INTERVISTA A ROBERTO APRILE di Ginevra Furlan

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Per noi de Il Bibliomane la fiera di editoria Più libri più liberi è sempre una ghiotta occasione per gli incontri più interessanti. Roberto Aprile, disponibilissimo autore di Porco di mare, non si è rivelato da meno, parlandoci  di questo suo primo romanzo appena pubblicato da Ensemble. Porco di mare è un libro fuori dal comune per la sua particolarità e che si nutre dell’ormai ventennale soggiorno in Grecia dell’autore.  Dal leccese di tradizione greca, dove è nato, Aprile ora vive e lavora ad Atene, come interprete e traduttore.

Una breve ma intensa chiacchierata ci ha introdotti nel mondo di Porco di mare, un viaggio in tempi lontani e luoghi sconosciuti, in grado di far riflettere sul senso dell’esistenza umana e sull’ambivalenza dei rapporti umani, sempre con quel pizzico di umorismo che contraddistingue la scrittura dell’autore.

Di cosa tratta il suo primo romanzo?

La vicenda è ambientata in Grecia, alla fine del ‘900, dove tre fratelli raccolgono informazioni su una creatura ibrida, il porco di mare, vissuto qualche decennio prima. Il porco di mare, Marco Demaris, è l’ultimo della sua specie ed è cacciato dagli uomini, ghiotti delle sue carni deliziose. Questo protagonista surreale è intessuto di molti riferimenti letterari che sono emersi quasi naturalmente, forse ispirati dalla terra in cui vivo. Costretto dalla vita, Marco Demaris deve nascondere la sua identità e il suo amore per Berenice e ne soffre. Il porco di mare è un rifiuto del mare e della terra, una creatura piacevolmente imperfetta che però mostra qualche perla di coraggio e di positività.

Quale è il significato più profondo di un libro tanto particolare?

Il porco di mare si ispira al Minotauro della mitologia classica, è una metafora dell’uomo e della sua condizione, del suo eterno oscillare tra vittima e carnefice. Ognuno di noi può infatti trasformarsi da oppresso ad oppressore e viceversa. Marco Demaris, essendo sia uomo che porco, incarna le passioni e le ambivalenze di entrambe le specie: passa dalla generosità disinteressata al cinismo, dai sogni alla cruda realtà che lo circonda.

In che misura ha influito il suo ventennale soggiorno in Grecia sul libro?

La Grecia è una terra ricca di suggestioni, storia e cultura. Non smette di affascinare, nonostante le innegabili difficoltà socio-economiche in cui attualmente versa il paese. Sicuramente l’aver scelto di vivere ad Atene ha pesato sull’ambientazione stessa della vicenda, sull’abbondanza di riferimenti letterari ed omerici (come il nostos odisseico) e sui temi affrontati. Probabilmente se non vivessi in Grecia questo libro non sarebbe stato scritto, almeno non così come si presenta ora.

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