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Leggere per guarire: la libroterapia

Secondo la Treccani, la libroterapia è “Il contributo che la lettura di libri può portare alla soluzione di difficoltà o sofferenze psicofisiche”. Il libro, strumento principe del sapere, e la terapia, cioè quell’insieme di cure che puntano alla guarigione, s’unirono già tempo fa, lo sapevano bene  i savi: “mens sana in corpore sano”, dicevano. Ella Berthoud e Susan Elderkin, autrici di “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno” (Sellerio) non hanno dubbi in proposito: un buon romanzo può rivelarsi utile tanto quanto un farmaco per tenere a bada i più svariati disturbi, come il mal di testa, la depressione, la mancanza di autostima e perfino l’impotenza. Nel Regno Unito è ormai prassi comune prescrivere la lettura come arma per combattere la depressione. Ma le due autrici si sono spinte decisamente oltre, realizzando un’autentica enciclopedia della libroterapia, con tanto di ricette mirate per il trattamento di ogni malattia. L’opera è strutturata per elenchi che seguono l’ordine alfabetico delle patologie: ciascuna voce presenta con una buona dose d’ironia il rimedio letterario più adatto per contrastarle. I titoli citati sono moltissimi, e spaziano dai grandi classici della letteratura europea ai più noti successi della narrativa americana. Fabio Stasi ha curato l’edizione italiana ed è stato subito un gran successo.

“La self-therapy”    
La psicologa Rachele Bindi alla libroterapia ci è arrivata per «mettere insieme la Rachele terapeuta e la Rachele lettrice». E spiega che «secondo una delle ultime ricerche, sarebbe efficace come una psicoterapia standard». Con la differenza che lo psicologo lo vedi magari una volta a settimana, mentre la lettura di un romanzo può farti bene tutti i giorni. Oggi, la Bindi pratica soprattutto libroterapia di gruppo. Siccome la medicina dev’essere un po’ amara – sennò che medicina è – parte chiedendo: «Quali libri ti piacciono?», e ti prescrive tutto il contrario. Poi, durante gli incontri, pone domande tipo: «Quali emozioni provavi mentre lo leggevi? Quale personaggio ti ha colpito di più? Ti ha ricordato qualcosa?». Dice che allo stesso romanzo ognuno reagisce in modo diverso e che «aggiungere un pezzettino di punto di vista degli altri è una buona prevenzione per le nevrosi». Sul suo sito si trova una mini lista di testi consigliati. La  Libroterapia oggi è in grado di offrire un basso costo ed una efficace alternativa.  

Ecco sei motivi per cui un buon libro può aiutarci:

– Individuare le risposte che non si trovano altrove

– Aiutare nella revisione e comprensione del nostro passato

– Dare voce a pensieri e emozioni inespressi

– Attenuare l’angoscia riconoscendo che altri si sono trovati in situazioni analoghe alla propria

– Uscire da posizioni egocentriche, imparando a mettersi anche nei panni dell’altro

– Pensare ai propri progetti futuri

Dopotutto, “Quando si vende un libro a una persona, non gli si vendono soltanto 12 once di carta con inchiostro e colla, gli si vende un’intera nuova vita.”
(Christopher Morley, Il Parnaso ambulante)

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Un pensiero riguardo “LIBROTERAPIA: PERCHÉ UN LIBRO DIVENTA IL MIGLIOR MODO PER CONOSCERE E CONVIVERE CON TE STESSO di Clara Torregrossa.

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