LA BOULE NOIRE

La Boule Noire di George Simenon

La recensione di oggi riguarda un romanzo di uno dei guru del giallo, George Simenon. L’autore non ha certamente bisogno di presentazione.

Tra i miei scrittori preferiti, molto apprezzato dal pubblico in generale, negli anni mi sono affezionata al suo protagonista principale, l’Ispettore Maigret. Con l’intento quindi di immergermi nuovamente nella tenebrosa atmosfera di una Francia poco conosciuta quanto reale e di rincorrere i ragionamenti di un uomo apparentemente burbero e di poche parole, ho iniziato a leggere La Boule Noire (1955, Presses de la cité), che purtroppo mi ha alquanto delusa.

Sembra quasi impossibile che i grandi della letteratura possano, diciamo così, far fiasco, ma secondo il mio modestissimo parere è proprio questo il caso. Il racconto, scritto ovviamente in francese, è però ambientato in Gran Bretagna, a Williamson. Personalmente adoro la Gran Bretagna, quindi questo non è stato inizialmente un campanello d’allarme, anzi mi ha ulteriormente ben disposta alla lettura di quella che immaginavo un’altra eccellente indagine dell’Ispettore che fuma incessantemente la pipa e ama il buon cibo e il buon vino. Ma di Maigret nessuna traccia. Il protagonista, Walter Higgins, è un uomo di mezza età con supermercato e famiglia a carico. Viene subito dipinto come un introverso, con poca stima di se stesso, poco partecipe alla vita dei tre figli e della moglie nuovamente incinta, verso i quali traspare un’indifferenza dettata dal senso di inadeguatezza. Una figura grigia, insomma, che l’amante di gialli individua subito come possibile subdolo assassino.

Una pagina, un’altra pagina, un’altra pagina ancora, un capitolo ma la situazione è statica, non accade nulla di eclatante. La vita noiosa dello stempiato negoziante inizia ad annoiare anche me. Finalmente, però, viene fissato il fulcro del romanzo, la partecipazione al Country Club, circolo dei “signorotti” del paese nel quale Higgins anela ad entrare. Il suo desiderio di far parte di quella “crème” è ovvio, palese, enunciato quale riscatto di un’esistenza mediocre, affermazione di una personalità debole, insignificante, ma è un desiderio non esternato, contenuto, celato dietro un volto impassibile, nascosto persino ai suoi familiari per timore di essere deriso.

Altre pagine si susseguono lentamente, descrivendo l’asfissiante attesa della telefonata che sancirà il suo ingresso tra i patrizi di Williamson. Con inaspettata presunzione quest’uomo apparentemente succube del mondo, arriva persino a preparare una bottiglia di champagne per i festeggiamenti. Ma il telefono tace. Bene, adesso accadrà qualcosa, finalmente, spero, e continuo a leggere in trepida attesa del colpo di scena. Ma l’atmosfera torna ad appiattirsi. Higgins è stato rifiutato. I soci hanno votato, ma tra le altre bianche, una biglia nera ha decretato la sua inadeguatezza a far parte del circolo.

Tragedia! Una tragedia sempre interiore, però, senza urla, senza pianti, senza alcool a lenire falsamente i dolori dell’anima. Una tragedia fatta di sguardi circospetti, di vergogna dell’opinione degli altri, di scherno da parte di chi non lo ha votato. Chi è stato? Li ucciderò tutti! Bene, ci siamo! No, non ancora. Questa volta a far precipitare nuovamente la tensione appena accennata interviene l’anziana madre del protagonista. Una caricatura talmente esagerata da strappare per forza un sorriso. Entra quindi in scena questa donna dal passato piuttosto allegro, cleptomane, raramente sobria, ricoverata in condizioni gravissime in un’altra città, che non incontreremo mai. Inizia perciò la descrizione del solitario viaggio in automobile verso il capezzale della madre morente. Un viaggio interiore in cui Higgins ripercorre tutti i torti subiti, le brutture viste, l’affetto negatogli, facendo immaginare come minimo una strage catartica una volta rientrato nel suo attuale paese, dove vivono coloro che lo hanno rifiutato, che non lo hanno considerato degno. Ed eccolo, dopo aver percorso chilometri di riflessione, di ricordi dolorosi, di senso di ingiustizia, dopo aver trovato l’odiata madre già morta, rientrare a Williamson, nella sua casa, dalla sua famiglia e… non fare assolutamente niente!

È il caso di dire che la boule si è sgonfiata! Nessun omicidio, nessun ispettore, nessuna indagine. Dopo il travaglio interiore con cui il lettore viene ammorbato fino al penultimo capitolo, Walter Higgins si sente cambiato e confida che sicuramente domani andrà meglio, continuando a non affrontare la vita immerso nel suo statico grigiore.

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