IL MELTING POT DI LONDRA: ZADIE SMITH di Viviana Minori

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Recensione di NW di Zadie Smith

Una società cosmopolita, eterogenea ma con la necessità di convivere: questa è la capitale britannica descritta da Zadie Smith, questo è il realismo sociale.

Vorrei iniziare questa riflessione sul romanzo NW parlando della mia intervista a Zadie Smith, dei discorsi sui massimi sistemi e sulla Londra di oggi che conta 10 gradi centigradi; purtroppo però questo rimane un sogno: niente caffè con thè caldo, niente regina Elisabetta e niente autobus rossi a due piani, solo un libro…e che libro! Oggi vi parlo del quarto romanzo della trentanovenne scrittrice britannica che ha rappresentato un vera scoperta per la letteratura contemporanea. All’esordio con il romanzo che subito diventa bestseller, Denti bianchi, viene riconosciuta come esponente del “realismo isterico”, un genere letterario caratterizzato da lunghezza cronica, personaggi maniacali e frequenti digressioni su argomenti secondari rispetto alla storia, secondo il critico James Wood. NW, invece, è il romanzo della maturità, della donna riflessiva che guarda ai conflitti in maniera diversa; un realismo differente si affaccia, è un realismo sociale. Proprio il tema del conflitto è centrale nella vita e nell’ opera della giovane; le sue origini parlano chiaro essendo per metà inglese e metà giamaicana, il contrasto dell’acquisizione e dell’affermazione della propria identità, delle società a mosaico, del melting pot di Londra e della sua zona a ovest. Questa è Zadie Smith, questi sono i suoi personaggi.
NW a prima vista potrebbe sembrare uno scritto di ispirazione joyciana, del suo famoso stream of consciousness che parla, riversa sulla pagina i pensieri così come vengono partoriti e che spesso mancano di linearità; ad un’analisi più approfondita notiamo che questa etichetta non è propriamente calzante e che non è un flusso di coscienza quello dei personaggi quanto un modo diverso di approcciare alla riflessione. Qui le creazioni della Smith parlano, speculano sul passato, sui traumi: l’accento è messo sugli elementi strettamente personali. I personaggi, il romanzo, la scrittura sembra non portare da nessuna parte, appare immobile e proprio questo è il termine chiave: immobilità. Il romanzo si sviluppa per centri concentrici che da un nucleo reale, geografico, piano piano si espande per poi, però, tornare a quello che è l’inizio di tutto: i quartieri ad ovest di Londra che vengono esplorati, toccati, sfiorati. Non solo zone periferiche e problematiche ma anche aree residenziali bene e nel confronto tra le due tipologie troviamo le differenze tra chi ce l’ha fatta, chi è riuscito ad uscirne e chi, invece, è rimasto nella massa melmosa della povertà e del disagio.


Quattro capitoli per quattro diversi personaggi -Leah, Natalie, Felix e Nathan- a cui si aggiungono coralmente le voci di chi gravita intorno e li aiuta a vivere nel cerchio. Natalie, giovane avvocato sposata con Frank , ha deciso di adottare questo nome per sancire il passaggio alla nuova vita, Keisha era una ragazza squattrinata ma studiosa, desiderosa di emergere e che riesce a fuggire dal quartiere popolare. Leah e Natalie sono amiche sin dai tempi dell’infanzia, il loro rapporto ha avuto dei momenti di stop, delle accelerazioni ma c’è sempre stato un filo rosso capace di unirle; entrambe figlie della working class ma al contrario di Natalie, Leah non fa il salto, si accontenta di un lavoro nel sociale che sfiora la beneficienza, rifiuta la vita adulta che la vorrebbe madre e sposa un uomo che ama ma che allo stesso tempo le rimanda la sua mediocrità. Leah si scontra con il richiamo del passato che un giorno suona alla sua porta: è Shar, una tossicodipendente che per elemosinare qualche soldo inscena siparietti degni di attoria accademici; Shar in realtà conosce Leah, frequentavano lo stesso istituto, Brayton, ma non erano grandi amiche. Molti dei loro compagni di scuola sono più vicini alla condizione di Shar che a quella di Natalie, qui emerge il conflitto e quel famoso ascensore sociale che è capace di elevare a piani più alti, alla vita di oggi dell’avvocato di successo con una casa bellissima; ma l’idillio cela delle spinte interne che la portano a desiderare esperienze nuove, a bramare novità nella sfera sessuale dalla quale viene escluso il marito. Nathan è uno di quelli che non è riuscito a prendere l’ascensore e che incontra Natalie durante una passeggiata nel buio dei quartieri lontani, si parlano, si raccontano e discutono: il conflitto è in atto. Lui è uno che ormai non aspetta più la svolta, si è arreso alla sua esistenza immobile e lei ha, presumibilmente, perso ciò che aveva conquistato faticosamente: la stabilità. È un incontro-scontro che ripropone il passato a Caldwell, il quartiere di provenienza dei quattro; Felix, ad esempio, non sgomita per uscirne, la sua salvezza passa per mano di un’altra persona “Oh Grace. Si. È vero. Non sono mai stato così felice, Tom, a dirti la verità. Mi ha cambiato la vita. Glielo dico sempre: sei la mia salvatrice. Ed è vero.” Felix riconcorre la felicità che ha il volto di una donna, di più donne, ed è il padre -Lloyd- a metterlo in guardia: non si può fare affidamento su una donna, non si può comprare l’amore di una persona (anche perché, diciamolo: Felix è uno che arranca nella vita affettiva come in quella lavorativa). Felix finirà la sua corsa a metà su un marciapiede, né su né giù, vittima della sua impossibilità a farsi sottrarre ciò che è di su a proprietà, sprezzante del pericolo e incapace di capire che se una lama ti trapassa da parte a parte il mondo continua e gli oggetti perdono di valore, di consistenza.
Il testo si presenta al lettore in una veste graficamente interessante: presenta pagine ariose, paragrafi dai titoli non immediatamente comprensibili e inserti che ricalcano pensieri estemporanei. Questi, spesso, disorientano e hanno la funzione di farci entrare nell’intimo del personaggio.
Uno dei passaggi più importanti, dei nuclei fondamentali è il seme dell’emancipazione nascosto nell’istruzione; la domanda che si pone l’autrice e che viene posta anche ai personaggi è: l’imborghesimento ci rende felici? Lei che è stata la prima intellettuale della sua famiglia, Natalie che è passata dal quartiere popolare alla villa; la risposta forse non è positiva, parla di senso della comunità perduto e di frustrazioni che emergono nonostante l’apparente successo. È un po’ come chiedere se è meglio essere o apparire, la risposta non sarà mai univoca.
Zadie Smith ha impiegato sette anni per scrivere questo romanzo e solo alla fine ha capito che tanto della sua biografia è riversata sulle due protagoniste principali: una somma forse del suo passato-presente-futuro?

NW

di Zadie Smith

Mondadori

Ed. 2013

18,00 euro

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