HORACE WALPOLE A STRAWBERRY HILL di Daniela Esposito

walpole

Il 2 marzo 1797 moriva Horace Walpole, il genitore del primo romanzo gotico della letteratura mondiale, ma non solo…

Horatio Walpole, quarto conte di Oxford, è l’autore de Il castello di Otranto (The castle of Otranto), opera pubblicata per la prima volta nel 1764 e ritenuta la capostipite del genere del romanzo gotico. L’oggetto della storia? Una pura donzella perseguitata da un conte malvagio. L’ambientazione? Un labirintico castello medievale nell’Italia dei primi secoli dell’anno Mille, pullulante di apparizioni di vario tipo. Insomma, una tipica storia da romanzo gotico della prima ora, dettaglio più dettaglio meno. A seguire, tra gli esempi più rappresentativi, I misteri di Udolpho di Ann Radcliffe e Il monaco di Matthew Gregory Lewis.

il castello di otrantoNon fraintendetemi, non è per disistima che mi muovo frettolosamente e superficialmente nella suddetta materia. Il punto è che il romanzo gotico, poi divenuto romanzo nero, racconto del terrore, psicologico, neogotico eccetera, da quel dì non è più tramontato. Mentre gli anni passavano e la società cambiava rivelando storture vecchie e nuove, muovendosi da un appiglio all’altro, ovvero dal suggestivo castello medievale agli ancora più inquietanti castelli dell’io, l’attrazione per il macabro e il piacere della paura non hanno più abbandonato il pubblico.

Premettevo in principio che Horace Walpole non è solo il riconosciuto padre del romanzo gotico; è anche un politico, appassionato d’arte e di storia. Cos’altro? Ah già, il figlio del Primo Ministro inglese! Con un’educazione e un ventaglio di possibilità degni della sua classe sociale, il pargolo di Sir Robert Walpole può coltivare quel particolare senso del gusto, oltre a un’attitudine vagamente eccentrica, che darà i natali a Strawberry Hill.

Cos’è Strawberry Hill? Una vecchia casa di campagna. Per lo meno prima stawberry hill del 1747, quando il trentenne Walpole acquista la villa nei pressi di Twickenham, a sud-ovest di Londra, e ne pianifica la ristrutturazione in stile gotico, trasformandola, negli anni a venire, in un imponente complesso medievaleggiante. Quasi vent’anni prima di scrivere Il castello di Otranto, Horace Walpole si fa precoce interprete del nuovo gusto dell’epoca per l’esotismo e il pittoresco, nonché di una nuova ricerca che pone l’immaginazione come alternativa alla realtà e che prefigura, se pur semplicisticamente, i cardini dell’imminente sensibilità romantica. Il maniero di Twickenham non è l’unico esperimento architettonico in questo senso, ma di certo è il primo di tale portata; seguono, tra gli altri, Luscombe Castle (1800), progettato dall’architetto reale John Nash per un banchiere del Davon, e Fonthill Abbey (1807) di William Beckford, autore di un altro romanzo gotico, Vathek (1786).

Ma non è solo per una questione di precedenza temporale che si vuole sottolineare l’importanza di Strawberry Hill House sul romanzo. Il Gothic revival, espressione clonata per definire gli atteggiamenti di cui sopra, anche laddove si esprime sul terreno della letteratura, è nelle arti visive che ha la sua più naturale espressione e ragion d’essere, e nell’architettura. Non a caso, uno degli elementi fondamentali della narrativa del genere è proprio l’ambientazione, ovvero il luogo fisico in cui l’azione si svolge, che racchiude in sé gli indizi simbolici delle psicologie dei protagonisti, e informa per primo della cornice storica della trama.

friedrichHorace Walpole è anche autore di un saggio sulla pittura inglese dell’epoca, Some anecdotes of painting in England (1762), e di un più tardo trattato sul giardinaggio On modern gardening (1780). Entrambe queste opere non fanno che esaltare e arricchire l’apparato critico a sostegno del gotico come stile e di una visione della natura che si oppone a quella diffusa dall’approccio neoclassico. È in questi anni infatti che prende piede la teoria estetica sul sublime, attraverso gli scritti di Edmund Burke (Indagine sull’origine delle nostre idee di sublime e di bello, 1757). Ed è attraverso il sublime che il terrore diventa protagonista di un nuovo filone narrativo. Indovinate quale.

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