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“Siate intransigenti, non lasciatevi andare ad alcuna adulazione, l’antimafia si fa senza i contributi pubblici, facendo volontariato e aiutando i più deboli. Non serve l’antimafia delle parole, serve coerenza”.

Con questa frase esemplare di Nicola Gratteri si apre uno dei libri della Caracò, Non diamoci pace, una casa editrice composta da giovani dinamici e impegnati nel sociale. Abbiamo incontrato Alessandro Gallo, addetto ai rapporti col pubblico e giovane scrittore che ci ha illustrato le attività del team spiegandoci che <<La casa editrice nasce dall’ossessione di un gruppo di amici di voler fare libri partendo da progetti culturali più ampi. Far sì che l’oggetto libro sia il punto di partenza o il punto di arrivo di qualcosa di più complesso: così da un laboratorio di giornalismo o scrittura creativa nascono antologie, da romanzi inediti di autori esordienti nascono spettacoli teatrali o docu-fiction, dalle antologie per bambini nascono progetti per tutti i reparti di pediatria degli ospedali italiani. Crediamo molto al libro come oggetto che possa unire una comunità, uno strumento di condivisione di storie>>.

Un gruppo di amici, quindi, che ha deciso di far parlare la cultura attraverso le pagine stampate ed il teatro, trattare argomenti vari che passano da racconti d’amore, di sport e di illusioni a viaggi della legalità. Proprio uno di questi è il tema del testo sopra citato, libro scritto a quattro mani da Alessandro e Giulia Di Girolamo, che mira a fornire al lettore una panoramica vera e reale del Belpaese e della malavita che serpeggia da nord a sud indistintamente. Non solo carta stampata << Caracò si muove in quattro diverse macro aree tutte saldamente legate tra loro: editoria, teatro, formazione e peer education, media partner e organizzazioni eventi.  Dai nostri laboratori di teatro o giornalismo sul tema legalità e cittadinanza nascono spesso spettacoli che portiamo in giro nei festival e nei teatri. I progetti, per lo più i laboratori, non hanno finanziamenti pubblici, l’investimento è interno: dagli utili della vendita di un titolo o dall’incasso di uno spettacolo Caracò decide di reinvestire il tutto puntando ad un progetto in una scuola>>.

 Ed è la scuola uno dei canali che la casa editrice utilizza con maggior impegno: molti sono i convegni e le discussioni che hanno luogo negli istituti scolastici cercando di aprire un dialogo con i giovani e risvegliando la loro coscienza civica. Si tratta di un modo reale e pragmatico per combattere la malavita italiana.

 Alessandro ci spiega con forza e determinazione che la sua mission, come quella del gruppo del resto, è << l’ Impegno civile: miriamo a formare testimoni attraverso l’editoria, il teatro, la formazione>> testimoni intesi come portatori di “buone pratiche” a tutti i livelli della società: un viaggio (il)lgale (come è riportato nel sottotitolo di Non diamoci pace , testo che racchiude una delle colonne portanti della Caracò) e continua dicendo <<Caracò è una comunità fatta di operatori teatrali e culturali che credono nell’editoria come luogo dove progettare qualcosa di più complesso e formativo di un semplice libro, qualcosa che possa costruire, nel tempo, relazioni. Forse è questo quel che ci differenzia, l’impegno sociale oltre ogni logica di mercato>>.

Ma come nasce il nome della casa editrice? È un termine sicuramente curioso e non molto diffuso, Alessandro ci spiega che <<Caracò in napoletano arcaico vuol dire chiocciola. Il legame fra ciò che appartiene alla tradizione e ciò che simboleggia la modernità è il fondamento del nostro modo di pensare. Perché puntiamo a creare qualcosa di profondamente antico come un libro, ma a farlo in maniera nuova, moderna e libera. Al di fuori delle logiche di distribuzione tradizionali e sfruttando al massimo le potenzialità del web. Caracò vuol dire un patto di ferro con il lettore, abolendo ogni forma di mediazione>>. Un grande legame anche con le origini: Alessandro prima di trasferirsi al nord è nato e vissuto a Napoli, città che lo ha formato e influenzato profondamente.

Non diamoci pace nasce proprio da questo, dalla Napoli, dal sud che esiste e che non è una divisione geografica ma un modus operandi che varca i confini regionali <<Questo libro nasce dall’esigenza di voler raccontare un’altra mafia, lontana dagli schermi; raccontare quel che spesso si fa fatica ad ammettere: l’Emilia Romagna è una regione particolarmente radicata, tre organizzazioni mafiose (cosa nostra, camorra, ‘ndrangheta) che hanno messo su holding dal capitale mafioso lasciando il lavoro sporco alle mafie straniere (albanese, cinese, sud americana e nigeriana). Perché scriverlo a quattro mani? Giulia è da tempo una giovane studiosa del fenomeno, io mi sono limitato, dai suoi dati e dai suoi dossier, a cercare storie che avrebbero potuto spiegare in meglio quel che spesso i numeri non riescono a tradurre: quella miseria umana che vive all’ombra, nascosta nella fitta e umida nebbia di un’Emilia-Romagna mafiosa>>.

Considerato l’impegno sociale chiediamo se la casa editrice mira d un certo target di mercato specifico, Alessandro ci risponde che <<Non amiamo pensare al mercato del libro come una torta, per noi non ci sono fette ma al contrario cerchiamo di unire e far dialogare segmenti di mercato che possono sembrare distanti tra di loro ma al contrario più vicini di quel che si pensa. Sarò più esaustivo riportandovi un esempio: da un nostro libro Non diamoci pace, reportage sulle mafie in Emilia Romagna, un gruppo di studenti di quattro scuole della provincia di Bologna e Ferrara dopo aver letto il testo hanno ideato una docu-fiction (visibile sul nostro canale youtube Caraco Editore). A seguito di questo gli stessi ragazzi girano con noi nelle scuole, nelle librerie, nelle associazioni e nelle pro loco per raccontare che cosa sono le mafie in Emilia-Romagna e di come per loro sia stato facile individuarle e raccontarle. Il risultato finale è che gli adulti vengono stimolati dai più giovani alla lettura e alla condivisione delle storie>>

Questo progetto ha creato una rete capace di testimoniare la lotta contro la mafia e di comunicare l’importante messaggio che questa non risiede solo al sud, solo dove si usa il piombo per tiranneggiare sulla città e sul commercio, ma anche al nord, dove le metodologie sono diverse.

Un viaggio della legalità che sempre più forte deve urlare la propria voce.

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