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La quotidianità nell’evo antico, tra analogie e contrapposizioni

I pasti dei ricchi e quelli dei poveri, le prostitute dei bordelli, le cortigiane di alto bordo, il gioco d’azzardo, le risse, gli emarginati, i pregiudizi: ci siamo mai chiesti quanto la nostra quotidianità di uomini moderni possa differire da quella dei  padri greci e romani? Un’attenta analisi del vasto patrimonio documentale classico potrebbe rivelare sorprendenti ed inaspettate analogie…

Quanti sapevano che nella terra di Omero si disdegnasse il vino assoluto? I nostri progenitori-filosofi amavano annacquare la pericolosa bevanda, in modo da non indulgere all’eccesso. Al contrario, i figli di marte, i romani, dimostravano il loro temperamento naturalmente fiero e bellicoso dedicandosi al vino assoluto. Guai a compiere il sacrilego atto di mescere il puro Falerno (una qualità vinaria particolarmente prestigiosa) alla volgare e comune acqua!

Passando alla dieta del cittadino ellenico medio, sembra che mancasse incredibilmente il pesce. –Ma come?!- Potremmo pensare. –Proprio la Grecia, una penisola immersa nello Ionio, una terra a diretto contatto col mare?

Ebbene si. Il pesce era troppo caro, per le tasche di un cittadino medio, e i pescivendoli dei veri e propri truffatori. Nulla di diverso per chi, ai tempi nostri, preferisce andarsi a fare una pizza in compagnia che perdere litri di sudore davanti al conto salato di un ottimo pranzo di pesce.

Rimanendo nell’abito della gastronomia, la dieta tipica del greco/romano antico  (e con le tasche vuote) comprendeva pane o focaccia, olive, legumi, verdura, olio. Un elenco che, tutt’ora, coincide quasi integralmente con la tanto amata e consigliata dieta mediterranea. A quel tempo la carne e il pesce erano prelibatezze riservate solo ai più abbienti, gli stessi che amavano un abominio culinario chiamato garum, una salsa nerastra dall’aspetto disgustoso, ottenuta dalla fermentazione di interiora marce di pesce. Pare che il garum fosse un prodotto ricercatissimo e per cui l’intero bacino romanizzato impazziva, al pari della nostra world famous Coca Cola. Ancora oggi i segreti della gastronomia romana ci sono in gran parte noti grazie all’opera del cuoco Apicio, un buongustaio di prestigio, un master chef dei tempi antichi.

Ai soldati non andava poi tanto meglio: il vino era utilizzato come droga per incoraggiarli e disinibirli nel combattimento… Nulla che non sia avvenuto anche nei due conflitti mondiali del secolo scorso: cambiano le tecniche, i prodotti e la letalità delle armi, non gli intenti. I soldati invasati, senza paura o inibizioni hanno sempre fatto comodo.

“La massima sventura ideata da Zeus sono le donne”. Così pontifica, già nel VII sec., il poeta Semonide di Amorgo. Chi non resterebbe sorpreso di scoprire che la misoginia non è un semplice e oscuro retaggio medievale? Sembra proprio che i greci avessero “inventato” l’ostilità contro il genere muliebre, a cominciare dal mito di Pandora, la scellerata che, scoperchiando un vaso proibito, diffuse le peggiori sventure nel mondo.

E a quanti, da secoli, si appellano alla contro-naturalità dei rapporti omosessuali, bisognerebbe ricordare che persino i nostri progenitori, i civilissimi romani, e soprattutto, i greci, accettavano senza pregiudizi tali legami. Basti pensare alla coppia di eroi omerici Achille e Patroclo o al profondo amore che unì persino un imperatore (nonché grandissimo uomo di cultura) Adriano, al giovinetto Antinoo. Scomparso prematuramente l’amato, Adriano riempì ogni angolo del suo sterminato impero di statue che riproducevano le fattezze del giovane.

Si ricreda poi chi pensa che la dubbia moralità dei costumi politici attuali sia uno degli scellerati retaggi della seconda Repubblica. E vada a leggersi un certo Demostene…Sembra proprio che l’oratore attico avesse rimproverato un suo collega (un politico, ovviamente) di aver sperperato le finanze dello Stato con allegre signorine disinibite. Nulla di nuovo, un nulla a cui ormai (sic!) da tempo, siamo tristemente abituati.

Come avrebbero detto i nostri padri latini, Sic transit gloria mundi… Ma transit giusto quella, la gloria, perché, a dispetto degli innegabili ed evidenti mutamenti degli ultimi millenni, l’uomo comune, nei suoi vizi, amori e voglie, non sembra poi tanto cambiato.

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