SCUSATE, AVETE VISTO MARTIN BORMANN? di Daniela Esposito

copertinamazzoni - Copia (2)

Quando le chitarre facevano l’amore di Lorenzo Mazzoni

Chi è Martin Weisberg? Santone hippie e finanziatore della rock band texana dei Love’s White Rabbits? O spietato nazista, segretario di Hitler, all’anagrafe Martin Bormann? Sulle sue tracce, nell’America dell’odio e dell’amore liberi, si rincorrono alcuni individui, o meglio dei pezzi di individui, per i quali l’ex-nazista rappresenta un sacro Graal forse in grado di dare una nuova composizione ai rottami delle loro vite…

Quando le chitarre facevano l’amore è il nuovo romanzo di Lorenzo Mazzoni, edito dalla Spartaco Edizioni e disponibile in libreria dallo scorso 22 aprile. Lo scrittore ferrarese mette in scena una rocambolesca avventura on the road attraverso la quale i cammini di un pugno di personaggi si ricongiungono verso un’unica meta personificata da Martin Weisberg, alias Martin Bormann, nazista in pensione, ricercato numero uno, riscopertosi hippie e amante del rock.

Difficile dire chi siano i buoni e i cattivi di questa storia. Di fronte al mostro Bormann, i “cacciatori” non appaiono come prodi eroi votati alla giustizia, ma grottesche figure in cerca di notorietà o vendetta, dalle esistenze stravolte e sul punto di crollare da un momento all’altro. Se Weisberg è come un padre e guida per i componenti della comunità hippie generatasi intono a lui e alla musica dei Love’s White Rabbits, nondimeno esercita il proprio carisma sui suoi inseguitori, caricature che sembrano uscite da un quadro di Goya. Da Lolicia Smith, la ricca americana portatrice di Caos con le sue congetture e il suo tirapugni, a Luigi Portaleone infelice italiano ebreo cacciatore di nazisti assoldato dalla Smith per trovare Bormann, passando dal Vecchio agente del Mossad accecato dal desiderio di vendetta e dal saggio Paco Ignacio, sosia non vedente del Presidente guatemalteco e custode del senso delle vite di tutti i protagonisti: “Anche senza vedere se stesso l’essere umano percepisce ciò che è”.

Il ritmo veloce e serrato di Mazzoni è caratterizzato dallo scorrere degli scenari come tante diapositive. I pezzi di storia e di Storia si intrecciano dando vita a un collage di immagini che richiama le composizioni pop su cui i ritagli dei titoli di popolari riviste risaltano come qui le più salienti vicende e gli altisonanti nomi del secolo passato. Lo scrittore spedisce al lettore una moltitudine di cartoline da USA, Guatemala, Singapore e Vietnam, su un sottofondo musicale che infine appare come il primo protagonista dell’opera e che si catalizza nella band dei Love’s White Rabbits, veramente esistita e di cui Mazzoni ha fatto parte, catapultata mediante un artificio meta-letterario nell’America degli anni Sessanta.

Quando le chitarre facevano l’amore è un back to the future alla ricerca di un Godot che appare e scompare per poi riapparire di nuovo in compagnia dei resti del fondatore della cittadina texana che lo ospita: lo scheletro di Willie Levan, che molto ha in comune col reale Martin Bormann sulla cui morte e sul cui scheletro ancora girano molte storie, ma che Lorenzo Mazzoni ha trasportato nella sua, per offrire ai lettori una vorticosa avventura nell’America del Mito e dei miti.

Quando le chitarre facevano l’amore
di Lorenzo Mazzoni
Spartaco edizioni
Aprile 2015
12.00 €

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Un commento

  1. […] Quando le chitarre facevano l’amore è un libro che come lettore avrei voluto trovare in libreria. Si potrebbe dire che il romanzo narra della ricerca di Martin Bormann da parte di uno scovanazisti triestino, di agenti del Mossad, di un sosia presidenziale cieco, e di settori deviati della CIA. Però la trama è talmente complessa che questa è una spiegazione riduttiva. Ho cercato di raccontare il Movimento contro la guerra in Vietnam, la guerra di Secessione americana, la musica psichedelica, il viaggio on the road, la vita in Guatemala, a Singapore e a Saigon, le peripezie di un garibaldino innamorato di Anita, la donna del generale, le esperienze lisergiche, la biografia di una chitarra elettrica. Per farlo ho usato personaggi reali (dal generale Giap, passando per Bob Dylan e Roky Erickson, leader dei 13th Floor Elevators) e personaggi frutto della mia fantasia. Il colante di questo zibaldone sono, oltre al fuggiasco Martin Bormann, The Love’s White Rabbits, gruppo rock di cui io stesso ho fatto parte ma che ho collocato, invece che nell’Emilia degli anni ’90, nel Texas del 1968. Insomma, un libro totale, per come lo intendo io: storia, azione, spionaggio, nomadismo, colore, malinconia, droga, rivoluzione e rock & roll. […]

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