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Recensione di un classico:  Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

Senza enfatizzare, esagerare o in contrapposizione farla scendere dal piedistallo, sappiate che questa donna è stata un’avanguardista.

Jane Austen si pone in alto nella classifica di quelle donne che non hanno avuto problemi a riferire al mondo quanto possano essere frivole, sciocchine, imprudenti, romantiche, istintive, machiavelliche, amareggiate e semplici nel loro genere. Non ha pietà né si arrabbia con queste donne. Anzi, ci ironizza su, e sta al lettore dare un “giudizio”. Porta tra le pagine dei suoi libri la realtà sua e delle donne che la circondano, e molti potrebbero pregiudicare il fatto una cosa comune a molti autori, orgoglio-e-pregiudizioma vedete, non è così. Per questo si differenziano bravi e cattivi scrittori: quante volte avete letto di un argomento non approfondito, preso alla svelta perché magari poco conosciuto dall’autore, con la conseguenza che tutta la trama perde di significato? Un’infinità di volte, almeno per quanto riguarda me. Questo non è successo con la Austen. Infatti in ogni singola pagina di Orgoglio e Pregiudizio si è presi dalla voglia di sapere come andrà a finire, perché è anche la nostra realtà, sono i nostri sentimenti, le nostre paure e i nostri pensieri di fronte a una determinata situazione. A distanza di secoli (Orgoglio e pregiudizio, 1813) troviamo stati d’animo che potrebbero confondersi con quelli di un 2015.

Non cerchiamo di vederlo come un noioso classico della letteratura inglese insomma. Non è nemmeno il diario di un’adolescente del primo Ottocento. Non ci sono descrizioni prolisse, né lunghi monologhi interiori, l’autrice predilige il dialogo diretto, che spiega più di quanto possano fare tante descrizioni dettagliate.

“Mio caro Mr. Bennet”, gli disse un giorno la sua signora, “hai saputo che finalmente Netherfield Park è stato affittato?”
Mr. Bennet rispose di no.
“Ma è così”, replicò lei, “poiché Mrs. Long è appena stata qui, e mi ha raccontato tutto sull’argomento.”
Mr. Bennet non rispose.
“Non vuoi sapere chi l’ha affittato?”, esclamò la moglie con impazienza.
“Tu vuoi dirmelo, e io non ho nulla in contrario ad ascoltare.” Era quanto bastava.

(Orgoglio e pregiudizio, Mondadori 2010, traduzione di Giulio Caprin)

Non c’è bisogno di un evento particolare per poter raccontare la storia di Elizabeth, Jane, Mary, Lydia e Cathrine Bannet, della loro madre, la signora Bennet e del placido e sarcastico signor Bennet. Sono lì, nella loro casa di campagna a Longbourn, nell’Hertfordshire, e “tirano a campare”, senza però darlo a vedere. L’apparenza è sempre prediletta, perché in una famiglia rispettabile è necessario avere un buon partito per ogni figlia, dato che una donna non può ereditare la tenuta. La punta di diamante della signora Bennet è Jane, bella ed eterea da togliere il fiato, educata e portata ad essere la moglie perfetta, anche troppo ingenua. Poi c’è Elizabeth, di aspetto più modesto, al quale la stessa ragazza dà poca importanza (ma sempre nei limiti della femminilità!), che ama leggere e far intuire a tutti che la sua migliore qualità è una parlantina ben educata e tagliente. Elizabeth, personaggio principale dell’opera, non si trova bene con le sue coetanee che pensano solo a sposarsi e a “sistemarsi” senza considerare altre possibilità; preferisce non accontentarsi del primo bell’imbusto con una buona rendita che le fa una dichiarazione, vuole innamorarsi sul serio, provando veramente le emozioni descritte dai libri che legge. Per questo critica l’atteggiamento delle sorelle minori Lydia e Kitty, che danno l’impressione di essere uscite da un pollaio (senza offesa per le galline). Elizabeth216px-PrideAndPrejudicefirstedition Bennet preferisce passare il tempo con la sua amica bruttina Charlotte Lucas, ritenuta ormai vecchia (27 anni) per prendere marito. Le cose cambiano nella routine campagnola quando la tenuta di Netherfield viene affittata da un giovane rampollo aristocratico e, soprattutto, ancora scapolo: il signor Bingley. Il giovane buono, gioviale, sincero e di bell’aspetto, porta con sé nella ridente campagna inglese, anche la sorella, l’algida e supponente Caroline, e un suo amico, il signor Darcy. Proprio quest’ultimo riceve l’attenzione inconscia di Elizabeth: malgrado Darcy sia un personaggio taciturno, in apparenza molto orgoglioso per quanto affascinante, la sua presenza non è di secondo piano.

È incredibile come tra frivolezze e un continuo alternarsi di misunderstanding, la questione di sottofondo si faccia molto più complicata. Il lettore, così come i protagonisti, non sa cosa fare: fidarsi del proprio giudizio o fare ammenda fondandosi su quella che è la realtà, stabilendo un compromesso (sociale) con il proprio orgoglio? Domande senza tempo, senza differenze di età e di rango. Proprio per questo dobbiamo tanta gratitudine a Jane Austen: mentre molti scrittori si dannavano l’anima (nel vero senso della parola), tormentavano i loro sogni parlando di guerre, morti, inganni, infanticidi, l’aristocrazia che sfruttava i popoli, la Austen ci offre la possibilità di leggere una parentesi leggera della vita delle persone di quel tempo, in particolare dell’universo femminile, anche mentre in Europa si combattevano le guerre napoleoniche. I personaggi di Orgoglio e Pregiudizio sono essenziali, si completano l’uno con l’altro, ne dovesse mancare uno, la storia ne risentirebbe.

pride-and-prejudiceC’è da dire che nell’ultima trasposizione cinematografica, nel 2005, i personaggi dell’autrice inglese vengono rispettati. Diretto da Joe Wright, la pellicola della Universal permette anche di ascoltare estratti di dialogo tratti dal testo originale, un fenomeno quanto mai raro nell’industria del cinema, soprattutto per un classico della letteratura europea. Una deliziosa e vivace Keira Knightley interpreta Elizabeth come se quel ruolo le fosse stato tessuto addosso e la stessa cosa vale per tutti gli altri. Senza contare anche la parte dei costumi e della fotografia, il film ricevette 4 nomination all’Oscar e tanti altri premi internazionali in un solo anno.

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Un pensiero riguardo “JANE AUSTEN: ORGOGLIO E PREGIUDIZIO di Martina De Angelis

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