DAL PIOMBO AL RICICLAGGIO: L’ITALIA ILLEGALE di Viviana Minori

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Recensione di Non diamoci pace di Giulia Di Girolamo e Alessandro Gallo.

Divisa per capitoli viene narrata la malavita italiana in Emilia-Romagna: lì non si spara, lì si conta il denaro sporco del sangue dei disperati.

Giulia Di Girolamo e Alessandro Gallo, queste le quattro mani che hanno partorito Non diamoci pace, un viaggio illegale nell’Italia della malavita. Troppo spesso, erroneamente, siamo portati a pensare che ‘ndrangheta, camorra e mafia siano fenomeni sociali propri del sud Italia, quasi endemici e portatori di un retaggio culturale ormai avulso dalla legge; in realtà affermare che la malavita sia il sud equivale a vivere con una benda sugli occhi. È fatto di cronaca dei nostri giorni lo scandalo “Mafia Capitale”, un’inchiesta che parla di collusione e di politica, di come dal centro in su la malavita si propone solo in modo diverso ma lascia comunque la sua impronta: non piombo e pistole ma riciclaggio e denaro sporco.

Entrambi molto giovani, i due scrittori, decidono di raccontare la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta viaggiando in quella regione che li ospita: l’Emilia-Romagna; Alessandro Gallo ha conosciuto la paura della convivenza con la camorra perché fino alla maturità Napoli era la sua casa, perché la camorra era in famiglia e lui, come molti suoi conterranei, ha deciso di mettere un punto a questa routine illegale.

Molte sono le storie raccolte nel volume frutto di mesi di ricerche, incontri e di pesi sullo stomaco: prostituzione, droga, minacce e appalti truccati; <<Il cantiere della TAV della stazione Mediopadana di Reggio Emilia doveva costare non più di trentotto milioni di euro ma è lievitato toccando il costo di oltre settantanove milioni di euro>>, queste le parole di Elia, un ragazzo di “Cortocircuito” (giornale studentesco di lotta contro le mafie sul territorio emiliano) che racchiudono a titolo d’esempio la situazione delle grandi opere italiane, delle infiltrazioni nel tessuto produttivo e di come i soldi pubblici svaniscano nel nulla, lievitando spasmodicamente. Complice di questo, e nel libro viene ripetuto spessissimo, è sicuramente una classe politica miope che cerca di difendere lo status sociale, il modello economico che caratterizza il centro e il nord. I bolognesi credono che il loro territorio, orgoglioso di portare la bandiera della resistenza italiana al nazifascismo, sia invulnerabile ad un fenomeno tanto subdolo e pericoloso, si affidano al caso anche quando è evidente che la mano lunga della mafia agisce.

E non è solo quella made in Italy a far paura, la mafia cinese, nel racconto di Cai-yan, utilizza gli stessi metodi brutali: <<La struttura criminale della mafia cinese si sviluppa su diversi livelli: si passa dalle bande giovanili, alle organizzazioni criminali vere e proprie fino ad arrivare alle triadi […] si occupano principalmente di sfruttamento della manodopera giovanile, contraffazioni e sfruttamento della prostituzione. Come ti ho già detto siamo costrette a prostituirci solo in casa o nei centri massaggi. Ci vietano di stare in strada>>.

 Diversa è la sorte delle prostitute dell’est Europa o africane che campeggiano sui nostri marciapiedi e che le ragazze di “Non si tratta” (associazione di volontariato che opera sul territorio bolognese) aiutano svolgendo un’opera di mediazione tra la strada e le strutture che offrono servizi di assistenza legale e sanitaria. <<La nostra difficoltà non è quando usciamo di notte ma quando dobbiamo portare queste ragazze a fare una semplice visita ginecologica: passiamo l’intera mattinata a difendere i loro diritti>>così Rita che si batte per avere un’assistenza dignitosa per queste ragazze che, in alcuni casi, non vengono accudite in maniera consona dal personale ospedaliero, dimenticando che prima di essere una prostituta quella è una Donna.

La mafia è anche gioco d’azzardo, è anche famiglie rovinate dai debiti e della dipendenza dal gioco. Rebecca è una giovane donna e figlia di un uomo che ha perso tutto, dignità, negozio e moglie, in una notte: credeva fosse quella giusta! Rebecca ha incontrato Alessandro durante un dibattito in cui parlava anche dei ragazzi di “GAP-Gruppo Antimafia Pio La Torre” (associazione che si occupa di contrasto alle mafie) che da anni fanno il lavoro sporco con inchieste, dossier e denunce; Rebecca ha provato sulla sua pelle la paura delle minacce dei creditori illegali <<Erano in due, si avvicinarono, mi mancò il respiro per la paura. Pregavo che non mi facessero del male, si avvicinarono al mio viso sforandomi le orecchie, le guance, portarono i loro nasi sul mio mento. Mi annusavano come i cani. Mi sentii una preda indifesa>>.

Dopo la morte del genitore lei vorrebbe capire quali sono i volti degli uomini che hanno rovinato la sua famiglia e che il padre non ha mai voluto denunciare. Vorrebbe essere aiutata da Alessandro, vorrebbe avere da lui una risposta e delle certezze che mai nessun magistrato potrà darle. Qui, per la prima volta, Alessandro, l’io narrante, è in scacco: non può assolvere alla richiesta d’aiuto della giovane donna e il senso d’impotenza del NO lo opprime <<Impotente perché, per la prima volta non ero sicuro della storia che avevo ascoltato, soprattutto non ero sicuro delle mie conoscenze, non ero sicuro di potermi prendere la responsabilità di dire a Rebecca” sì, sono loro. Tuo padre fa parte di quelle vittime”>>.

La lotta è quotidiana, le esperienze importanti ed è necessario continuare a diffondere, a scrivere e a parlare delle Mafie; non bisogna mai abbassare la guardia, ogni singolo cittadino può e deve contribuire anche solo non alzando le spella davanti a piccoli segnali: lo Stato siamo noi, noi dobbiamo rifiutate il crimine.

Caracò, 2014

135 pag.

€ 12.00

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