IL PIÙ GRANDE DUELLO DELLA STORIA ANTICA, di Luca Saioni

 

10647816_10203975536380901_844364476_nRecensione di “Carthago. Annibale contro Scipione l’Africano”, di F. Forte

Lo scontro di due civiltà contrapposte nella mani di due maestri dell’arte bellica.

Semmai ci fu una guerra totale nella storia romana, questa fu proprio quella combattuta contro Cartagine. Ci vollero ben tre conflitti per piegare definitivamente la resistenza della città punica, ma il ricordo di quei giorni rimase ben impresso nella memoria dei Romani. L’autore di questo romanzo, Franco Forte, ci riporta brillantemente alle atmosfere della Roma del III sec. a.C., ormai uno stato forte e coeso che ha assoggettato tutta la penisola italica e ha sconfitto dopo una guerra ventennale (I guerra punica, 264-241) il principale nemico per il dominio dell’Occidente, Cartagine. Eppure i Punici sono sconfitti ma non domi e attendono il momento del loro riscatto contro i Romani.

E così un giovane condottiero, cresciuto nell’odio per i Romani, dopo aver occupato parte della Spagna e aver ridato a Cartagine un esercito forte e una fiorente base economica, si appresta a sfidare Roma con un solo obiettivo: distruggerla. Il suo nome è Annibale ed egli è il più grande stratega della sua epoca, nonché un combattente valoroso. È il 219: Annibale attacca la città spagnola di Sagunto, alleata di Roma, e la saccheggia. Dopodiché, a dispetto di qualunque previsione, marcia verso l’Italia attraversando le Alpi con un grande esercito, rinforzato persino dagli elefanti. Le legioni si affrettano a sbarrargli il passo ma vengono sconfitte a più riprese: Ticino, Trebbia e Trasimeno sono tristi ricordi per i Romani. Nessuno sembra capace di fermare il gigante cartaginese, che ormai punta dritto verso Roma, salvo poi dirigersi verso il sud della penisola alla ricerca di rinforzi tra le popolazioni ostili al dominio romano.

Eppure qualcuno in grado di contrastarlo c’è: il giovane Publio Cornelio Scipione, erede di una delle più illustri famiglie romane, che a soli 17 anni salvò il padre da morte certa nelle battaglia del Ticino del 217. Egli sembra essere l’unico ad aver compreso che per sconfiggere il nuovo nemico bisogna studiarne ogni mossa e apprenderne ogni insegnamento. Egli teme e ammira allo stesso tempo Annibale, e percepisce che un giorno loro due saranno destinati a scontrarsi per decidere il destino della propria civiltà. Ma i senatori sono certi del fatto loro e non prestano ascolto ad un giovane come lui, pur sé paterfamilias di una gens tanto importante. Si giunge allora ad un disastro immane: nel 216, nella piana di Cannae, un esercito romano di ottantamila uomini viene massacrato dai Cartaginesi, in forte inferiorità numerica; gli stessi consoli muoiono nello scontro. È il momento del più grande trionfo di Annibale e nessuno può più fermare la sua avanzata su Roma. Nonostante ciò egli decide di rimandare la distruzione della città in attesa di rimettere in sesto le sue forze esauste; ma non ha fatto i conti con la caparbietà e le infinite risorse dei Romani, che in poco tempo si riorganizzano.

Tra i superstiti di Cannae c’è anche Scipione. Deluso dall’ottusità dei suoi concittadini, ma deciso a riscattare l’onore romano, riesce stavolta a farsi dare un comando in Spagna dove può confrontarsi coi fratelli di Annibale. Lì egli ha modo di perfezionare l’esercito romano con diverse migliorie, e appresta degli accorgimenti tattici studiati proprio dal generale cartaginese. Entro il 207 Scipione sconfigge definitivamente le forze puniche, occupando la Spagna e togliendo così risorse economiche e militari decisive per Annibale, ormai bloccato nel meridione italico. Ma Scipione è oltremodo ambizioso e le sue vittorie militari lo rendono una celebrità: chiede al senato di farsi inviare in Africa per attaccare Cartagine, ma esso rifiuta. Così egli fa appello direttamente alle città romane affinché gli forniscano il necessario per imbarcarsi e la risposta è entusiastica. Raccolta una discreta flotta e riordinato l’esercito composto perlopiù dai reduci di Cannae, uomini coperti dall’onta della sconfitta e ben decisi a trovare il loro riscatto, Scipione sbarca in Africa e lì attende l’arrivo di Annibale, imbarcatosi in tutta fretta per salvare la sua patria. Uno scontro rimandato per troppo tempo, ma ora inevitabile: sulla piana di Zama, nel 202, i due più grandi strateghi dell’epoca si affrontano per i destini dei loro popoli ma stavolta è il romano ad avere la meglio, nonostante la superiorità numerica punica. Comincia così la definitiva caduta di Cartagine, mentre Roma si accinge a diventare, in poco più di un secolo, la dominatrice del mondo antico.

Recensione “Carthago. Annibale contro Scipione l’Africano”, F. Forte

Mondadori, 2009

476 pp.

19.50 euro

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