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“Che fai domenica? Ti va se andiamo al Chiswick Old Cemetery?”

Guardo il mio amico Emanuele per un attimo. Mi piacciono i cimiteri di Londra, ma non ho mai sentito parlare di questo in particolare.

“Dici che ne vale la pena?” gli chiedo.

“Penso di sì. Ci hanno seppellito Ugo Foscolo.”

Non ho bisogno di sentirmi dire nient’altro. Ore 15:00 appuntamento alla stazione di Hammersmith & City, West London, per prendere il bus che in una decina di minuti ci porterà a destinazione.

La giornata è bellissima, neanche tanto fredda. Il sole ha quella luce dorata di quei pomeriggi autunnali che cominciano ad accorciarsi e si riflette bene sulle foglie gialle accartocciate a terra. Il navigatore sul cellulare è provvidenziale: né io né il mio amico sappiamo esattamente dove andare dopo che il bus ci ha lasciati ad una fermata sperduta su una strada di periferia dove ci sono soltanto casette stile inglese e prati verdi che ancora l’urbanizzazione non ha violato.

Due minuti a piedi appena e ci troviamo davanti all’entrata del cimitero. Quella sul retro: sul terreno umido le tombe che emergono sono piuttosto recenti. Qualche croce di pietra, qualche lapide di marmo, molti angeli dal volto compunto. Nessuna foto dei defunti.

La differenza dai cimiteri italiani è evidente, ma è appianata dal senso di pace misto a rassegnazione che penso sia tipico di ogni camposanto del mondo. D’altronde, nascita e morte sono gli unici eventi veramente democratici.

Camminiamo osservando le lapidi, cercando quella col nome giusto.

“Lo sai che in realtà Foscolo non è più qui? Il corpo è stato portato in Italia circa quarant’anni dopo la sua morte. Si trova nella Basilica di Santa Croce a Firenze.”

Emanuele è preparatissimo. Anche io voglio fare bella figura, però, e sparo alto:

“Non pensi che, potendo scegliere, avrebbe preferito la sua Zante?”

“Credo che abbiano scelto Santa Croce per via del poema I Sepolcri, dove la basilica viene elogiata…E comunque che differenza avrebbe fatto? Almeno per lui, ormai, nessuna…”

Mi guardo intorno e vedo una chiesa in fondo al cimitero. Forse è il caso di avvicinarsi, magari il nucleo originario del cimitero si trova lì e ci sono più possibilità di trovare il nostro Ugo.

Ugo Foscolo. Una vita avventurosa, una mente brillante, una pietra miliare della letteratura italiana.

Ai tempi del liceo, quando era solo l’ennesimo nome sul libro di letteratura, era considerato “quello un po’ meno depresso di Leopardi” e studiarlo era fonte di grande sconforto per tutti noi studenti. Ma quando sei più grande e riesci a considerare la persona al di là di quello che ti facevano studiare, rivaluti molto l’autore e la sua opera. Ad esempio, vedi il dolore che quell’uomo ha provato In morte del fratello Giovanni (1803): “Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo / di gente in gente, me vedrai seduto / su la tua pietra, o fratel mio, gemendo / il fior de’ tuoi gentili anni.” Ti viene voglia di rileggerti tutto, di studiarlo ancora, perché quel nome antipatico nella lista di autori da ripassare per l’interrogazione era un uomo, prima ancora di essere il poeta.10671213_10205275521636649_2390377902115203559_n

Un uomo che ha profetizzato con estrema lucidità il destino che lo attende: “Tu non altro che il canto avrai del figlio,/ o materna mia terra; a noi prescrisse/ il fato illacrimata sepoltura” (A Zacinto, 1803).

Se si hanno presenti i suoi scritti, la visita alla tomba di Ugo Foscolo si fa molto più solenne, qualcosa di più di un’escursione domenicale a uno dei tanti cimiteri di Londra. Quel sepolcro vuoto, che alla fine abbiamo trovato nel pressi della chiesa, circondato da un recinto di ferro, è un monumento non solo a un importante poeta ma il simbolo stesso della sua vita travagliata, conclusasi a Londra, in povertà e in solitudine. Foscolo lo aveva predetto e Foscolo lo ha realizzato nonostante ci siano parti del nostro destino che non è dato a noi cambiare. È stato uno dei pochi che in un certo senso è riuscito a realizzare l’idea che aveva sulla sua morte.

Io ed Emanuele ci compiacciamo per la scoperta: la tomba in marmo scuro di un connazionale così illustre può solo essere un motivo di orgoglio.

Il fatto che Ugo non sia più lì rompe il ghiaccio e ci incoraggia a fare delle foto. Il momento andava immortalato!

Le scritte dorate recitano, in inglese:

“Questo posto, dove per quarantaquattro anni i resti di UGO FOSCOLO hanno riposato in onorata custodia, sarà per sempre tenuto come grato ricordo dalla nazione italiana – Dalla sacra sorveglianza di Chiswick agli onori di Santa Croce a Firenze, il governo e il popolo italiano hanno trasportato i resti dello stanco poeta concittadino – 7 giugno 1871.”

Non ci sono cipressi a coprire la tomba. Un raggio di luce ci acceca mentre la osserviamo ancora un po’. È confortante pensare che il suo corpo si trovi adesso in un posto da lui amato, che poteva chiamare casa.

“Straniere genti, le ossa mie rendete / allora al petto della madre mesta.” (In morte del fratello Giovanni, 1803).

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Un pensiero riguardo “RIFLESSIONI SU UN SEPOLCRO VUOTO di Linda Politi

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