scanzi-non-c3a8-tempo-per-noi

Non è tempo per noi di Andrea Scanzi

Andrea Scanzi ha pubblicato un divertissement intitolato Non è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina. In tutta evidenza il titolo – evocativo di un dramma sociale – stride con lo stile giocoso del testo – centrato sull’appartenenza alla dimensione cine-televisiva dei quarantenni di oggi. Ma è proprio questo il quid del libro: non si parla di disoccupazione, emigrazione, emarginazione, o dispersione scolastica, ma del coinvolgimento nella cultura di massa di una generazione. Tuttavia, non se ne parla in termini riflessivi. Ossia attraverso l’analisi di un fenomeno storico-sociale tramite l’uso di strumenti sociologici, estetici, giornalistici, o di altra natura. Scanzi ha scritto una sorta di autobiografia del proprio processo di formazione davanti al piccolo e grande schermo generalizzandola a un’intera classe di età.

Operazione arbitraria ma indubbiamente di grande rischio espositivo ritenendo il proprio Io rappresentativo di un’epoca. Il quarantenne di Scanzi è infatti un fenotipo con una storia da ceto medio alle spalle: frequenta concerti, compra cd musicali, ha la moto e prima della moto lo skateboard, passa pomeriggi interi davanti alla Tv, va al cinema, segue la moda, non ha problemi di denaro, è refrattario alla carta stampata, discute di musica pop e di sport. Insomma, siamo dinanzi all’homo ludens prodotto dalla società dello spettacolo. Luogo in cui i libri non si leggono ma sicuramente si scrivono.

La filosofia che permea “Non è tempo per noi” è quella di Luciano Ligabue, omaggiato da Scanzi fino al punto di intitolare il proprio libro con lo stesso titolo di un brano del cantante di Correggio. E’ a tutti noto che questa pop star mette in musica testi destinati al mercato degli adolescenti e di coloro che rimangono tali fino a quarant’anni e oltre: un soffio di pacata contestazione senza oggetto, una spruzzata di moderato ribellismo senza scopo e una verniciata esistenziale per gli ormoni in subbuglio. Tutto secondo copione, verrebbe da dire a chi si occupa di cultura di massa e scorge quanto sia funzionale al potere. Ma è con questo leggero spirito del tempo che Scanzi presenta la propria biografia culturale. E dobbiamo dargliene merito perché è un atto di coraggio ripercorrere numerose serie televisive trasmesse dalla Tv commerciale negli anni passati, dichiarare il proprio attaccamento a questa o quella icona dello sport, confessare di vestirsi come quella determinata star dello spettacolo per cercare di somigliarli.

Sul piano sociologico Non è tempo per noi costituisce la testimonianza di come la cultura di massa mangi la vita degli individui strutturandogli l’esistenza e dandogli la sensazione di scegliere. A un certo punto del libro viene citato Adorno, ma così, per caso. Giusto per dire che i quarantenni di oggi con la scrittura e la sua forma-pensiero hanno avuto scarsa confidenza. Si vede. Ma non lo diciamo a mo’ di battuta. D’altra parte stiamo abbandonando a passi da gigante l’intelligenza sequenziale dell’homo cogitans a favore dell’intelligenza simultanea dell’homo videns. In altre parole, ci stiamo americanizzando definitivamente. Ed è in virtù di tale processo che Moana Pozzi è presentata da Scanzi come un’eroina, le protagoniste di “Sex and the city” come delle emancipatrici della condizione femminile (perché si comportano peggio dei maschi) ed è per la stessa ragione che in alcune pagine del libro compare il nome di Che Guevara completamente oscurato da Clint Eastwood, Madonna, Alberto Tomba e decine di altre icone dell’intrattenimento.

Preso nella tenaglia dei sessantenni che hanno perso la loro battaglia per cambiare la società e quella dei quarantenni che forse non sono mai entrati in campo, Scanzi presenta una serie di suoi coetanei nel tentativo di mappare le tendenze di una generazione. Chi sono costoro? Milionari di successo. Quali tendenze esprimono? Parlare ai passerotti (Alessandro Del Piero), ribellismo talentuoso (Valentino Rossi), il trasformismo (Ambra Angiolini), la colpa di un successo eccessivo (Fabio Volo), l’inattualità (Paolo Sorrentino) e così via. Ci sarebbe molto da dire su queste tendenze. Ad esempio, se non andiamo errati, il più grosso atto di ribellione di Valentino Rossi è consistito in una gigantesca evasione fiscale risolta poi con una multa. Ma su queste ubbidienze al dio denaro non si sofferma il pensiero ribelle perché il quarantenne fabbricato dalla società dello spettacolo non è dotato di coscienza politica né, tantomeno, di coscienza di classe. Che è il risultato oggi pienamente raggiunto da chi gestisce la cultura di massa. La quale – lo si dimentica spesso – è il prodotto di un colossale agglomerato di aziende finalizzate al profitto, amministrate con la più feroce logica capitalistica e che conseguentemente non ha come obiettivo la giustizia sociale.

Ma la vecchia talpa hegeliana continua a scavare. E così verso la fine del libro appare la politica: Scanzi dichiara di aver avuto come mito Berlinguer e di essere antiberlusconiano. Più che una presa di coscienza sembra una rivolta del figlio contro il padre della Tv commerciale italiana. Anche perché chi presiede a tale Bildung è ancora una volta il piccolo schermo tramite il programma di satira televisiva “Su la testa!” Scrive Scanzi: “Su la testa! è seminale. Perché colma un vuoto, soddisfa una richiesta generazionale (e non solo generazionale) e perché di fatto sostituisce l’assenza di una formazione politica in grado di catalizzare gli umori non tanto dei sinistrorsi per abitudine o moda, quanto degli esigenti. Molto esigenti. Anche e soprattutto in politica. […] Si andava a vedere Luttazzi non solo per ridere, ma per sapere. Per esplodere. Per appartenere”. Questo qualche anno fa. Oggi L’approdo del quarantenne consiste nel rottamare se stesso. L’obiettivo non è chiaro. Anzi non c’è. Esattamente come in un canzone di Ligabue.

Capita ad alcuni libri di andare molto al di là delle intenzioni dell’autore. E’ capitato anche a Non è tempo per noi. Infatti non tutti i quarantenni sono in panchina e diversi di loro, tra cui lo stesso Scanzi, stanno giocando la partita. Lo stadio è il mondo della comunicazione e illumina l’incontro tra produttori, protagonisti e fruitori della cultura di massa. Chi vincerà? Scanzi non azzarda pronostici. Ma chiude il suo libro chiamando i quarantenni all’azione. Per fare cosa? Non si sa bene. Non la rivoluzione, per carità. Ma qualcosa si farà. Così come qualcosa si fa dopo la fine di un concerto rock.

Non è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina
di Andrea Scanzi
Rizzoli 2013
17,00 euro

 Pubblicato su VIAPO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 10 gennaio 2015.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...