può esprimere solo con un cordiale “cheppalle”. Giustamente, data la sua esistenza “eccitante”, non poteva fare altro di innamorarsi di… un morto! Il suo punto di forza forse è proprio la coerenza. Probabilmente sta simpatica alle teenagers per questo motivo: incarna le idee distorte che ogni ragazza ha di sé in quel periodo della propria vita: “sono brutta” (anche se non è vero), “sono goffa e pallosa” (anche se è vero), “la mia vita è piattissima” (niente di più vero) MA… C’è un ragazzo che viene a scuola con me che è semplicemente strafigo, bellissimo, supergnocco, assurdamente perfetto che, nonostante i miei difetti e i miei complessi…. Si è innamorato pazzamente di me! Le altre? Non le guarda neppure perché anche se sono anonima lui vuole me e per lui sono perfetta così come sono.

Amen, sorelle. È un libro pericolosissimo da leggere in un’età difficile come l’adolescenza: si rischia che qualche giovane donna creda che la sua vita possa essere degna di essere vissuta solamente se ruota intorno a quella di un ragazzo, preferibilmente bello, ricco e anche un po’ pericoloso. E mica va bene! Se regalate a una ragazzina Twilight insieme a “Sposati e sii sottomessa” della Miriano, secondo me, siete passibili di denuncia per circonvenzione di incapace.

Oltretutto, ho letto che ci sono dei club di “mamme fan di Twilight”. Sono rimasta basita: Ma che razza di madri sono??? Che messaggio mandano alle loro bambine??? Oh, parliamoci chiaro: Bella Swan ha la sindrome di Stoccolma, e questa cosa non andrebbe tanto supportata! Secondo santa Wikipedia (protettrice, assieme a Beato Google, di noi ipocondriaci del sabato sera, momento di grande affluenza di malati nel pronto soccorso e di poca disponibilità di medici curanti – n.d.r.) il soggetto affetto da Sindrome di Stoccolma […] prova un sentimento positivo, fino all’amore, nei confronti del proprio aguzzino. Si crea una sorta di alleanza e solidarietà tra la vittima e il carnefice.

Potremmo soprannominarla “Sindrome di Forks”, dal nome della ridente cittadina di pioggia e ghiaccio perenni dove la serie è ambientata…

Insomma: la protagonista femminile è bocciata. È incapace di badare a se stessa, è una depressa cronica, il suo amore per il vampiro si basa soltanto sul suo essere bello da svenire, osa paragonare la sua storia d’amore a quella di Cathy e Heathcliff di Cime Tempestose (SACRILEGIO!), non gliene può fregare di meno della sua famiglia e vorrebbe farsi trasformare in vampira ogni cinque minuti. Oltretutto, quando lui prova a lasciarla, lei va in stato catatonico per mesi prima di riprendersi, e la prima cosa che fa è circuire un suo amico, cotto di lei, facendogli credere che qualcosa potrebbe nascere tra loro.

Lo so, è inquietante. Già questo potrebbe essere abbastanza, e invece no. Purtroppo, anche il protagonista maschile ha i suoi bei problemi.

Edward, il vampiro “vegetariano”. Vegetariano non perché si nutra di succo di pomodoro ma perché si nutre di sangue di animali. Ha senso utilizzare questa parola, secondo voi? Secondo me assolutamente no. Ma andiamo avanti.

Ammesso e non concesso che il vampiro Swarovski può anche fare la sua porca figura partecipando a qualche serata di gala in mezzo a modelle ancheggianti e allo stilista di Lady Gaga, la cosa che più mi inquieta è la parafilia del vampiro: la parafilia, sempre citando Santa Wikipedia, consiste nel provare attrazione o sentimento verso un oggetto d’amore diverso da quello canonico. Così, per farvi un esempio, come se un leone si innamorasse di una bistecca succulenta, o un vegetariano venisse colto in flagrante a pomiciare con la sua bella insalatina. Magari anche coi ravanelli, giusto per rendere la situazione più piccante. Però ciò non basta a giustificarmi questa situazione incresciosa: ci può stare che una donna si affezioni al suo cetriolo, ma un vampiro non si può innamorare della sua vergine sacrificale. A meno che non sia Angel della serie “Buffy, l’ammazzavampiri” ma lì le dinamiche che portavano il bel tenebroso Angel ad amare la cacciatrice erano diverse e anche più credibili. Se dobbiamo dirla tutta, Edward è poco credibile anche come uomo: lei lo vuole con tutte le sue forze e lui cosa fa? Le chiede di sposarlo, e solamente dopo aver ufficializzato la loro unione potranno finalmente andare a letto insieme. La Meyer dovrebbe darsi alla fantascienza, che forse le riuscirebbe meglio…

Sulla storia, poi, stendiamo un velo pietoso. Non mi sento nemmeno di andare troppo a fondo perché mi vergognerei a spoilerare un libro che già di per sé non regala niente. Sul serio, mi dispiace per quelli a cui è piaciuto e vi posso assicurare che mi sono impegnata a leggero sospendendo ogni giudizio, ma niente. Ogni due pagine mi veniva da insultare qualche protagonista, è stato più forte di me. Poi qualcuno me la spiegherà questa cosa della storia del vero amore quando lei bacia con passione il licantropo friendzonato, l’unico che sembrava serio e che invece è finito a fare il gioco di questi due mentecatti. Ma non è questo il punto. Il problema purtroppo non rimane isolato ai protagonisti: è anche un problema di incastri forzati, di trama precostruita che cade come un mattone sul filo delicato della storia e ne compromette il risultato, perdendone in spontaneità e piacere di lettura.

Un prodotto mainstream, che ha l’unico pregio di autoalimentarsi con la curiosità: parlando di nulla, andavo avanti a leggere nella speranza che accadesse qualcosa. Sono arrivata alla fine dei libri e quel qualcosa non è accaduto: solo banalità, protagonisti power che si vuole far passare per indifesi ma che in realtà (purtroppo) non schiattano mai e finale scontatissimo che, a questo punto, poteva anche verificarsi con qualche libro di anticipo senza che la “storia” perdesse veramente qualcosa.

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2 pensieri riguardo “DI PARAFILIE, DI EROINE POCO EROICHE E DEL PERCHÈ , SECONDO ME, LA SAGA DI TWILIGHT FA PROPRIO SCHIFO di Linda Politi

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