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Una riflessione di Robert Musil sulla Grande Guerra che parla all’oggi

L’Europa è oggi al centro del dibattito pubblico. Quest’anno in Italia si è celebrato il centenario della Prima guerra mondiale. Ossia, si è ricordato il folle massacro di milioni di vite e l’inizio della fine dell’egemonia europea sul resto del pianeta. Della Seconda guerra mondiale si parla meno perché ha decretato il declino di un forte ruolo geopolitico dell’Europa, perché i suoi effetti si fanno sentire ancora oggi con la “protezione” USA, perché pochi hanno interesse a discutere un passato che non passa come si può vedere in Italia con lo sdoganamento del fascismo e il dilagare del razzismo. Ma di Europa si parla tanto anche per le politiche ultraliberiste dell’Unione.

Politiche imposte nell’interesse esclusivo dei grandi poteri economici e che come le due guerre mondiali stanno impoverendo e marginalizzando il Vecchio continente. All’orizzonte si intravedono due spettri: l’accordo transatlantico di libero scambio tra Europa e USA (Transatlantic Trade and Investment Partnership, TTIP) e l’inizio della terza guerra mondiale. Del TTIP la stampa mainstream si guarda bene dal parlarne troppo e tantomeno dal metterlo in discussione. Dunque pochi conoscono a fondo l’argomento. Ricordiamo solo che tale accordo si svolge in gran segreto tra “tecnici” delle due sponde dell’Atlantico e che quando sarà sancito decreterà la riduzione della cultura europea a una serie di pittoreschi souvenir. In una parola, il Vecchio continente sarà definitivamente americanizzato. Della terza guerra mondiale ha parlato con la sua usuale chiarezza Papa Francesco: si tratta di una guerra intermittente, per il momento localizzata e finalizzata a tutelare un sistema economico “dove il dio denaro è al centro”. Tale guerra ha iniziato a interessare il territorio europeo con l’ingerenza USA in Ucraina.

In estrema sintesi questa è la parabola della progressiva impotenza europea dal 1914 a oggi. Ben venga dunque la pubblicazione di un breve saggio di Robert Musil intitolato Europa inerme. Il testo, poco noto in Italia, è stato pubblicato nel 1922 e traccia un bilancio sullo “spirito dell’epoca” dopo l’ecatombe della Prima guerra mondiale e i sentori della nuova catastrofe in arrivo. Diciamo subito che per Musil il bilancio è fallimentare e possiamo capire perché interrogandoci sull’eccentricità del titolo (a cui si aggiunge un sottotitolo ancor più eccentrico: “Ovvero viaggio di palo in frasca”). Come mai l’Europa, le cui nazioni sono state di un’aggressività sconcertante nei confronti del resto dell’umanità, dovrebbe essere inerme? A questa domanda dà una risposta convincente Francesco Valagussa in uno dei tre saggi che accompagnano il testo di Musil (gli altri due sono di Vincenzo Vitiello e Adone Brandalise): l’Europa è inerme perché è scomparso l’uomo ed è apparso l’uomo-medio. Ossia l’individuo dalle mille esperienze e che non riesce a viverne nessuna. L’uomo-medio forse è sempre esistito in società di una certa complessità. Ma quello che caratterizza l’uomo-medio dell’epoca moderna è il suo essere senza qualità. Ritorna con altre parole la tematica dell’uomo-massa? Sì. Per Ortega y Gasset l’uomo-massa è, tra l’altro, colui che non ascolta ma emette un giudizio tassativo su ogni cosa. E chiunque di noi conosce personalmente parecchie persone con queste caratteristiche. Perciò non stiamo parlando di ieri. Precisa Valagussa: per Musil il problema non si esaurisce nel rapporto dell’individuo con la massa: il problema è “quella massa che è il mondo senza uomo”. Come non pensare oggi agli effetti sul grande pubblico dei vecchi e nuovi media?

La pubblicazione di Europa inerme è utile e stimolante per comprendere la contemporaneità. Perché parla a un’Europa che attualmente è vista dai grandi player internazionali soprattutto come un ricco mercato. Politicamente e culturalmente il nostro continente è sempre più ridotto a un’espressione geografica; tranne quando gli USA decidono diversamente e allora ci chiamiamo “comunità internazionale” e andiamo a minacciare e bombardare qua è là in giro per il mondo. La storia non si ripete mai. E tuttavia la pace tra i popoli non sembra rientrare negli interessi delle élite occidentali esattamente come non lo era nel 1914 e nel 1939. Le riflessioni di Musil sulla Grande Guerra possono esserci utili per contribuire a pensare come fermare ai suoi primi incendi la terza guerra mondiale che si va profilando all’orizzonte. Musil si rese conto che la lezione della Prima guerra mondiale non era stata compresa. Noi rischiamo di perdere di vista quel che abbiamo compreso della Seconda. Perché? Perché allora come oggi ci mancavano “i concetti per interiorizzare il vissuto” e, aggiunge Musil, “forse non possedevamo neppure i sentimenti il cui magnetismo attiva i concetti verso tale scopo”. Allora come oggi siamo alla “bancarotta metafisica”. Ossia: siamo al “bisogno chiaramente umano di tanto in tanto di lacerare l’esistenza e di gettarla in aria per vedere dove va a finire”. La politica dovrebbe tenere a bada questo demone. Invece troppo spesso si ispira a una Realpolitik che “ritiene reali soltanto le bassezze dell’uomo”. A causa di questa abdicazione abbiamo un altro straordinario bisogno: quello di una nuova forma spirituale o, se si preferisce un linguaggio maggiormente laico, di estendere il più possibile una coscienza collettiva fondata sui valori dell’amore per il prossimo, della tolleranza e della pace. Valori che non hanno frontiere e che Papa Francesco sta disperatamente cercando di far crescere tra i popoli di tutto il mondo. Basteranno a fermare l’avidità e la violenza del neoliberismo?

Europa inerme
a cura di Vincenzo Vitiello e Francesco Valagussa
traduzione di Francesco Valagussa
Moretti & Vitali 2015
14,00 euro

Patrizio Paolinelli,  via PO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 19 settembre 2015.

 

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