Di Giulia Luciani

La recensione dello spettacolo teatrale Ungra, scritto e diretto da Teodora Nadoleanu, per la regia 3D di Katia Lopetti e interpretato da Elisabetta Raoli, Francesca di Vincenzo, Gabriella di Luzio, Nika Perrone, Sandra Rossi, Sara Bocola, Ludovica Avetrani e Chiara Lombardo. Lo spettacolo è andato in scena sabato 10 e domenica 11 ottobre al Teatro Nuovo Sala Gassman di Civitavecchia.

Il cinema in 3D, ormai, non viene più considerata una novità, lo spettatore è abituato a ricevere gli occhiali all’ingresso e a entrare, illusoriamente, dentro la pellicola. C’è chi lo reputa una maniera più coinvolgente di seguire la storia e chi ne è infastidito, preferendo il cinema tradizionale: ma in entrambi i casi si tratta comunque di una pratica ormai consolidata. Stesso discors0 non può essere fatto per il teatro, per definizione molto più tradizionale della settima arte. Eppure Ungra, probabilmente per la prima volta, rompe questa eterna dicotomia con una commistione non soltanto tra teatro e cinema ma tra teatro e 3D. Lo spettatore, dopo aver inforcato i famigerati occhiali, si ritrova davanti una sorta di telone di plastica trasparente, dietro il quale è presente il palco su cui si muovono gli attori, mentre al centro e in alto, dove solitamente troviamo la scenografia, è posizionato un proiettore. Con un processo inverso a quello presente al cinema le immagini vengono così proiettate verso lo spettatore.

Un’introduzione piuttosto lunga precede l’azione, facendoci navigare tra pianeti e stelle (e facendoci anche abituare al 3D a teatro) e raccontandoci gli antefatti. La storia è ambientata nel 4014, quando il pianeta è abitato da sole donne, a seguito di una grande epidemia che quest’ultime organizzarono per sterminare il genere maschile, che le aveva maltrattate nei secoli precedenti. In questa nuova realtà troviamo due regni, quello di Lavar e quello di Cobi. Il primo, dalle terre verdi e rigogliose, è governato dalla regina Dukra, mentre il secondo, squallido e sovrappopolato, è sotto il dominio della regina Marax. Nel regno di Lavar le nascite sono estremamente controllate mentre quello di Cobi non basta più per la popolazione in continuo aumento, così il primo regno rischia di essere invaso dal secondo. Un esercito di forti uomini aiuterebbero Dukra a difendere il suo popolo e così la regina coinvolge Ungra, dall’incredibile forza, per rubare il liquido seminale necessario per generare il primo maschio. Ma la donna ha un’indole selvaggia e ribelle, oltre all’essere determinata a scoprire un segreto che entrambe le regine le hanno tenuto nascosto per anni…

Non solo non siamo abituati al “teatro in 3D“, ma non siamo abituati a storie di fantascienza a teatro: pianeti, galassie, abiti futuristici e “balletti robotici” sono tutte caratteristiche che sono sempre state cinematografiche. Per questo Ungra è un coraggioso spettacolo di sperimentazione che rompe ogni schema di ciò che consideriamo convenzionale. La scenografie vengono proiettate sullo sfondo e anche “davanti” alle attrici, dando la perfetta illusione di uno spazio scenico, il più realistico possibile. Inoltre, a volte, sono presenti dei brevi “viaggi”, tra le galassie e nel palazzo della regina, per esempio, che sfruttano al massimo le potenzialità del 3D. Le attrici sono talentuose, dalla voci potenti e dai gesti esaustivi, che spesso sfociano in violenza fisica, anche questa una piccola caratteristica insolita a teatro, che contribuisce alla continua commistione tra le due arti presente durante l’intero spettacolo.

Tutte queste novità sono troppo per lo spettatore tradizionale che ha bisogno di tempo per entrare nel meccanismo di ciò che sta vedendo. Peccato che, proprio quando sembra iniziare a “prenderci gusto”, Ungra termina, in modo anche un po’ brusco e inaspettato. La maggiore pecca di questo spettacolo teatrale si trova, quindi, nella sceneggiatura. Lo spettatore viene bombardato da troppe informazioni su nomi, dinastie e sulla finzione scenica in generale (come nei film di fantascienza) da perdersi un po’, anche a causa di elementi distrattori quali il 3D ed effetti speciali vari. La ambientazioni ricordano vagamente Avatar, quando sono naturali, come boschi e grotte, e Il Signore degli Anelli, specialmente quando siamo nel palazzo della regina: insomma c’è un po’ di tutto, forse troppo. Questo eccesso di fondo fa perdere punti a uno spettacolo che andrebbe premiato per il coraggio e l’originalità, per cui possiamo affermare che l’idea è buona ma deve essere perfezionata. L’impressione generale è che la cura per il 3D non abbia lasciato spazio a una migliore sceneggiatura. Nonostante questo Ungra è uno spettacolo che va comunque visto, in quanto unico nel suo genere, con la speranza di un ulteriore perfezionamento a livello della trama.

Pubblicato su Culturiamo.com il 12 Ottobre 2015.

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