il calendario del popolo

Recensione de Il calendario del popolo – Femminismo e politica. Rivista di Cultura fondata nel 1945

Battaglie per l’affermazione della donna e due suoi diritti; libertà e stereotipi di genere; rapporto tra politica e femminismo: sinistra e donna.

Le battaglie per l’affermazione della donna hanno almeno tre secoli: nel 1874 le donne sono state ammesse all’istruzione universitaria, nel 1946 per la prima volta hanno avuto accesso al voto e, notizia di questi mesi, Samantha Cristoforetti è nello spazio e con grande determinazione sta portando a compimento il suo lavoro. Questi sono esempi del cambiamento del ruolo della donna all’interno della società civile, cambiamenti che hanno avuto bisogno di molto tempo per assestarsi e penetrare all’interno dell’amalgama culturale. Ma se dovessimo valutare la portata di questo mutamento nella nostra nazione da quale punto di vista dovremmo osservare l’evoluzione? Il calendario del popolo con il suo numero dedicato a Femminismo e politica tenta una disamina e lo fa prendendo in considerazione il rapporto tra la lotta per l’affermazione della donna e la politica, in special modo quella che guarda verso sinistra.

È noto a tutti l’affair Ruby-Berlusconi e proprio da qui inizia la riflessione delle varie voci presentate, una speculazione che non vede la lotta dell’affermazione della donna in primo piano ma il rinnovato siparietto dello scambio sesso-denaro che ha, invece, offuscato totalmente il ruolo di questa, trasportandolo in un balzo indietro di anni: non la relazione tra i sessi ma la sessualità. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento la critica al patriarcato si accosta all’emersione della sfera pubblica femminile, inizia a nascere la figura della donna lavoratrice che però paga uno scotto duplice: sfruttamento come forza lavoro nelle industrie e come generatrice della specie. Oggi la donna pubblica è quella che è inserita nel mondo della politica, che presiede incarichi pubblici e istituzionali che, insomma, è sotto i riflettori ma solo venti anni fa era un termine utilizzato per parlare di prostituzione, della donna a disposizione di tutti.

Era necessario uno strumento di difesa della donna e questo nasce non nei partiti politici ma emerge a seguito della lotta al nazifascismo. Nel 1944, a Roma, la scelta di campo è chiara con la nascita dell’ UDI (Unione Donne in Italia), gruppo composto da donne di tutti gli strati sociali, e che diventerà la più grande associazione di massa delle donne. All’interno del gruppo ricordiamo nomi che hanno fatto la storia della battaglia al femminile in Italia: Lina Merlin e le sue lotte contro le case chiuse e Maria Maddalena Rossi che voleva porre l’attenzione sulle “marocchinate”, una ferita di guerra ancora oggi aperta.

Una delle mobilitazioni che negli ultimi anni ha richiamo l’attenzione di donne, uomini, istituzioni e medie è stata la manifestazione del 13 febbraio 2011 il cui slogan esortava ad una presa di coscienza con SeNonOraQuando?. “A noi sembrò presto chiaro e di palpabile evidenza la profonda e strutturale incapacità della sinistra tutta di misurarsi davvero fino in fondo con la portata innovatrice che avrebbe potuto avere sulla società italiana una presa in carico della nuova soggettività delle donne […] La sinistra subiva l’iniziativa, e la sosteneva anche, ma in funzione anti-Berlusconi” così Maria Serena Sapegno nel suo articolo in cui parla anche della presenza maschile nella manifestazione, uomini definiti “amici delle donne”. Grazie a questa manifestazione è stato possibile mettere al centro dell’attenzione la violenza contro le donne, una violenza che nasce, per lo più, dall’affrancamento della donna rispetto alla figura maschile.

L’emancipazione non mira a rendere la donna duplicato dell’uomo ma a coniugare al femminile i bisogni fino ad oggi inevasi. Per rispondere ad una logica di questo tipo è necessario educare alla differenza e farlo sin dalla tenera età, momento in cui incomincia la pratica di indottrinamento precostituito al genere di appartenenza che ha al suo interno regole comportamentali. Queste regole inevitabilmente agiscono sulla formazione dell’identità individuale ed è proprio per rispondere al bisogno di differenziazione che nasce La scuola fa la differenza, percorso ideato e sviluppato dall’Associazione S.CO.S.S.E. “finalità di La scuola fa la differenza è il contrasto alla radice, fin dalla primissima età, delle condizioni culturali e sociali che favoriscono la violenza sulle donne, i fenomeni di omofobia e di bullismo, proponendo modelli aperti e plurali di identità, famiglia e genitorialità” tutto attraverso letture e laboratori che si basano sulla visione dei ruoli liberi da stereotipi. Ovviamente il quadro deve essere allargato alla libera espressione della propria sessualità e nel merito il numero in oggetto parla del rapporto che intercorre tra l’Ucraina e l’omosessualità; il 5 luglio dello scorso anno, a Kiev, è stato vietato lo svolgimento del Gay pride, divieto preceduto da intimidazioni e minacce di morte nei confronti di chi avesse partecipato alla manifestazione.

Dunque femminismo e politica ma anche donna e stereotipo, infanzia e libertà di espressione, affermazione e quote di genere: il dibattito rimane aperto e l’emancipazione inarrestabile.

Il calendario del popolo – Femminismo e politica. Rivista di Cultura fondata nel 1945
Sandro Teti Editore
86 pagine
€ 9.00

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Un pensiero riguardo “IL GENERE, LA POLITICA E IL FEMMINISMO di Viviana Minori

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