cover_pedro

Pedro Felipe di Emanuele Tirelli

Pedro Felipe Colella: un giovane uomo alle prese con la vita, con gli imprevisti, i cambiamenti e le aspettative inattese. L’evoluzione dell’essere umano, il panta rei dell’esistenza e i sentimenti: “Pedro Felipe” è un romanzo che racconta questo puzzle chiamato vita.

Leggendo Pedro Felipe mi sono chiesta qual è il fine del romanzo: è quello di agevolare la fuga dalla realtà quotidiana del lettore? È quello di insegnare, la narrazione come pedagogia? È quello di rendere possibile l’immedesimazione? È una questione annosa, certamente, ma se dovessi etichettare il romanzo di Emanuele Tirelli in una delle tre categorie appena presentate certamente lo collocherei nell’ultima. Sono una lettrice e come tale non ho avuto nessuna difficoltà ad intersecare la mia realtà con quella di Pedro, probabilmente perché la sua è una vita prototipica che mostra tutte, o quasi, le sfumature dell’essere umano medio. Lukács e il suo “tipo sociale”, una media che riesce ad inglobare al suo interno tutti, uniformandoli. Ovviamente Pedro Felipe racconta una storia, nella quale le comparse sono molte ma il cui unico e solo punto di vista è quello del personaggio principale che, per tutto lo scritto, si rivolge al lettore argomentando e disegnando i luoghi, i profumi e i sentimenti.

“Mi chiamo Pedro Felipe Colella. Il mio nome si scrive tutto insieme, senza virgola. Sono nato all’ora di pranzo di un giorno di febbraio” una presentazione del protagonista che ha inizio dai primi vagiti attraverso i quali ci informa delle sue origini italiane e della sua cittadinanza spagnola. Vive in una piccola cittadina nella quale ancora i bambini giocano nel cortile del palazzo in cui abitano, gli stessi palazzi che si animano all’ora di pranzo con il vociare delle madri che, affacciandosi alle finestre, richiamano la prole all’ovile. Pedro Felipe è un bambino felice, ama i suoi amici e i suoi compagni di scuola, ama il clima spagnolo fatto di “inverni brevi e stagioni che avevano quasi tutte il colore del sole”. Ma durante una giornata come tante l’idillio si spezza: la famiglia Colella deve tornare in Italia, a Milano che, secondo l’immaginario del bambino sicuramente alimentato dai racconti dei genitori, è un città grigia e soprattutto fredda. Da qui, dal momento in cui Pedro Felipe mette piede in Italia, ha inizio la vita del protagonista; il richiamo alla terra natia dei genitori purtroppo è cantato da una voce triste e dolorante, quella della zia che non riesce a gestire sola la malattia della madre. Un male che annienta corpo e spirito e che non porterà con sé solo il corpo dell’anziana ma anche quello della figlia, zia Letizia, solo qualche tempo dopo. “Era il 10 novembre del 2002. C’erano voluti solo due mesi e avevamo salutato l’unica sorella di mia madre per lo stesso male che si era portato via la nonna Alba. E io avevo pianto tutta la notte, perché mia madre era l’unica in grado di chiudere lo sciagurato trittico della morte e ricomporre quell’amore nell’altrove”, due perdite importanti vissute in due momenti della vita che presuppongono altrettanti approcci al lutto: la morte della zia Letizia aveva davvero lasciato il segno, un vuoto nella vita della madre di Pedro Felipe che investì ovviamente il marito e il figlio.

Tra le pagine del romanzo emerge anche la formazione di Pedro Felipe, le sue prime volte, quasi fosse un Bildungsroman; l’evoluzione verso l’età adulta è contraddistinta da alcuni momenti clou, riti di passaggio che rendono l’adolescente un giovane uomo e che lo sottraggono alla castrazione dell’eterno bambino. La prima scazzottata (che in realtà nel libro sarà solo una preparazione a questa ma che al protagonista valse la sua prima volta), i primi interessi coltivati in solitudine e il primo contatto con l’amore: il primo appuntamento. È Claudia il nome della ragazza che da amore a prima vista diverrà compagna del cambiamento, quello vero e che denota uno spirito adulto e responsabile: il trasferimento. Per il protagonista è una sorta di ritorno alle origini (visto da una diversa angolazione lo stesso vale per Claudia) in quanto la meta del viaggio è quell’amato Polve che si contrappone alla Milano grigia ed impersonale.

Con il trasferimento Pedro Felipe cambia, modifica il suo approccio alla vita, ai principi e forse rivaluta anche il ruolo che l’autodeterminazione ha nella vita dell’individuo libero; Pedro Felipe in Spagna cerca il sole ma spesso trova le nubi all’orizzonte o forse, semplicemente, cerca nel luogo sbagliato. Qui, nella sua evoluzione verso l’età adulta, l’età dell’impegno e del matrimonio, emergerà il tratto distintivo di chi, in verità, adulto vuole diventare ma a metà; Pedro Felipe è un giovane uomo che chiude gli occhi davanti alla vita, che fugge da Milano e dalla morte, dalla paura di avere vicino la mamma che andrebbe a comporre il trittico del dolore. Una fuga e non un trasferimento, uno slalom per non vedere, una prospettiva estraniante, quasi un pathos della distanza che non lo salverà dalle aspettative inattese.

Il momento in cui Pedro Felipe aprirà gli occhi sarà il momento in cui la vita di Pedro stesso cambierà, verranno meno le convinzioni che lo tenevano con gli occhi chiusi.

Pedro Felipe
di Emanuele Tirelli
Caracò 2014
€ 12.00

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...