SAMIA: UN’ATLETA AFRICANA di Viviana Minori

kjhfd

Recensione di Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella

Una ragazza che trova nella corsa la spinta alla vita: saranno le gambe veloci a portare questa giovane donna somala a viaggiare, a sperare e a combattere per un futuro migliore. Vicina o lontana l’Africa è sempre con lei.

 

Non dirmi che hai paura è un libro che affronta temi molto importanti ed attuali: l’emigrazione, l’Africa, la traversata in mare e l’approdo sulle coste italiane. Tutti temi che, ormai, sono all’ordine del giorno ma che fin troppo spesso conosciamo solo dal nostro punto di vista, una lettura eurocentrica. Al di là del pensiero personale sarebbe interessante capire le motivazioni che spingono i migranti a lasciare affetti e quotidianità per imbattersi nell’ignoto, Non dirmi che hai paura ce lo mostra.

Samia, una bambina prima e un’adolescente poi (in realtà quasi subito una giovane donna), nasce a Mogadiscio in una delle tante famiglie povere ma numerose. Insieme a loro la famiglia di Alì, appartenente al clan dei darod, che da anni portano avanti una guerra aspra con gli abgal (il clan della famiglia di Samia). La città che Samia descrive è una testimonianza tangibile del conflitto e del degrado: muri degli edifici bucherellati come scolapasta dai proiettili, rifiuti che bruciano in strada e l’odore della polvere da sparo, fetore che solo quando la protagonista si troverà fuori Mogadiscio riuscirà a riconoscere credendo l’aria più leggera e profumata. Proprio tra i cumuli, le macerie e l’odore acre della guerra inizierà la passione per la corsa, un’attività insolita per una povera ragazza somala. Il padre, Aabe nella lingua locale, prima perplesso e poi convinto sostenitore della giovane, la inciterà con le sue parole  donandole la giusta dose di sogno e di realtà. Il rapporto genitore-figlio potrebbe essere un secondo piano di lettura del testo, argomenta l’importanza della figura genitoriale intesa come sostegno e punto di riferimento durante un’età molto difficile come quella adolescenziale. Aabe, quando capisce che la sua piccola ha un dono e tutte le carte in regola per farlo diventare realtà, le regala una fascia elastica bianca da tenere sulla fronte che la accompagnerà nel suo viaggio nel mondo dell’atletica che va di pari passo con l’avventura della vita di Samia: un segno tangibile della stima del padre, un regalo che assume il significato della motivazione, dell’impegno e che prospetta, nelle parole del genitore, non solo la vittoria della figlia ma delle donne.

 <<Se davvero ci credi allora un giorno guiderai la liberazione delle donne somale dalla schiavitù in cui gli uomini le hanno poste, sarai la lor guida, piccola guerriera mia>>.

Samia e Alì, amici per la pelle e quasi fratelli per la vicinanza emotiva tra i due, condivideranno molto, anche il primo incontro con gli integralisti islamici; qui, forse, abbiamo il primo punto di svolta della narrazione, quando la realtà della guerra e della paura farà irruzione nelle loro vite: uno degli integralisti è Ahmed, amico del fratello di Samia e frequentatore della loro abitazione, lo stesso che tempo dopo l’aggredirà per strada inducendola a tradire il suo migliore amico. In quel coltello che affondava tra la carne della giovane è racchiuso il vero incontro con la realtà della guerra, fatta di violenza e di divisione. Le vite di Ahmed, Alì e Samia si incroceranno anche in seguito attraverso la mano lunga della morte che dividerà per sempre i due amici e che cambierà inesorabilmente la vita della donna somala.

Le Olimpiadi per Samia saranno sempre il punto di arrivo, la meta ambita, una panacea contro tutti i mali, ad ogni momento critico della sua vita l’atleta risponderà con la corsa con una motivazione in più, una forza che sarà amica prediletta anche durante le Olimpiadi di Pechino del 2008 in cui gareggerà scoprendo il mondo del vero sport.

Ad Addis Abeba si trasferirà grazie a Teresa, una giovane giornalista americana che l’accompagnerà durante il Viaggio perché quell’Africa incancrenita dal male della guerra, dalle ingiustizie e dai soprusi, quel continente che tanto aveva amato e non voleva lasciare, da un momento all’altro diventerà il luogo del dolore, della delusione e dell’amarezza.

Aabe venne ucciso per mano di Alì che entrato in Al-Shabab, con la speranza di una vita migliore fatta di tre pasti al giorno, soldi e vestiti nuovi, scende a compromessi uccidendo parte del suo passato. Samia è stufa, è ora di tradire la promessa fatta al padre e fuggire dalla sua Africa alla volta del vecchio continente.

 

Il Viaggio viene descritto con una tale dovizia di particolari che rendono impossibile il distacco emotivo dalla vicenda, Catozzella (che ha vinto il Premio strega giovani 2014 con questo libro) carica le parole di Samia di una forza emozionale che rende tutto reale, e lo è. Il suo viaggio è quello di mille altri suoi conterranei che lottano contro il disagio e contro la morte che è sempre dietro l’angolo durante quei mesi. Molti non ce la fanno, molti rimangono a metà, molti altri nelle carceri libiche dove non è minimamente immaginale lo stato di alienazione e disperazione in cui vivono, altri ancora periscono  in mare e, infine, i più forti e fortunati arrivano nel nostro paese. Siamo certi che davvero l’Italia rappresenti l’approdo ideale? Hodan, sorella maggiore di Samia, è l’esempio di chi ce l’ha fatta e può raccontarci cosa significa essere trasportati dai mercenari nel caldo torrido del deserto o dagli scafisti in mare, su imbarcazioni che non reggerebbero nemmeno due ore di navigazione con il mare grosso: sole cocente, acqua razionata, impossibilità di ribellione e trattamento da lager.  Samia, ad un soffio dalla libertà, è stata richiamata dal mare che non aveva mai potuto accarezzare, è stata richiamata da quel blu che vedeva in lontananza a Mogadiscio e che nel momento del salto l’ha avvolta e tirata con sé <<Il salto è alto, come dev’essere ogni salto verso la libertà>>.

Samia non ha mai abbandonato il sogno di diventare un’atleta professionista, di correre in un Paese di pace e dove non avrebbe dovuto nascondersi sotto i veli del burqua. Catozzella in Non dirmi che hai paura, anche se con un po’ di retorica e ridondanza, spiega al lettore di tutte le età le ragioni dell’emigrazione e lo spinge a, attraverso l’esempio della giovane atleta somala, a non mollare mai.

Non dirmi che hai paura, Giuseppe Catozzella

Feltrinelli, 2014

236 pagine

15.00 euro

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...