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Digitalizzazione e servizio orientato all’utente al centro delle politiche della nazione scandinava

La Norvegia vanta un primato: dopo le migliori aringhe salate del pianeta, i fiordi più belli ed i pescherecci meglio armati per dare la caccia ai merluzzi, la nazione vikinga si pone all’avanguardia del sistema bibliotecario internazionale.

Dal 2004, infatti, si è avviato un processo di digitalizzazione di tutto il patrimonio librario nazionale. Non paghi di questo i norvegesi, guardando oltre i libri, sono passati alle fotografie e ai film distribuiti prima del 2001. La digitalizzazione è resa possibile da un accordo con la Kopinor, la Siae della Norvegia, che, per 60 milioni di euro annuali, rende disponibile l’intero patrimonio bibliografico norvegese.

Le biblioteche tengono in mano, con una certa fermezza, le redini dell’accordo, senza lasciarsi scavalcare: i files possono essere solo letti, ma non scaricati. I files possono essere consultati solo da IP norvegesi o da studiosi esteri in possesso di uno speciale permesso rilasciato dall’istituzione bibliotecaria. La biblioteca nazionale norvegese ha due sedi, 400 impiegati ed arriverà a digitalizzare 250.000 volumi.

E in Italia? Anche da noi la digitalizzazione fa passi in avanti, ma la differenza sostanziale è che, su al Nord, il servizio è orientato all’utente, da noi ancora vige la regola che le biblioteche servono per “conservare”. Conservare fa a pugni con divulgare. Oltretutto, per quel che riguarda il sistema italiano, siamo di fronte ad iniziative frammentate, nate da finanziamenti ancor più frammentati, senza che dietro al processo di digitalizzazione ci sia una vera e propria cabina di regia.

E’ qui il paradosso del sistema bibliotecario italiano: ottimi impiegati che vanno molto al di là del loro dovere ed uno Stato assente o tuttalpiù rannicchiato nella eterna “conservazione”. Per ciò che riguarda i servizi agli utenti, basti andare in bagno alla biblioteca nazionale centrale di Roma all’ora di punta o addentare un panino al punto ristoro. I Norvegesi non avrebbero mai permesso scempi di questo tipo. Prendere esempio dalla Norvegia? Perché no. Viki il vikingo ne sarebbe entusiasta.

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