978-88-541-6635-6

Recensione di Corto viaggio sentimentale di Italo Svevo

Un tempo che pian piano si contrae fino a ripiegarsi su sé stesso; un viaggio in treno che si dilata in un  tempo sospeso; il viaggio come metafora dell’attesa.

Questo breve racconto, in verità il più lungo della raccolta eponima con la quale è stato pubblicato nel 1949, è un racconto che sul profilo narrativo non presenta il solito genio sveviano a cui siamo abituati; non sono le pagine migliori dello scrittore ma acquistano una verve particolare se comprendiamo il motivo per cui sono nate. La letteratura, tutta, ha bisogno di essere contestualizzata in special modo per gli autori che operano agli inizi di quello che verrà definito il secolo breve: tutto è in mutamento, i conflitti iniziano a stridere e, cosa di non poco conto, le teorie di Freud sulla psicanalisi iniziano a diffondersi. Anche se in Italia, le teorie come i loro sostenitori, non avranno vita facile e verranno pienamente riconosciute solo diversi decenni dopo la loro nascita, influenzeranno molto gli scrittori tanto da spingere il nostro romanziere triestino ad affermare: “Grande uomo quel nostro Freud ma più per i romanzieri che per gli ammalati”.

Il racconto di cui vi parlerò nasce in un momento molto particolare della vita di Svevo, il momento in cui attende la fama tanto desiderata ma che tardava ad arrivare; tutto ha inizio in una fredda  giornata invernale del 1924 quando, a Parigi, Svevo e il suo amico (e anche guida direi) James Joyce avrebbero dovuto rincontrarsi dopo quattro anni di separazione ma a causa di un malinteso l’incontro non avvenne: un atto mancato  al quale Svevo (e anche noi) deve molto; da questo, infatti, nasce una corrispondenza tra i due all’interno della quale troviamo le tracce dell’indirizzario, suggerito da Joyce, dell’intellighenzia parigina che renderà dorato il tramonto dello scrittore. Il 1928 è un anno importante in quanto arriverà la consacrazione pubblica del triestino: a Parigi verrà organizzato un festeggiamento in suo onore; ma questi quattro anni come vengono vissuti da Svevo?

Da qui nasce Corto Viaggio sentimentale, un racconto in cui il trattamento del tempo non è quello a cui siamo abituati nei romanzi importanti di Svevo, specialmente nella Coscienza di Zeno, in cui sono presenti forti accelerazioni e frastagliati rallentamenti, in cui il meccanismo temporale è interessantissimo (tanto da spingere Joyce a consigliare all’amico di approfondire questo tema). Bene, in Corto viaggio sentimentale tutto questo è assente, il tempo perde dinamicità in quanto il racconto ha un po’ la stessa funzione della tela di Penelope: viene scritto per ingannare il tempo, quel tempo che viene chiamato attesa.

Il Signor Aghios è un uomo come tanti, non ha nulla di particolare anzi è un bugiardo incorreggibile, molto attratto dalle giovani donne che scambierebbe volentieri con la moglie; anche il suo ruolo paterno è abbastanza marginale, non ha un vero rapporto con il figlio. I capitoli del racconto sono scanditi dagli spostamenti che il protagonista compie, un viaggio di lavoro, nelle varie città che tocca: Milano con la partenza, Venezia  nello scalo più suggestivo e importante per la trama della storia e Trieste; Aghios durante il viaggio consce diverse persone con le quali interagisce in maniera più o meno sincera; alla stessa stregue di Zeno Il Signor Aghios “ama intrattenersi con la gente che non conosce, con la quale si sente sano e sicuro”, può imporsi ed essere sincero o essere un bugiardo che non riesce a tener testa all’interlocutore. La narrazione è come il viaggio, sembra non finire mai e nell’ultima parte del racconto, forse la più artificiosa, Aghios conosce un compagno di viaggio che si avvicinerà a lui raccontandogli le sue sventure amorose e che lo deruberà una volta assopitosi, stanco del viaggio. Alla fine del testo il protagonista auspica l’avvento di una tecnologia che possa aiutare l’uomo a viaggiare con più comfort, un pulsante che una volta schiacciato moltiplichi le carrozze e faccia diventare il treno un grosso serpente, un treno che permetta all’uomo di viaggiare in maniera diversa, alternativa: grazie alla sua lunghezza potrebbe collegare la stazione di partenza con quella di arrivo. Il viaggiatore immobile è uno dei temi della poetica di Svevo, come immobile era la vita dello scrittore in quel particolare momento storico; un’immobilità, però, che produce nel sessantacinquenne una vivacità che si trasforma in voglia di viaggiare e proprio durante i suoi viaggi scrive questo racconto. La narrazione, come di consueto, non può dirsi finita ma si conclude con un sentimento della libertà, che si trasferisce sul viaggio, ormai svanita: il ladro non ha sottratto solo i soldi, con loro anche la dignità del Signor Aghios.

Corto viaggio sentimentale, Italo Svevo

Newton Compton, 2014

128 pag.

€1,90

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