cover foto mazzoni

Il prossimo 22 aprile per la Spartaco Edizioni uscirà “Quando le chitarre facevano l’amore”, il nuovo romanzo di Lorenzo Mazzoni. È un invito al viaggio ciò che questo viandante scrittore ferrarese offre ai lettori delle sue opere. Un viaggio non necessariamente empirico, ma senz’altro animato dal desiderio di partecipare a quel che nel mondo accade e che ci coinvolge proprio in quanto del mondo cittadini. Travalicando i confini spaziali e temporali che usualmente ci legano al nostro presente, Mazzoni ci prende per mano e ci conduce attraverso il percorso che lo ha condotto ad essere l’autore di numerosi romanzi, fino all’ultimo che ci apprestiamo a presentare.

Diamo il benvenuto a Lorenzo Mazzoni e lo ringraziamo per averci concesso questa intervista in occasione dell’uscita del suo prossimo romanzo, Quando le chitarre facevano l’amore. Ci parli un po’ del libro.

copertinamazzoni - Copia (2)Quando le chitarre facevano l’amore è un libro che come lettore avrei voluto trovare in libreria. Si potrebbe dire che il romanzo narra della ricerca di Martin Bormann da parte di uno scovanazisti triestino, di agenti del Mossad, di un sosia presidenziale cieco, e di settori deviati della CIA. Però la trama è talmente complessa che questa è una spiegazione riduttiva. Ho cercato di raccontare il Movimento contro la guerra in Vietnam, la guerra di Secessione americana, la musica psichedelica, il viaggio on the road, la vita in Guatemala, a Singapore e a Saigon, le peripezie di un garibaldino innamorato di Anita, la donna del generale, le esperienze lisergiche, la biografia di una chitarra elettrica. Per farlo ho usato personaggi reali (dal generale Giap, passando per Bob Dylan e Roky Erickson, leader dei 13th Floor Elevators) e personaggi frutto della mia fantasia. Il colante di questo zibaldone sono, oltre al fuggiasco Martin Bormann, The Love’s White Rabbits, gruppo rock di cui io stesso ho fatto parte ma che ho collocato, invece che nell’Emilia degli anni ’90, nel Texas del 1968. Insomma, un libro totale, per come lo intendo io: storia, azione, spionaggio, nomadismo, colore, malinconia, droga, rivoluzione e rock & roll.

Come si colloca questo romanzo all’interno della sua produzione, o meglio in cosa si avvicina e da cosa prende le distanze rispetto ai suoi precedenti lavori?

L’aspetto che lo avvicina a tutti i miei precedenti romanzi è il tentativo di scrivere narrativa popolare (che io intendo come una forma letteraria semplice e non semplicistica che possa essere capita da tutti) di liberazione e non di evasione. La differenza rispetto a miei lavori strutturati in modo meno complesso, penso soprattutto alla saga di Malatesta. Indagini di uno sbirro anarchico, è il lungo lavoro di ricerca storiografica per riuscire a costruire una storia attendibile. Molti luoghi dove sono ambientate parti del romanzo non li ho mai vissuti, o se li ho vissuti, come il Vietnam, non è stato nel 1968, perciò ho dovuto fare uno studio intenso, recuperare materiale, leggere tanto, guardare decine di filmati e di fotografie, tradurre vocaboli. In questa fase preliminare Quando le chitarre facevano l’amore si avvicina molto a Ost. Il banchetto degli scarafaggi, dedicato alla DDR e allo spionaggio dei Paesi dell’ex blocco sovietico.

Elemento comune in molte delle sue opere, e Quando le chitarre facevano l’amore non fa eccezione, è l’elemento esotico: ovvero il ricorrere a diversi piani cronologici corrispondenti ad altrettanti periodi storici, così come l’utilizzo di diversi scenari internazionali. Crede che questo aspetto del suo immaginario dipenda esclusivamente dalla sua vita itinerante e dall’esperienza di reporter o c’è dell’altro?

