LA RETE, LA CRITICA, L’APPROFONDIMENTO, di Viviana Minori

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Recensione de Il calendario del popolo – Presi in rete

Una rivista del sapere che dal 1945 informa il lettore attento e bisognoso di una critica ragionata; un approfondimento sui temi della società attuale con un punto di vista ricco e frammentato.

Il Calendario del Popolo è una delle riviste più longeve del panorama culturale italiano, nasce a Roma del 1945, un momento molto particolare per la nazione che vive forti scossoni politici: la guerra di liberazione. Si configura immediatamente come rivista di opposizione, come veicolo di verità e informazione allo stesso tempo, molto vicina al PCI.

In questo numero, il 765°, Sandro Teti Editore ha deciso di uscire con un numero doppio che accosta una riflessione sul mondo della rete e del digitale ad approfondimenti di varia natura e genere.  La proposta di Presi in rete è articolata da varie voci che a loro volta espongono al lettore diversi punti di vista della questione: la nostra privacy è in pericolo? Il mondo della tecnologia sostituirà la nostra realtà sensoriale? Quali sono i pro e i contro del mondo della rete: croce e delizia? Nel suo articolo, Piercarlo Ravasio, affronta da un’ angolazione molto interessante la querelle <<Quando nuove infrastrutture altamente computerizzate controlleranno in maniera capillare aspetti vitali della società, un loro malfunzionamento potrà provocare catastrofi di dimensioni notevoli […] Un cyberterrorismo potrebbe, ad esempio, causare il blocco di una rete elettrica, l’esplosione di un reattore chimico, la messa fuori servizio dei sistemi di prevenzione di emissioni nocive nell’ambiente; siamo nell’era di “Internet delle cose”>>, concetto che in maniera molto semplice spiega l’avanzata della tecnologia nella nostra vita quotidiana: un insieme di computer che collezionano dati  e interagiscono tra loro per controllare sistemi più complessi; un esempio per tutti, citato nell’articolo, è l’automobile connessa alla rete che si muoverà autonomamente su strada e a questo Luca Savoldi risponde ne Il mondo dell’hacking affermando che <<Arriveranno (si, è indubbio che arriveranno) dei virus che anziché rubarci i dati della carta di credito potranno far accelerare improvvisamente il veicolo, magari in prossimità di un semaforo, potremmo diventare tutti degli involontari kamikaze moderni>>.  La tecnologia è, quindi, solamente un possibile Belzebù da fronteggiare? L’ hacking si nutre di solo cyberterrorismo? Guardando anche, al recente attacco da parte del famoso gruppo  di hacker Anonymous ai danni dell’ Isis, si potrebbe ipotizzare che, come con ogni spinta innovatrice, è l’uso che viene fatto potenzialmente nocivo e non il mezzo in sé a destare preoccupazione.

Dall’altra parte, se scaviamo nella realtà quotidiana, il web, in alcune circostanze, si è fatto veicolo di cambiamenti significativi delle società che credevamo essere rappresentative del digital divide; sono ancora fresche nella nostra memoria le immagini della primavera araba che ha viaggiato non tanto di bocca in bocca ma di click in click e Paola Marsocci spiega <<Il web non solo è usato come strumento a difesa della manifestazione anche critica delle proprie idee o del diritto a conoscere, ma agevola la partecipazione democratica alla vita dei paesi, organizzando i gruppi sociali per obiettivi politici e di costruzione della cittadinanza consapevole e attiva>>.  Il mondo digitale permea, ormai, la nostra esistenza e ne condiziona le scelte: pensiamo al cyberbullismo o alla cyberpedofilia, tutti aspetti che fino a qualche tempo fa erano relegati alla sfera relazionale vis a vis e che oggi assumono connotazioni spaziali meno dirette ma ugualmente incisive e condannabili; anche questo fa parte del mondo digitale ed è bene puntare l’occhio di bue sul palco del web.

Oltre al tema rete Il Calendario del Popolo ospita discussioni di altra natura che riportano firme autorevoli come quella di Luciano Canfora, che cura la rubrica Il fratello di Babeuf. Questo numero ospita un’ acuta riflessione sul tema del riformismo, immerso nel sostrato storico che ne muta le caratteristiche; Canfora, infatti, afferma <<Per parte loro le tre  esperienze di governo riformiste non presentarono un quadro molto rispondente alla premessa dell’obiettivo comune, al contrario, con gradazioni diverse, dalla Svezia alla Germania weimeriana, all’ Inghilterra talvolta governata dai labour, si profilò un quadro di adattamento al sistema capitalistico>>. Nella sua rubrica l’intellettuale spiega come  la sintesi del riformismo sia stata: acquisizione dei diritti versus accettazione del capitalismo, da sempre facenti parte di una visione diametralmente opposta del tema sviluppo. Se parliamo dei diritti dei lavoratori non possiamo non citare l’articolo di Cristina Palmieri che parla della genesi del sindacato della Cgil e delle sue evoluzioni; altro tema importante affrontato dall’ editore, Sandro Teti, è la fornitura  di gas e le infrastrutture che nascono intorno a questo argomento di estrema attualità: ogni inverno, in occasione di momenti di tensione tra nazioni, inizia il braccio di ferro che prospetta la minaccia della chiusura dei rubinetti. Il gasdotto che Teti prende in considerazione è il TAP (Trans-Adriatic Pipeline),  condotto finale di un lungo serpentone che attraversa moltissime nazioni, partendo dall’ Azerbaigian   fino ad arrivare all’Italia: punto di approdo Lecce. Ovviamente, come per la TAV, anche in questo caso è nato un comitato NO TAP che risponde al quasi certo introito economico e lavorativo della zona toccata dal progetto con un no secco, motivato da questioni ambientali e di rispetto della vocazione primaria del territorio che deve essere rispettata.

lI Calendario del Popolo è un valido compendio di attualità e approfondimento storico su cui gravitano firme prestigiose che dispensano spunti di riflessione altrimenti celati.

Sandro Teti Editore

118 pagine

9.00

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