UN ROMANZO EVANESCENTE E SPIAZZANTE di Giulia Luciani

l'antibagno

L’Antibagno di Placido Di Stefano

Un romanzo evanescente e spiazzante, dal titolo allo stile, passando per la copertina.

Siamo all’inizio del nuovo millennio, nel profondo grigio della periferia milanese. V. (Vladi) è un ragazzo di ventotto anni, paranoico e ossessivo che vive da solo, completamente alienato dal resto della società (eccezion fatta per il suo “socio” pusher Ale, che utilizza casa sua come deposito per la “roba”), circondato dai quadri, specialmente da quelli di Egon Schiele, ai quali si ispira per i suoi disegni, e costantemente immerso nella musica dei Nirvana, in primis, e di tanti altri. Preda di tic e balbettii pensa spesso di uccidersi per mettere fine alla sua agonia, fino a quando non nota la presenza di una nuova vicina. M. K. è una ragazza poco più che ventenne prigioniera a casa sua: è costretta, infatti, a badare a una madre che non le ha mai voluto bene, completamente preda di una depressione cronica e che deve essere accudita come una bambina. V. è ammaliato da questa ragazza, che le ricorda tanto la protagonista di uno dei suoi quadri preferiti di Schiele, e arriva a seguirla. Il Circolo è il luogo dove gli abitanti del quartiere si ritrovano ed è proprio qui che tra i due nascerà una sorta di anomalo, incompleto e complicato legame, proprio come il luogo dove tutto ha inizio e dove i loro incontri proseguiranno: l’antibagno.

Una premessa è d’obbligo: non siamo di fronte a un romanzo scorrevole alla lettura. Specialmente all’inizio, infatti, si fa piuttosto fatica a stare dietro allo stile e al ritmo della narrazione, poiché è decisamente peculiare, ma una volta “entrati nel meccanismo” si ha la chiave per immergersi in questo mondo degradato, fatto di iniziali puntate al posto di nomi di persone, poesie e riflessioni del protagonista e continui richiami a frasi/messaggi/slogan letti poco prima dai personaggi in televisione o per strada e che, casualmente, ben si legano al momento attuale. Proprio quest’ultima, probabilmente, è la caratteristica che più spiazza il lettore e dalla quale inizialmente potrebbe anche essere infastidito, perché la può considerare un’interruzione della narrazione e un richiamo troppo “forzato” e, quindi, irrealistico. Ma poi, mano mano che si procede nella lettura, ci si affeziona a questa peculiare tecnica e si inizia a capire che ha un senso non solo stilistico, ma anche tematico.

Queste frasi brevi, slogan pubblicitari ed espressioni idiomatiche, effettivamente, caratterizzano molto la nostra società e ancor di più quella dell’inizio del nuovo millennio, periodo in cui la storia è ambientata. Si tratta di messaggi che costantemente bombardano i personaggi completamente passivi, in primis attraverso la televisione, costantemente accesa e apparentemente trascurata ma che in realtà contribuisce, lenta e inesorabile, a incrementare la sensazione di solitudine, degrado e disadattamento. Anche la scelta di usare le iniziali puntate piuttosto che i nomi dei personaggi può inizialmente irritare (solo del protagonista sapremo poi il nome completo) ma anche questo contribuisce all’atmosfera che contraddistingue l’intero romanzo. I personaggi sono figure quasi prive di identità che si aggirano per un quartiere indefinito (anch’esso dall’iniziale puntata) e frequentano un locale denominato Il Circolo, del quale non ci viene fornita nessuna caratteristica. Grigio è il cielo, grigio il quartiere, grigie la case e grigi sono i protagonisti stessi.

V. e M.K. sono prigionieri delle loro stesse vite, preda dalle sue paranoie e dalle sue ossessioni il primo, succube del fardello della madre malata la seconda, lui che cerca di evadere con l’arte e la musica, lei che cerca di evadere con la droga; entrambi meditano il suicidio ma sono sospesi anche in questa difficile scelta. I protagonisti, effettivamente, non scelgono mai, sono piuttosto in balia di una sorta di spleen esistenziale che li atrofizza e li porta a questa non-scelta. Ci sono, da parte di entrambi, dei tentativi di reazione e di presa di posizione, ma poi l’atteggiamento del far scorrere tutto, coadiuvato dalla stessa società in cui sono costretti a vivere, finisce sempre con il prendere il sopravvento. L’antibagno, il luogo dove i due ragazzi si rifugiano per sfuggire dalla triste realtà, è la perfetta metafora di questo concetto, non un’oasi felice, quindi, ma un luogo sospeso che sostanzialmente non è nulla, un non-luogo, appunto. Vale veramente la pena leggere questo libro e insistere a proseguire la lettura anche se all’inizio sembra un po’ “strano” e difficile da capire, perché ci mostra una realtà dimenticata ma vera, raccontata con grande maestria e arricchita con citazioni, perlopiù musicali, che il lettore può anche prendere come spunto per ampliare o approfondire il proprio bagaglio culturale.

L’antibagno
di Placido Di Stefano
Italic Pequod 2015
20,00 euro

Pubblicato su Culturiamo.com il 19 settembre 2015.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...