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Il romanzo epistolare che fece battere i cuori dei suoi lettori; un romanziere arguto, sofisticato, appassionato e patriota: Ugo Foscolo e il suo Ultime lettere di Jacopo Ortis.

Ultime lettere di Jacopo Ortis è un romanzo epistolare che non ha bisogno di presentazioni, è uno dei classici della letteratura italiana che, fortunatamente, ancora è ospitato dai programmi scolastici. Patria, amore, struggimento, esilio e il senso di una vita fuggito troppo precocemente. Jacopo è l’alter ego di Ugo Foscolo, prosatore e poeta di grandissimo spessore che si inserisce a pieno titolo tra gli scrittori neoclassicisti e che richiama nella sua scrittura echi del nostro classicismo, il nostro periodo aureo. La scrittura di Foscolo non è di semplice e immediata comprensione, complice la necessità di rispondere alla magia dell’ordine trasposto delle parole che tutto rende più aulico, impettito. Possiamo affermare, però, che non è per sola gloria che Jacopo parla in maniera così distante dalla favella della società: gli argomenti da lui trattati, principalmente la patria e il sentimento nei confronti di Teresa, richiedono uno stile non comune che possa celebrarli pedissequamente.

foscoloQuello che oggi voglio proporvi non è il mio parere circa l’opera, tantomeno un excursus sulla vita (sentimentale) di Foscolo, quello di cui vorrei parlare è cosa ha significato per me leggere Ultime lettere di Jacopo Ortis, quali sono state le mie sensazioni al riguardo. Tutto è iniziato in biblioteca mentre scorrevo per gli scaffali in cerca di una nuova avventura da affrontare; il mio occhio è caduto su questo titolo e sul libro più malconcio riposto tra i doppioni disponibili ed ho pensato: ho 28 anni, studio Lettere ma ancora non ho letto questo testo. L’ho preso. La sua lettura è passata attraverso diverse fasi: momenti di eccitazione e commozione per la splendida raffigurazione di Teresa, di rabbia per l’esilio e la delusione e di tristezza per la condivisione del dolore di Ortis che lo porterà al suicidio, gesto attraverso il quale il ventiquattrenne troverà finalmente pace. Protagonista è la delusione che segue il trattato di Campoformio con cui Napoleone nel 1797 spense tutte le speranze che molti patrioti ed intellettuali riponevano nel futuro imperatore francese: gli interessi dello Stato ebbero la meglio sugli ideali che l’autore appoggiava; il fervore iniziale lascia spazio all’estasi amorosa e poi, in ultimo, alla disperazione, al pensiero filosofico dell’Ortis che con grande lucidità sceglie di abbandonare il mondo dei vivi. Jacopo, attraverso le varie epistole che scambia con l’amico Lorenzo, arriva alla conclusione che la società è nemica della natura umana, è essa stessa il fulcro del male dell’uomo, è una matrigna che abbandona il figlio nella scelleratezza della razionalità fredda e calcolatrice. Non vi sembra un concetto pienamente calzante con la poetica di Leopardi?

Le ultime lettere appaiono a tratti ridondanti ma possiedono la carica esplosiva riposta nelle ultime parole del giovane: spesso ricalcando il testamento del protagonista che decide di sistemare i suoi averi e i suoi affetti e che desidera dare l’addio eterno alla genitrice e al suo amore impossibile: Teresa. “Veggo la meta: ho già tutto fermo da gran tempo nel cuore – il modo, il luogo – né il giorno è lontano. Cos’è la vita per me? Il tempo mi divorò i momenti felici: io non la conosco se non nel sentimento del dolore: ed ora anche l’illusione mi abbandona – medito sul passato; m’affisso sui dì che verranno e non veggo nulla”, come non definire questa speculazione pura filosofia che lo stesso Foscolo fa transitare attraverso Jacopo!ortis

Il personaggio nei suoi voli pindarici tra sentimenti contrastanti spesso pecca di egocentrismo, vedendo solo se stesso e la prospettiva percepibile dai suoi occhi; solo per Teresa riesce ad invertire la rotta ma sarà lo stesso affanno e dispiacere seguito al loro allontanamento che contribuiranno ad acuire la sua insofferenza verso la vita. Teresa è la chiave di volta che, dipanata in tutto il romanzo, fa oscillare Jacopo: dalla felicità dopo il primo bacio alla frustrazione per non poterla possedere ed amare: è promessa a Odoardo per poter risanare la situazione della famiglia della donna.

Insomma, il romanzo ha un andamento che spesso confonde il lettore ma che nel complesso rende meravigliosamente i sogni, le pene e le angosce di chi, elevato moralmente e spiritualmente, sente castrante la vita. Foscolo cita i grandi letterati suoi coevi come Alfieri, Melchiorre Cesarotti e ancora Parini: l’inserimento di uno spaccato reale e quotidiano rende l’opera ancora più reale tanto che, durante la sua lettura, spesse volte ho desiderato di trovarmi in un salotto e bere caffè con queste pietre miliari della nostra letteratura moderna.

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