penombra

Penombra di Gian Luca A. Lamborizio

Cinque racconti non troppo omogenei e dai risvolti inaspettati e interessanti. Peccato solo qualche refuso…

Penombra è una raccolta di racconti, cinque per la precisione, di cui i primi due sono a sé stanti, mentre gli altri tre hanno come unico comune denominatore il protagonista, il commissario Molteni. Il primo racconto è incentrato su una giovane coppia che convive da poco: lei è in piena depressione a causa della morte della sorella, mentre lui, con dolcezza e pazienza infinita, ce la mette tutta pur di farla riprendere e farla ritornare la ragazza solare e sorridente di una volta. Peccato che, quando tutto sembra indirizzarsi verso un leggero miglioramento della situazione, il finale completamente inaspettato non può che spiazzare e sconvolgere il lettore. Nel secondo racconto entriamo nella vita di un uomo che vive da solo, in preda delle sue manie e della sua sociopatia. Frequenta regolarmente le prostitute e l’epilogo del suo ultimo incontro con una di esse si rivelerà angosciante, scioccante e, anche questa volta, del tutto inatteso. Il libro a questo punto cambia ottica, per non dire che cambia quasi genere, infatti si susseguono tre racconti gialli sì, ma più specificatamente polizieschi. L’anello di congiunzione tra i tre è infatti il commissario Molteni, alle prese con tre torbidi casi: nel primo un ragazzo confessa di aver ucciso il padre per vendicare la morte della madre avvenuta diversi anni prima (il cui caso, però, era stato archiviato come suicidio), nel secondo viene rinvenuto un barbone assassinato mentre un insospettabile padre di famiglia si è gettato dalla finestra del grattacielo in cui lavora, infine, nel terzo, una rispettabile professoressa universitaria viene trovata senza vita sotto la doccia nella sua lussuosa abitazione nella quale vive da sola e che riserverà sconvolgenti e insospettabili verità al commissario e alla sua squadra. Del personaggio di Molteni non ci viene svelato molto, come se lui steso fosse un mistero, un caso da risolvere. Solo nel terzo racconto ci viene concesso appena un fugace sguardo alla sua tormentata vita privata.

Due sono gli aspetti che più risaltano alla lettura di Penombra. Il primo è costituito dallo stile inconfondibile dell’autore, specialmente relativo alle scelte dei vari finali delle storie. Capita di leggere romanzi gialli e polizieschi in cui l’epilogo e la verità sia piuttosto prevedibile, ma non è questo il caso. Gian Luca A. Lamborizio riesce sempre a spiazzare il lettore riuscendo a non fargli intuire niente prima, specialmente nel primo racconto, il mio preferito, in grado di lasciare un senso di angoscia indescrivibile al termine della lettura. Il secondo può essere inserito nella stessa tipologia del precedente e ci lascia, se pur in maniera meno prorompente, le stesse sensazioni che provoca il finale della prima storia. I racconti che vedono per protagonista il commissario Molteni, invece, cambiano del tutto il registro, puntando l’attenzione sulle indagini della polizia, più che su il crimine in sé e suoi fautori. È proprio questo il secondo aspetto che più contraddistingue questo libro: la disomogeneità. Non necessariamente una caratteristica negativa, ma di certo inusuale: non se ne vedono molte di raccolte di racconti in cui la maggior parte hanno lo stesso protagonista mentre una minoranza sono storie e sé stanti. Di certo un dettaglio che rende questo volume più originale e che, in un certo senso, bilancia un po’ la leggera stereotipizzazione che contraddistingue la figura del commissario: giovane ma competente, bello ed elegante, non ben visto dai suoi colleghi più anziani ma meno brillanti, trasferitosi in città da non molto, sempre in compagnia della sua pipa e con una vita privata non proprio rosea. Ma evidentemente si tratta di un tipo di personaggio che rientra nell’immaginario comune del detective, con cui il pubblico ha imparato a familiarizzare, per cui non mi sento di condannarlo, anche perché il pezzo forte del libro sono i casi in sé più che chi li risolve.

Mi dispiace ma non posso non citare la presenza del testo di piccoli errori e imprecisioni di correzione di bozze (come spazi che precedono i puntini di sospensione ed “è” verbo essere maiuscolo scritto con l’apostrofo) nonché di frasi che “non filano proprio bene” in italiano. Peccato, peccato veramente. Niente di grave, sia chiaro, la lettura rimane comunque piacevolmente scorrevole, ma, probabilmente, questi dettagli infastidiscono il lettore abituale al quale risaltano subito, inevitabilmente, agli occhi. Proprio per questo Penombra potrebbe essere definito un “diamante allo stato grezzo“, nel senso che il materiale è buono, molto buono, semplicemente andrebbe raffinato per conquistare un gradino più alto nel giudizio al quale, purtroppo, al momento non riesce ad arrivare. Buona, infine, la scelta del titolo. La parola penombra rimanda, a livello superficiale, al genere giallo e thriller, ma soprattutto, a livello più profondo, alla “penombra” che contraddistingue ogni essere umano. Ciò che traspare dal romanzo è, infatti, proprio il messaggio che nessuno è come sembra, che ognuno di noi nasconde una parte del proprio carattere, del proprio essere invisibile ai più, che ristagna nella penombra e che viene a galla solo quando e se viene scoperta da un commissario valente.

Penombra
di Gian Luca A. Lamborizio
Eretica Edizioni
ed. 2015
12,20 euro

Pubblicato su Culturiamo.com il 23 luglio 2015

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