50 sfumature

È una saga stupenda, mi ha fatto capire cosa significhi il vero amore, nonostante tutte le difficoltà della vita” (Signora X, 50 anni circa, di bell’aspetto, all’apparenza colta e raffinata).

Esatto, è proprio quello che pensavo, ormai è un fenomeno letterario mondiale… Pensa che ho divorato tutti e tre i libri in due settimane!” (Signora Y, entusiasta coetanea morbidamente adagiata sulla sdraio sotto l’ombrellone).

L’atipica conversazione da spiaggia su temi insolitamente culturali desta la mia attenzione di bibliofila. Di cosa si tratterà mai? La risposta arriva piacevole e improvvisa come una mazzata sul collo: “Grigio, rosso, nero: sono tutte le sfumature del suo carattere: dominatore, marito dolce, apprensivo, maniaco del controllo… bla bla bla”.

Raccogliere le mie cose ed andarmene è un tutt’uno. Come dimenticarsi infatti che tutta la variazione cromatica della famigerata saga “rosa” occupa ormai da mesi (sigh) la vetta delle classifiche di vendita? Il trono lasciato vacante da Twilight nel cuore delle ragazzine (e non) è ormai saldamente occupato da Mr Grey e dalla sua amichetta finto colta Ana. Ma come fare a giudicare ciò che non si conosce, ciò che è spacciato come il più grande bestseller degli ultimi anni, una “stupenda storia d’amore”, se non provando a dare un’occhiata?

Mi libero da ogni pregiudizio e inizio la lettura. Chiudo il libro dopo i primi capitoli, a metà tra lo sconforto e il disagio nei confronti del genere umano. Perché non sono state l’incapacità di assegnare una punteggiatura corretta al testo, la varietà di vocabolario pari a quella di un adolescente che sogna di inoltrarsi nei meandri sconosciuti delle sottane delle ragazze. No. L’intera vicenda assume pian piano la stessa credibilità di Babbo Natale che dispensa regali su una spiaggia a Ferragosto: un ricco-stupendo-sexy-misterioso-problematico-DISTURBATO-sociopatico ragazzo ventottenne è alla guida di un impero aziendale. Si dà il caso che questo tizio incontri una studentessa di letteratura sprovveduta, ingenua, bruttina, la tipica sfigata che alla fine si trasforma da lavapiatti in Cenerentola, nel classico vissero felici e contenti, con tanto di applausi strappalacrime. Ma andiamo per gradi. Mr Grey la desidera. È così che inizia una relazione fisica di sottomissione al “dominatore” che manda a quel paese un secolo di lotte per la parità dei sessi. Bondage, frustate, umiliazioni: la dominazione violenta è infiocchettata e servita come una tenera e ripugnante storia d’amore.

C’era una volta il principe azzurro sognato da ogni ragazzina, ora c’è lo stereotipo di “Mr Grey”, in cui la pornografia e il cattivo gusto si mescolano a vagonate di stucchevoli banalità sul valore dell’amore nella vita. Inquietante è poi il messaggio veicolato (e sbandierato con orgoglio da milioni di avide lettrici): che male ci sarà mai a diventare la schiava di un ragazzo disturbato? Farsi frustare e umiliare guadagnerà sicuramente la sua eterna dedizione… perché questo è amore vero!

L’inesistente credibilità della storia è poi un insulto al genere femminile (almeno a quello ancora dotato di un cervello pensante): il fatto che una ventunenne con la testa sulle spalle, candida, neolaureata in letteratura, sia passata dalla lettura innocente dei grandi classici (con tanto di citazioni sparse a caso qua e là tra una performance e l’altra) al bondage è quantomeno fantascientifico. Neanche Asimov e Verne avrebbero mai potuto immaginare scenari tanto improbabili. Ma il vero insulto a cui mi riferisco è la sottile ambizione di aver voluto costruire personaggi finto colti per infiocchettare certa spazzatura kitsch di un’aura intellettuale, o almeno di un certo (inesistente) spessore. E la mancanza di questa consapevolezza trasforma un banale libro rosa scritto coi piedi (James, impara la punteggiatura, maledizione!) in un fenomeno letterario mondiale.

Offrendo i soliti luoghi comuni (gli opposti si attraggono – le ragazze preferiscono il bel tenebroso, possibilmente con dei seri disturbi comportamentali) spacciati per contenuti profondi e universali, si arriva alla più disarmante banalità… O a certe presunzioni dell’autrice nell’ accostare un prodotto con ambizioni letterarie (ennesimo sigh!) all’intramontabile Jane Eyre, la povera ragazzina che si innamora di un ricco signore burbero e con oscuri segreti. Tentativo fallito. Saccheggiare i grandi classici della letteratura con citazioni a caso buttate tra una pagina e l’altra funziona solo su Aforismi.com, è al limite dell’insulto e dello stupro… letterario. E stavolta non c’entrano frustini e bondage.

Lettori e lettrici de Il Bibliomane, ecco a voi il kitsch!

Annunci

Un pensiero riguardo “50 SFUMATURE DI KITSCH. QUANDO A MANCARE È IL BUON GUSTO di Ginevra Furlan

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...