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Recensione di Cose che non si fanno di Rachele Zacco

Rachele Zacco ci racconta “Le cose che non si fanno” facendoci rendere conto che sono cose che ci appartengono

Quando sento la dicitura “narrativa al femminile” scaturisce in me un fastidio istantaneo, tipo orticaria. Ora, capisco che viviamo in un’epoca in cui anche “anticonformista” è un’etichetta, ma mi viene il sangue al cervello quando, per esigenza di mercato, sembra che se una scrittrice è donna così come le sue eroine, si possa rivolgere solo alle appartenenti al gentil sesso. Un buon libro è in grado di arrivare a tutti, a prescindere da tutto e senza distinguo. Cose che non si fanno ne è la riprova.  L’autrice, Rachele Zacco, raccoglie in questo libro dieci piccoli racconti nei quali sono contenuti dieci bozzetti di donna. C’è chi sta impacchettando i ricordi di una relazione finita male, chi imita la francesizzante “r” moscia della madre o chi cerca uno svago nella monotona provincia. Questi racconti però nonostante la sfumatura rosa riescono ad arrivare a tutti, perché possiedono la lapidarietà di una sentenza. Ogni parola viene snocciolata dalla scrittrice mediante il ritmo del martello di un giudice. Un martello che colpisce il cuore di ogni singolo essere umano.

Le parole si incastrano le une con le altre creando dei giochi di senso in cui le molteplici sfumature di un unico verbum entrano in collisione tra di loro. Il risultato è quello di un amalgama di sussurri, di piccole profezie fatalmente lanciate nella misera vita di tutti i giorni. Con Rachele Zacco impariamo a riscoprire il valore delle piccole cose: il ricordo di una nonna amorevole, la flebile traccia di trucco lasciata sulle guancie di una bambina, il riuscire a vedere le stelle con la persona amata.

“Quando ti guardi in faccia non hai scampo” riflette l’io narrante di Certezze. Le protagoniste di questi racconti, infatti, vengono sempre immortalate nell’epifanico momento in cui riscoprono loro stesse, quasi risorgessero, andando però incontro alla nefasta possibilità di non riconoscersi più. In questo caso rara è salvezza. Si può imparare a vedere il mondo come se si indossassero degli occhialini rosa, oppure percepire l’interconnessione tra gli esseri viventi affezionandosi, magari, a un piccolo criceto. Ma la conclusione più tragica è ovviamente quella del sangue: di un gesto repentino che diviene quasi canzonatorio. Dunque Rachele Zacco ci racconta le Cose che non si fanno, rompendo ogni tabù tra il detto e il non detto, mediante una scrittura fervida di qualità e sinistramente introspettiva, lasciandoci disorientati a fare in conti con il nostro statuto di esseri umani. E in questa congiuntura non c’è alcuna differenza tra uomini e donne.

Rachele Zacco, Cose che non si fanno

Edizioni La Gru, 2014

€ 13

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