VENTI DI RIBELLIONE, di Ginevra Furlan

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Recensione di Hunger games III, Il canto della rivolta, di Suzanne Collins

L’ultimo capitolo della trilogia fantasy: la ribellione imperversa a Panem

L’ultimo capitolo della brillante saga fantasy della Collins non può deludere i suoi funs: ritroviamo gli ideali di ribellione che hanno ispirato il celebre 1984 di Orwell, uniti alle passioni contrastanti dei coraggiosi protagonisti adolescenti. Il mix è travolgente sin dalle prime pagine.

Dopo essere stata miracolosamente prelevata dall’arena dei suoi secondi Hunger games, Katniss Everdeen viene a conoscenza della distruzione totale del suo distretto e della sua casa da parte del regime del presidente Snow. La rivolta dei 13 distretti è iniziata ed è guerra aperta in tutta Panem. Katniss, insieme alla sua famiglia e ai pochi superstiti del distretto 12, è accolta nel 13, il centro nevralgico della rivolta, un tempo creduto raso al suolo dalle bombe atomiche di Capitol city. Ma il 13, in realtà, è ora vivo e attivo: una volta subito l’attacco, anni e anni prima, ha ricominciato una vita sotterranea, ha riorganizzato le sue strutture e inquadrato la sua popolazione in un rigido ordinamento militare, in vista della lotta contro Capitol City. Ora quel momento è arrivato e Katniss è da tutti chiamata a svolgere il suo ruolo fondamentale di Ghiandaia imitatrice, di perno su cui ruota l’intera ribellione, iniziata dal momento in cui utilizzò, nei primi Hunger games, un pugno di bacche come sfida palese a Capitol City.

Ma Katniss è ancora sconvolta dagli orrori a cui ha assistito agli Hunger games, è ferita, dentro e fuori, è mentalmente confusa e in ansia perenne per la sorte del compagno Peeta, prigioniero a Capitol City. Non sembra in grado di farsi forza, prendere nuovamente le armi e, con i suoi gesti anticonformistici, guidare la ribellione… Finchè non scopre che Peeta è vivo e sta bene. Allora decide di rivestire i panni della Ghiandaia imitatrice e di tornare a combattere per lui.

È inviata sul campo di battaglia nei vari distretti insieme all’amico Gale ed è perennemente ripresa da una troupe televisiva col compito di propagandare le imprese dei rivoltosi contro Capitol City. Katniss assiste ad altri scontri, altro sangue, altre morti, ma si aggrappa con lucidità ad una salute mentale che teme di perdere. Insieme a lei, oltre al bello e coraggioso Gale, l’amico che la ama e conosce da sempre, troviamo Finnick e Johanna, i due tributi conosciuti nei precedenti Hunger games ed unitisi alla causa dei rivoltosi. Dopo una missione di recupero, i vertici del distretto 13 riescono a prelevare Peeta da Capitol City. All’arrivo del ragazzo presso i rivoltosi, Katniss riceve un’amarissima sorpresa che la distrugge: il Peeta dolce e gentile che conosceva non sembra ormai esistere più.

Katniss si concentra quindi sull’addestramento militare, ma sembra sempre più confusa, in un continuo oscillare fra ciò che prova per Gale e ciò che prova per Peeta. I capitoli finali della vicenda ci portano nel vivo dell’azione: Katniss, Gale, Peeta, Finnick ed altri soldati vengono inviati in missione a Capitol City, col compito di agevolare la presa della città e di catturare Snow. In un turbinio di scontri mortali, inseguimenti e tragiche perdite, la piccola squadra decimata riesce ad avvicinarsi all’obiettivo, ma la fine degli scontri porta amari dubbi e spiacevoli sorprese: niente è come sembra e neanche la causa dei rivoltosi sembra ora così pura e disinteressata.

Il finale ci riserva emozioni e colpi di scena, fino alla scelta tra Peeta e Gale lasciata in sospeso fin dal primo libro: Katniss si legherà al ragazzo da cui dipenderà la sua stessa sopravvivenza.

Recensione Hunger games III, Il canto della rivolta, Suzanne Collins

Mondadori, 2012

419 p.

17.oo €

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