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Recensione de Il giorno che diventammo umani di Paolo Zardi Una raccolta di racconti che ruotano attorno all’attimo in cui si prende consapevolezza della vita.  

Il giorno che diventammo umani è il nome della raccolta di 20 bei racconti di Paolo Zardi, tutti contraddistinti da un’amarezza di fondo e, alla stesso tempo, da un’improvvisa presa di coscienza scaturita da un grave avvenimento, spesso (ma non sempre) legato alla malattia o alla morte. Un padre di famiglia che teme di avere un tumore scoprirà poi di essere sano ma che la morte colpisce chi meno ci si aspetta e quando meno lo si immagina, senza fare distinzioni. Un altro padre si rende conto, improvvisamente, di covare il profondo desiderio che sua figlia non assomigli alla madre; una terribile notizia si abbatte su una donna anziana proprio il giorno di Pasqua, nel pieno dei preparativi per il pranzo con figli e nipotini. Un donna, precedentemente sottopostasi a vari interventi estetici, non vuole un figlio perché i suoi lineamenti svelerebbero al compagno le sue reali fattezze; un anziano uomo di 105 anni, mentre assiste alla morte dei suoi cari, si chiede perché lui sia ancora in vita.

Queste e molte altre le storie racchiuse in questo libro, personaggi spesso accennati, ma i cui ragionamenti sono forti e vividi nella loro mente come in quella del lettore. La consapevolezza di essere un malato terminale, per esempio, diventa metaforicamente un paio di occhiali con cui poter osservare e ragionare con una prospettiva completamente differente la propria vita, l’essenza stessa dell’esistenza e la realtà circostante. Sempre costante la presenza dell’ ”avvenimento” che scaturisce questa improvvisa nuova visione. L’uomo immerso nella sua routine quotidiana, nelle sue corse e nelle sue futili preoccupazioni, difficilmente “diventa umano”, al massimo può soffermarsi superficialmente su questi pensieri, senza mai addentrarvisi veramente. In fondo, tutti sappiamo di avere le potenzialità per prendere coscienza della nostra umanità, o quasi, ma questo ci spaventa terribilmente, per questo nessuno lo fa veramente di sua spontanea volontà.

Paolo Zardi, invece, ci parla proprio di questo, di ciò che noi con tanta ostinazione nascondiamo a noi stessi e fingiamo di reputare non importante. Senza dubbio scelta un po’ masochista per chi scrive come per chi legge, ma questa è la realtà ed è inutile evitarla ed ignorarla, rimandando il giorno in cui “diventeremo umani” il più tardi possibile: arriverà, inesorabilmente, probabilmente in occasione di una tragedia che ci toccherà o che toccherà qualcuno a noi caro. Il giorno che diventammo umani è un libro ben scritto e coinvolgente, ogni racconto è interessante e eliminandone anche solo uno si perderebbe, inevitabilmente, la completezza del messaggio dell’autore.

Il giorno che diventammo umani

di Paolo Zardi

Neo Edizioni

Ed. 2013

14,00 euro

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