INTERVISTA A FRANCESCO DIMITRI, di Pierfrancesco De Paolis

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Parlare di uno scrittore è spesso un’operazione riduttiva se non dissacrante. Come chiedere a uno prestigiatore di svelarci i proprio trucchi. E questo è ancor più vero se si parla di Francesco Dimitri. Per questo non mi dilungherò in uggiose presentazioni: per chi vuole saperne di più si vada a leggere le due recensioni che gli sono state dedicate sul Bibliomane. Voglio, invece, raccontare un episodio che mi ha coinvolto da vicino, in una delle preziose occasioni nelle quali mi è capitato di incontrarlo di persona.

Agosto 2013. Mi trovavo nella provincia di Taranto, precisamente nella piccolissima Campomarino, dove imponenti dune sabbiose regalavano allo sguardo degli scenari quasi desertici. In quei giorni si stava svolgendo una rassegna culturale-cinematografica: ogni sera proiezioni di film si alternavano a presentazioni di libri e dibattiti. Una sera salì sul palco dell’evento proprio lui, per presentare il suo ultimo lavoro, L’età sottile. Dimitri rispondeva alle domande dell’intervistatore in maniera fluente, con l’intercalare tipico di chi sta raccontando una storia dell’orrore. Nel frattempo il cielo iniziò a riempirsi di nuvole carice di pioggia e fulmini: un temporale estivo con i controfiocchi era all’orizzonte. Nel frattempo Dimitri, aria furbetta e piedi nudi sul palco, iniziò a parlare di magia, di come noi grazie alla nostra volontà possiamo cambiare quello che ci circonda. Alle sue parole facevano eco i fulmini: in lontananza bagliori elettrici illuminavano un cielo gonfio di nuvole oscure, che lentamente stavano avanzando verso la nostra direzione. Furono in molti che si alzarono dalle sedie precipitandosi alla ricerca di un riparo dall’imminente minaccia. Lui era tranquillo, quasi incurante, nonostante anche l’intervistatore ogni tanto gettasse qualche sguardo impaurito verso la tempesta. Dimitri non batteva ciglio. Fu lì che io capì: quelle esplosioni nell’aria, quel gorgheggiare di tuoni e lampi era come se fosse la scenografia apocalittica della performance di Dimitri. In quel momento realizzai che la tempesta non sarebbe mai arrivata fino a noi. E così accadde. La stessa sera acquistai il libro e iniziai a leggerlo. Dentro di me sogghignai quando arrivai al punto nel romanzo in cui si racconta di una furente tempesta che colpisce il luogo in cui è ambientata parte del storia: un paesino del Salento che, a detta dello stesso Dimitri, era stato ispirato da Campomarino. A quanto sembra nell’arte così come nella vita il serpente spesso si morde la coda.

Ma dopo il sproloquio veniamo finalmente all’intervista vera e propria.

Come è iniziata la tua avventura da scrittore? Quando hai capito che sarebbe diventato per te un mestiere?

Mi è sempre piaciuto scrivere – sia nonfiction che fiction. Ho praticato tanto, ho iniziato a lavorare, ho raggiunto una massa critica che mi permette di definirlo ‘mestiere’. Tutto molto graduale.

Leggendo i tuoi libri non si può far a meno di cogliere alcuni riferimenti all’esoterismo e alle dottrine magiche. Cos’è per te la magia?

Un modo per vedere il mondo. Quando parliamo di ‘realtà’, parliamo di quello che un sistema culturale definisce ‘reale’. La magia è un modo per muovere un passo o due fuori da quel sistema, e guardare ad altro.

 

Ne L’età sottile si ha l’impressione di essere tutti un po’ dei tuoi apprendisti. Come ti è venuta quest’idea?

L’idea di un ragazzo che impara la magia è vecchissima (no, non l’ha avuta la Rowling per prima, per quanto la Rowling ne abbia tratto dei libri magnifici). Però ci sono due elementi che non si erano visti granchè. Uno, un concetto di magia storicamente accurato, e non inventato lì per lì. Due, un’attenzione realistica al rapporto tra apprendista e allievo. Volevo confrontarmi con l’idea di scrivere un libro assolutamente realistico che parlasse di cose che pochi considererebbero ‘realistiche’. Siccome queste cose non le trovavo, ho deciso, seguendo uno dei più vecchi clichè da scrittori, di fare il libro che avrei voluto leggere.

I tuoi romanzi possono essere considerati degli Urban Fantasy. Cos’è per te questo genere?

Le definizioni di genere non mi interessano molto. Ho sempre amato l’idea di dare uno sguardo diverso al mondo in cui viviamo – ma non sempre il cosiddetto urban fantasy lo fa. Nella grande maggioranza del genere trovi meno magia, meno Incanto, di quanto ce ne sia, che so, in How I Met Your Mother.

Nelle tue opere precedenti come Alice nel paese della vaporità e Pan emerge una visione del sesso disinibita e quasi surreale. Ciò può essere considerato come uno dei cardini della tua poetica?

Anche della mia vita. A me il sesso piace molto, e credo che gli abbiamo costruito intorno una serie di gabbie inaccettabili. Sogno un mondo in cui il sesso sia come il cibo o il bere insieme: una parte della vita, un piacere da assaporare quando vuoi, con chi vuoi, finchè quelle persone vogliono farlo con te. Della mia poetica (parolone!) fanno parte le cose che mi piacciono, e il sesso è alto in classifica.

Da un po’ di tempo vivi a Londra. Raccontaci un po’ come la tua nuova vita.

E’ molto più viva di quanto lo fosse in Italia. Ormai non è più tanto nuova, considerato che sono quasi sei anni che vivo qui – e ne sono ancora entusiasta. Quanto e più del primo giorno. L’Italia è culturalmente morta. Con rarissime eccezioni, quelli che dicono di star provando a salvarla sono iene che si spartiscono gli ultimi pezzi del cadavere.

 

Qual è la tua opinioni riguardo all’editoria italiana. Quanto spazio viene dato al fantasy e agli autori outsider come te?

L’editoria italiana fa parte della cultura italiana – e se la cultura è morta, non è che l’editoria se la possa passare tanto bene. Lo spazio per il fantasy è ridotto: se scrivi di magia, sei considerato, al meglio, un autore per ragazzi (non che ci sia niente di male nella cosa in sé), al peggio, un imbecille con pesanti tare culturali. Ma d’altronde, io sono abbastanza un outsider, come dici tu, anche nel piccolo orto del fantastico. E mi piace così. Se fai certe scelte, e ti poni come outsider, poi non hai troppo diritto a lamentarti se ti trattano come tale. Chissenefrega, di essere un insider.

Presso il Lucca Comics & Games hai tenuto diversi workshop intitolati “Fare meraviglie”. Cos’è per te il sense of wonder?

 

Il senso della vita…

 

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