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Tecnica curiosa di Paolo Portoghesi

A cinquant’anni di distanza torna in libreria Tecnica curiosa di Paolo Portoghesi

Infanzia delle macchine. Introduzione alla tecnica curiosa è stato un fortunato libro di Paolo Portoghesi pubblicato nel 1965 per le Edizioni dell’Elefante e ristampato nel 1981 da Laterza. Con un titolo leggermente modificato ricompare oggi per le Edizioni Medusa, Tecnica curiosa. Dall’infanzia delle macchine alle macchine inutili. Innanzitutto occorre precisare che con “tecnica curiosa” Portoghesi si riferisce all’evoluzione del pensiero razionale. La tecnica curiosa è infatti ”la macchina progettata mentalmente prima di essere costruita, addirittura la macchina solamente pensata e indagata astrattamente come idea”. Dunque la tecnica curiosa consiste essenzialmente in un superamento dei confini cognitivi e culturali delle società paleotecnologiche passando da un rapporto in cui lo strumento è semplicemente un prolungamento del corpo, come ad esempio una zappa o una vanga, a un rapporto in cui la macchina “comincia a imporsi come diretta proiezione di un ragionamento o come stimolo fantastico legato al senso misterioso della natura, alla volontà di scoprire e celebrare insieme i segreti del movimento, della forza e del tempo”. Scopo del libro è dunque quello di individuare i “sintomi” di ciò che le macchine hanno significato in determinati momenti storici.

Tecnica curiosa consiste in una raccolta di scritti risalenti in gran parte agli anni Cinquanta del Novecento. I testi sono indipendenti uno dall’altro e il filo rosso che li collega è l’indagine dello sviluppo della mente progettuale con cui affrontare la natura e ordinare il mondo. Portoghesi passa così da Vitruvio a Leonardo, dall’invenzione dell’orologio alla creazione di macchine per costruire monumenti, dagli apparecchi per il moto perpetuo ai primi vagiti degli automi. Analizzando la preistoria di quest’ultimi si inizia a entrare nel dominio della sperimentazione speculativa. Un esempio: i festeggiamenti organizzati da Tolomeo Filadelfo in onore di Alessandro e Bacco. Tali festeggiamenti erano vivacizzati da un’apparizione meccanica: su un carro trainato da sessanta uomini era seduta la statua di Nysa che indossava una tunica gialla con lamine d’oro e un mantello spartano. Grazie a un ingegnoso meccanismo la statua si alzava da sola, versava del latte in una caraffa d’oro e tornava a sedersi. Nel corso della storia gli automi godettero di alterne fortune proprio in relazione all’espansione o alla contrazione del pensiero scientifico. In virtù di questo processo il Settecento fu il loro secolo d’oro e da giovane Rousseau girò la Francia guadagnandosi da vivere col denaro ricavato esibendo la fontana di Erone. L’ingegnere greco, a proposito di significati, assai più dell’utilità pratica delle macchine era interessato a suscitare negli spettatori il senso del magico e del soprannaturale. Tant’è che alcune sue invenzioni furono usate nei templi per accrescerne il prestigio.

L’ultimo capitolo del libro è dedicato a quella che Portoghesi definisce “tecnica immaginifica”, ovvero le macchine inutili rimaste prevalentemente sulla carta o sulla tela. Il testo parte dall’Ottocento, dalle immagini proiettate verso un futuro desiderabile come quelle che illustrano i romanzi di Jules Verne e che avranno poi nelle vignette di Albert Robida un creatore inesauribile. I disegni di questo vulcanico personaggio vanno dalla stazione per dirigibili al trenino per visitare il Louvre, dagli alberghi volanti al telefonoscopio (strumento che avrebbe permesso di vedere a casa qualsiasi spettacolo). Alcune di queste visioni hanno trovato realizzazione concreta e notevole è il fatto che la “Casa aerea rotante” dello stesso Rodiba abbia oggi ispirato la costruzione dell’aeronave Aèrofloral II, creata in Francia allo scopo di sensibilizzare i cittadini europei sui problemi ambientali. Anche l’arte si è dedicata alle macchine inutili. Nel 1912 Duchamp inizia a progettare il Grande vetro dall’enigmatico titolo: “La Sposa messa a nudo dai suoi Scapoli, anche”. Ci lavorerà sopra per ben otto anni. Risultato: un enorme cristallo in cui appaiono figure misteriose. Nella parte bassa dell’opera trova posto il mulino celibe, una strana macchina la cui decifrazione ha lo scopo di disorientare il pubblico, ossia di costringerlo a pensare.

Oggi dinanzi a “Tecnica curiosa” è ovvio interrogarsi sui motivi che hanno spinto l’autore a ripubblicare un saggio uscito mezzo secolo fa e che sostiene un’idea progressiva della civiltà delle macchine. Una risposta ci viene dalla “Premessa alla nuova edizione” dello stesso Portoghesi. Il quale afferma che l’infanzia e l’adolescenza delle macchine sono ormai alle nostre spalle e che il computer ha radicalmente cambiato il volto della tecnica perché apre e contemporaneamente isola dal mondo, ci offre un flusso continuo di informazioni e allo stesso tempo ci allontana dalla città come luogo di incontro e di scambio. Se a questa contraddizione si aggiunge la devastazione ambientale procurata dalla tecnologia ci si rende conto che oggi le macchine creano più problemi di quanti ne risolvano. Nonostante ciò Portoghesi non si perde d’animo. Secondo il celebre architetto occorre rimettere in discussione l’ideologia della crescita infinita e continuare ad avere fiducia nelle macchine, in particolare nel computer. Petizione che rischia di restare vana speranza se non si trasforma in una vincente lotta politica per un nuovo modello di società.

VIAPO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 21 marzo 2015.

Tecnica curiosa. Dall’infanzia delle macchine alle macchine inutili
di Paolo Portoghesi
Edizioni Medusa 2014
22,00 euro

 

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