Il ritratto di un mondo che, ormai, è andato “Via col Vento”

Cosa ci può essere di attraente nel rivedere più e più volte un film della durata di ben quattro ore dove la Guerra di Secessione fa da sfondo a una melensa storia d’amore? Sta proprio qui la differenza tra polpettone e kolossal: un buon equilibrio tra gli elementi, paesaggi dai richiami nostalgici, scene e frasi che hanno fatto la storia del cinema. Ma c’è un segreto di fondo per rendere questa formula vincente al 100%?

Ovvio che sì: d’altronde, tutti sanno che dietro un grande film si nasconde sempre un grande libro…

Ricordo ancora la prima volta che vidi Via col vento: ero poco più di una bambina, era uno di quei pomeriggi che avrei passato volentieri a vedere cartoni animati ma, purtroppo, mia madre fu più veloce di me ad impossessarsi del telecomando. Vabbe’, quanto durerà mai? Duecentoquaranta minuti, pubblicità esclusa.

Non scriverò qui il mio commento in merito, ma tutti voi potete immaginarlo bene. Mi misi sul divano a guardare questo film, prima arrabbiata, poi interessata, poi emozionata e, alla fine, commossa oltre ogni misura. Mamma ci aveva preso: da allora non perdo occasione per rivederlo e per innamorarmi sempre più di questa pellicola del 1939, diretta da diversi registi (Victor Fleming, George Cukor e Sam Wood) e prodotta da David O. Selznick (produttore, tra i tanti, anche di King Kong e Anna Karenina).

La storia narra della sedicenne Rossella O’Hara (felice traduzione dell’originale Scarlett, che appunto significa rosso, vermiglio) che vive la sua vita agiata tra capricci, flirt e festicciole nella sua terra, Tara, in Georgia. L’equilibrio viene sconvolto dall’inizio della Guerra di Secessione, e proprio mentre tutti i giovani del posto sono riuniti per una festa alle Dodici Querce, di proprietà dei Wilkes. Rossella, circondata dagli ammiratori e infastidita dai discorsi sulla guerra, dichiara in segreto il suo amore ad Ashley Wilkes, che però le confida di essersi da poco fidanzato con sua cugina Melanie Hamilton, di Atlanta. Rossella, per capriccio, decide quindi di sposare Charles Hamilton, cognato di Ashley, che però morirà all’inizio della guerra. Rossella, giovanissima vedova, va a stare ad Atlanta con Melanie, in attesa del marito partito per il fronte, e zia Pittypat. Ad Atlanta, Rossella passa il suo tempo a curare i feriti all’ospedale e a tenere di malavoglia il lutto; la vita per lei sembra conclusa, ma in suo aiuto arriva il controverso Capitano Rhett Butler, un rinnegato molto ricco e pieno di buonsenso che aiuterà Rossella a infischiarsene delle chiacchiere delle persone e a fare ciò che sente di fare. Tra colpi di scena, morte, guerre, amori e conflitti, il percorso di crescita di Rossella è ricco di difficoltà che però, grazie al suo temperamento e alla sua caparbietà, riuscirà a superare perché dopotutto, domani è un altro giorno.

La scelta degli attori non fu semplice: per il ruolo di Rhett Butler, che andò a Clark Gable, furono scelti inizialmente Errol Flynn e Gary Cooper. Per Rossella O’Hara, invece, le riprese iniziarono addirittura senza che l’attrice protagonista fosse stata scelta, Vivien Leigh superò il provino tra oltre 1400 attrici (tra le quali Bette Davis, Joan Crawford, Lara Turner e Katharine Hepburn).

Il film richiese più di due anni di faticosa lavorazione, raggiungendo costi altissimi e richiedendo ritmi lavorativi assurdi ma alla fine ne valse la pena, se si pensa che il film non solo è stato pluripremiato con ben otto Oscar, ma è stato anche riconosciuto come uno dei film più famosi della storia del cinema.

Grande fu la mia sorpresa nello scoprire, non molto tempo fa, che il film era basato sull’omonimo romanzo della scrittrice Margaret Mitchell. Per questo motivo, nonostante la voluminosità del libro, mi sono convinta a leggerlo. Già che c’ero, ho voluto provare l’ebbrezza di leggerlo in lingua originale ed è stata un’esperienza pazzesca!

Margaret Mitchell, la scrittrice in questione, è stata in grado di dare vita a un capolavoro. Nata ad Atlanta nel 1900, è stata anche giornalista. Ha scritto Via col Vento nel 1936 e per questo romanzo ricevette, l’anno successivo, il Premio Pulitzer e la candidatura al Nobel per la Letteratura nel 1938.

A parte i dialoghi dove parlavano gli schiavi, che erano fedelmente riprodotti e quindi di difficile comprensione per chi non è un madrelingua inglese, il libro è scorrevole e molto piacevole da leggere. Anche le numerose parti che descrivono con minuzia di dettagli il conflitto tra nordisti e sudisti sono interessanti e ben articolate. I personaggi sono vivi, caratterizzati benissimo tanto da essere quasi tridimensionali: abbiamo Scarlett che è una donna capricciosa e arrogante ma al tempo stesso capace di una forza d’animo e di un coraggio tale da risorgere, come una fenice, dalle proprie ceneri e passare in una situazione di agio dopo la fame patita durante la guerra. C’è Melanie Hamilton che è di una dolcezza disarmante, di animo nobile e puro che tutti ama e perdona quasi incondizionatamente, ma nasconde una ferocia leonina quando deve difendere gli affetti della sua vita. Rhett Butler, uomo senza scrupoli e senza limiti, che ama la figlia più di se stesso e la accudisce come se fosse lui la madre. Questa umanità dei personaggi, riportata in maniera impeccabile nel film, è accessibile in una maniera più intima leggendo il libro, dove i pensieri e le azioni dei personaggi sono messi su carta e rendono il quadro completo.

Oltre a tutto questo, quello che spiazza è la crudezza e la veridicità della storia d’amore che viene narrata: è una storia che va bene in ogni epoca perché è sincera, dove l’amore non va dato per scontato e può anche finire. Ma se è vero amore si può sempre combattere per esso, ed è quello che Rossella intende fare, ma non oggi, dopo che una serie di lutti ha sconvolto la sua esistenza e l’amore della sua vita le ha detto che francamente se ne infischia di quello che potrebbe capitarle. Non abbiamo uno dei tanti sequel e prequel che oggi ammorbano le nostre esistenze, in un voyerismo malato dove sembra che al lettore sia dovuta una fine ben definita per i personaggi di un libro. Niente di tutto questo: sappiamo solo che Rossella tornerà a Tara, la sua terra tanto amata, da cui lei prende tutta la forza che le serve. Non penserà oggi a quello che potrebbe ucciderla dentro, se solo si fermasse un attimo.

Noi, che abbiamo imparato a conoscere Rossella O’Hara e la sua forza, non possiamo fare altro che tifare per lei e sperare che ci sia un domani per lei e Rhett, anche lui testardo e difficile da far tornare indietro su una decisione. Conosciamo bene entrambi, ormai, e sappiamo che qualunque cosa potrebbe succedere. Ma non smettiamo di sperare per il meglio, come ha fatto Rossella nei momenti in cui la speranza sembrava abbandonarla del tutto. Perché dopotutto, domani è un altro giorno.

Annunci

Un pensiero su “Il ritratto di un mondo che, ormai, è andato “Via col Vento”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...