N-ÁUTRU CUNTU di Clara Torregrossa

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Recensione de “Il conto delle minne” di Giuseppina Torregrossa.

Un libro che racconta insieme alle donne del sud anche tutte le altre.     

Lu cuntu, è così che la nonna Agata rende liete le ore di lavoro della nipotina mentre quest’ultima l’aiuta durante la preparazione delle cassatelle: è il 5 Febbraio e ogni anno la piccola Agatina ascolta la storia della Santuzza a cui i dolci sono dedicati e di cui entrambe portano il nome, Sant’Agata respinse le avance del console Quinziano che per ripicca le fece tagliare il seno.  È  tramite la bocca della nonna che infatti la nipotina ricevi i primi consigli sul mondo e qual è la prima avvertenza che una nonna può dare alla nipotina? I masculi: “Devi sapere che gli uomini, se non ci provi piacere quando ti toccano, si sentono mezzi masculi, ma guai a te se ci provi piacere, perché allora ti collocano tra le buttane.” È così che si apre il romanzo di Giuseppina Torregrossa, scrittrice ma prima di tutto ginecologa e donna siciliana che parla ad altre donne siciliane riuscendo ad immedesimarsi in quelli che sono i costumi popolari di una terra piena di storia e di miti, alle soglie della sconfitta dei Fasci Siciliani, e alle altre che semplicemente s’identificano in quello che è vivere serenamente l’appartenenza a questa categoria chiamata genere femminile, con tutto ciò che comporta, come il cancro al seno che dovrà affrontare la piccola Agatina crescendo.

Le minne e la loro salute diventano il filo conduttore dell’intero libro e sono allo stesso tempo sinonimo di una buona vita matrimoniale, principio attorno cui ruotano le storie di tutte le donne della famiglia spesso trascurate da disattenti uomini: “Agata è inutile che studi, tanto ti devi sposare.” Una macro storia costruita su micro storie divisibile in due parti: la prima molto descrittiva, la seconda completamente diversa, intreccia la storia della piccola Agatina che ormai grande donna s’innamora di un uomo sposato di cui diventa succube e per cui abbandonerà la carriera pur di conquistare il suo amore, a ciò si somma il dramma della malattia causata da un tumore al seno. 

Il vuoto e le forze per affrontare la tragedia le saranno garantite dall’affetto di un’amica che interpreterà anche il doppio ruolo d’amante dotando quindi il romanzo di un risvolto con dettagli a tratti erotici. Agatina nell’epilogo ritroverà la gioia di vivere all’insegna della tradizione familiare, all’insegna di quelle ricette, di quei profumi, di quei proverbi che l’hanno resa saggia e forte, all’insegna di quell’ambiente in cui è cresciuta, scappata e ritornata. Le sembrerà di risentire la voce di nonna Agata: “Ma che ci sei venuta a fare? Questo è un posto dal quale si può solo provenire.”

Recensione “Il conto delle minne”, Giuseppina Torregrossa.

Mondadori, 2010

322 pag.

10.00 euro.

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