Senza dubbio l’aver vissuto e viaggiato in molti luoghi ha fatto sì che la mia scrittura Malatesta_Lorenzo_Mazzoni_Andrea_Amaducci_Momentum_Edizionivenisse, e venga, influenzata da culture, climi e lingue diverse. Sono sempre stato affascinato dai fattori marginali, dalla strada, dai dimenticati (in Quando le chitarre facevano l’amore penso, per esempio, alla politica di sistematico sterminio della popolazione da parte del governo guatemalteco e alle band della scena rock di Austin che ormai nessuno conosce più). Per me il più bel libro del mondo rimane l’Atlante, lo è da quando, a cinque anni, lo guardavo in braccio a mio nonno… tutti quei Paesi fantastici: lo Yemen del Sud, l’Alto Volta, l’Honduras Britannico… Paesi che non esistono più, non con quei nomi. Amo quelle storie, le storie che posso ricavare da quei luoghi inghiottiti dal grande dimenticatoio. E vale anche per i romanzi ambientati ai giorni nostri. Se si esclude Ferrara, dove sono nato e dove si svolgono le indagini dell’ispettore Malatesta, i luoghi che scelgo sono quasi sempre marginali.

Dalla sua narrativa, ma anche dall’attività di blogger, si intuisce una profonda ed eterogenea cultura letteraria. All’interno della sua formazione come romanziere e ovviamente come lettore, mi sembra preponderante la lezione della narrativa americana del Novecento da Hemingway a Kerouac, fino anche a Raymond Chandler per quanto riguarda le tematiche poliziesche. Che cosa ci può dire a riguardo? Quali sono i suoi modelli letterari di riferimento?

Fino a diciotto anni, se si escludono Emilio Salgari e Pier Paolo Pasolini, leggevo solo narrativa americana: Hemingway, Breat Eston Ellis, Francis Scott Fitzgerald, Charles Bukowski, Russell Banks, solo per citarne alcuni. Poi le cose sono cambiate, sono rimasti Elmore Leonard, Tom Robbins e pochissimi altri. Nel tempo i miei modelli letterari di riferimento, oltre al già citato Salgari, sono diventati Paco Ignacio Taibo II, Yasmina Khadra, Graham Greene, Richard Mason, Ryszard Kapuściński, Aidan Hartley, Brian Gomez, Giorgio Scerbanenco, Georges Simenon, Naguib Mahfouz, Michel Houellebecq. Non dico che nei miei libri siano notabili questi modelli, però sono gli autori che in qualche modo ispirano e danno forza al mio lavoro.

emilio salgariQuali sono i suoi prossimi progetti?

Dal 29 aprile partirà un lungo tour di promozione a Quando le chitarre facevano l’amore. Debutterò al Bistrò del Tempo Ritrovato a Milano e poi andrò a Piacenza, Ferrara, Torino, Brescia, Monza, Lecco, Roma. Dopo l’estate ci saranno altre date a Bologna, Latina, Parma, Napoli e in tante altre città. Inoltre a settembre uscirà la settima indagine della saga di Malatesta. Indagini di uno sbirro anarchico e sto elaborando diverse storie ambientate in Albania, Bosnia, Laos, Malawi, Tanzania, Turchia, Serbia e la decadente Brianza.

Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974. Autore di numerosi romanzi, fra cui Il requiem di Valle Secca (Tracce, 2006), Ost, il banchetto degli scarafaggi (Edizioni Melquìades, 2007), Le bestie/Kinshasa Serenade (Momentum Edizioni, 2011), Porno Bloc. Rotocalco morboso dalla Romania post post-comunista (Lite Editions, 2012). È inoltre il creatore dell’ispettore Pietro Malatesta, protagonista dell’omonima saga noir Malatesta. Indagini di uno sbirro anarchico. Scrittore di romanzi, racconti e reportage, Mazzoni è anche blogger presso “Il fatto quotidiano”. http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/lmazzoni/

 

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2 pensieri riguardo “IN VIAGGIO CON LORENZO MAZZONI. Intervista di Daniela Esposito

  1. Lorenzo Mazzoni è un bravo scrittore. Mi piace molto il suo Malatesta. Leggerò anche questo nuovo romanzo. Bella intervista. Interessante.

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    1. Grazie Carlo, condividiamo la sua opinione su Mazzoni e siamo contenti che l’intervista le sia piaciuta! Torni presto a trovarci!
      La redazione

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