fotografo

La fotografia è uno dei mezzi di maggior impatto per dialogare con e nella società; fin dall’antichità l’iconografia ha avuto un ruolo centrale nella comunicazione e, arrivati nel XXI secolo, possiamo affermare che l’immagine ha quasi completamente soppiantato il verbo. Foto, immagini e l’espressione di sé.

Chi di noi non ha mai scattato una fotografia? Immortala momenti, luoghi, persone e sensazioni che vorremmo rimanessero nel nostro cassetto della memoria. Ovviamente il risultato non è sempre ottimale, non tutti siamo professionisti anche se il boom di acquisti (un po’ per moda, un po’ per interesse) di reflex porterebbe a pensare il contrario; c’è chi, invece, fotografa per professione e da poco ha pubblicato un libro che racchiude la sua visione del mondo e i suoi innumerevoli viaggi: Matteo Canestraro ci racconta Souvenir.

Quando nasce la tua passione per la fotografia e, in particolare, in che modo è nato il progetto fotografico Souvenir?

foto 2La passione per la fotografia è un seme piantato molti anni fa. Sono cresciuto giocando nell’agenzia di comunicazione della mia famiglia, ma è negli anni dell’adolescenza che è sbocciato: in poco tempo sono passato da essere amatore a studente di fotografia, fino a diventare professionista. Souvenir invece nasce nel 2012, quando ho iniziato a concentrare lo sguardo sul mio vissuto quotidiano, in maniera totalmente istintiva e senza curarmi di quale fotocamera usassi. Nasce in contrasto con quello che era la mia vita professionale, fatta di fotografia di advertising e di architettura, e senza una piena coscienza di dove mi avrebbe portato: era qualcosa di più viscerale. Dopo tre anni ho guardato le centinaia di immagini scattate e ho trovato un diario dei miei stati d’animo attraverso dettagli e piccole immagini.

Quanto ha influito il viaggio nel tuo approccio allo scatto?

Ho la fortuna di viaggiare molto e questo libro ne è ovviamente condizionato, ma nelle immagini non vi è mai una ricerca dell’esotico. I luoghi in cui sono stato e ho vissuto sono nascosti, mai mostrati in maniera esplicita, sono nei dettagli. Roma, New York, Istanbul, Londra, Parigi sono solo alcuni dei luoghi in cui le fotografie di Souvenir sono state raccolte, ma non voglio che il fruitore del libro nei sia influenzato.

Qual è il messaggio che vuoi veicolare attraverso le tue foto? Cosa intendi esprimere al fruitore che non sempre è un esperto di fotografia?

Souvenir non è stato concepito per gli esperti di fotografia, è una porta sulla mia quotidianità, chiunque voglia può rimanere sulla soglia e apprezzare la composizione delle immagini, i dettagli, cercare di riconoscere i luoghi. Oppure può entrare nel mio mondo e immergersi nella complessità e soprattutto nella bellezza della vita quotidiana. Spesso riportiamo a casa dei Souvenir solo dai nostri viaggi, io cerco di trovarne ogni giorno. In questo libro c’è la volontà di raccontare la vita attraverso i dettagli, piccoli momenti che vengono eletti a simbolo: per raccontare un dato luogo o uno stato d’animo.

Le foto della pubblicazione spaziano molto tra loro, dalle immagini religiose a quelle urbane: qual è il nesso? Il criterio compositivo per la realizzazione della pubblicazione qual è stato?foto 1

Penso che le immagini di questo libro dialoghino molto tra di loro, è immediatamente riconoscibile la composizione in dittici del libro: le immagini che si trovano una di fronte all’altra non avrebbero avuto la stessa forza se non fossero state messe in connessione. Il lavoro di selezione è stato molto meticoloso in tal senso, è stato un processo durato mesi.

C’è una foto che hai particolarmente a cuore? Se si perché?

Più che di un’immagine mi piacerebbe parlare di un dittico. È stato il primo ad essere scelto nella primissima fase di editing, immediatamente abbiamo capito che poteva essere una chiave di lettura per la composizione del libro. Le due immagini sono state scattate a più di due anni di distanza tra di loro: la prima a L’Aquila nel 2012, la seconda è un particolare di una scultura di Kendell Geers esposta a Parigi. Sono due crocifissioni contemporanee, descrivono la nostra società e la sua agonia.

Come mai hai scelto di non dare profondità alle foto e, quindi, di non usare i piani prospettici?

È stata una scelta, a volte, fatta per fondere i soggetti con il background aiutandomi così a ricercare e creare forme e volumi, aumentando l’effetto grafico di alcune immagini. Altre volte invece, mi è servito per dare ai soggetti una lettura immediata, renderli più pop, immediatamente fruibili.

Le forme geometriche rivestono un ruolo molto importante nei tuoi scatti come gli elementi naturali: da fotografo cosa rappresentano per te?

5-souvenirMi piace l’armonia e la dinamicità della geometria, ne sono affascinato, la ricerco soprattutto nei segni dell’uomo, mi piace da impazzire quando questi si intersecano con la natura. Adoro le linee, i segni grafici, sono una costante del libro. Per quanto riguarda gli elementi naturali, essi sono ovviamente presenti nel mio lavoro, non li carico di significato però. Tutto è sempre visto attraverso i miei occhi, spesso gli elementi naturali sono uno strumento per raccontare delle emozioni in maniera più potente.

Che tipo di reflex possiedi e qual è l’obiettivo che ami usare?

Da professionista scelgo l’attrezzatura in base al lavoro che mi viene commissionato, la maggior parte delle volte utilizzo le Nikon D800, amo scattare con focali come il 35mm o il 50mm. Ma l’approccio a un progetto come Souvenir è stato decisamente fuori dagli schemi per me: la stragrande maggioranza delle immagini è stata raccolta con un iPhone. La sua fotocamera mi garantiva immediatezza, spontaneità e soprattutto il fatto di averla con me in ogni momento. Le immagini, sin dal principio, non erano pensate per una diffusione sui social network né sono state post-prodotte con i classici filtri Instagram. Avevo bisogno di abbandonare la pesantezza dei miei strumenti classici, trovare leggerezza nell’atto di fotografare per tradurre pensieri veloci che andavano seguiti senza esitazioni, ho trovato tutto questo nella fotocamera del mio telefono.

Informazioni aggiuntive:
Il libro è acquistabile nelle librerie Loring Art e Fatbottom di Barcellona oppure su http://canestraro.bigcartel.com/
ISBN: 9791220001335
A proudly self-published photographic book
Printed in Italy by Arti Grafiche Tofani

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