galileo e harry potter

di Patrizio Paolinelli

La magia può aiutare la scienza? Marco Ciardi si propone di coniugare due forme di sapere mettendo da parte qualunque dogmatismo

Non è facile imbattersi in libri che appassionano, fanno crescere e si leggono tutti d’un fiato. Ma ogni tanto ancora capita. È il caso di un agile volume scritto dallo storico della scienza Marco Ciardi: Galileo & Harry Potter. La magia può aiutare la scienza?. La domanda del sottotitolo è di quelle che di solito non si fanno. In genere infatti non appena fa capolino la parola scienza si dà per scontata l’incompatibilità tra la narrazione razionale e quella magica. Ma Ciardi rompe gli schemi e non è nuovo a imprese di questo tipo. Bastano i titoli di un paio dei suoi precedenti lavori per dimostrarlo: nel 2011 ha pubblicato Le metamorfosi di Atlantide. Storie scientifiche e immaginarie da Platone a Walt Disney; e nel 2014 ha curato il libro: A bordo della cronosfera. I fumetti tra scienza, storia e filosofia (entrambi editi da Carocci).

Galileo & Harry Potter si colloca nel solco di questi precedenti studi sul rapporto tra scienza e società e nel loro insieme i tre volumi costituiscono un disciplinato esercizio di tolleranza. Esercizio che costituisce uno dei valori più preziosi delle fatiche di Ciardi. In Galileo & Harry Potter possiamo toccare con mano tale valore in virtù di un approccio mentale aperto e che guarda alla storia in termini di complessità: chi l’avrebbe mai detto che un protagonista della rivoluzione scientifica come Newton dedicasse tantissimo tempo allo studio dell’alchimia forse più che allo studio della fisica? Eppure – nonostante la cosa sia stata tenuta nascosta per molto tempo – per un uomo di scienza del XVII secolo era del tutto lecito occuparsi della pietra filosofale, il cui potere, è bene ricordarlo, doveva trasformare i metalli vili in elementi preziosi e donare l’immortalità. Allo stesso modo non è molto noto il fatto che il poeta romantico Samuel Taylor Coleridge abbia attinto per alcune sue opere a una vasta letteratura scientifica, che la filosofia materialistica di Leopardi abbia un debito con Lavoisier, che Kant si sia interessato alla comunicazione con gli spiriti, o che per Dante e Einstein, passando per Leonardo, non ci sia distinzione tra arte, filosofia e scienza. L’invito di Ciardi è dunque quello di interpretare tendenze apparentemente incompatibili nella loro dimensione storica. Una dimensione che al suo interno contiene mondi diversi ma non per questo inesplorabili né impermeabili l’uno all’altro, tutt’altro.

Coerentemente con quest’approccio nell’Introduzione al suo libro Ciardi dichiara di stare sia dalla parte della scienza che dalla parte di Harry Potter. Com’è possibile? E’ possibile se si esce dai pregiudizi, dal dogmatismo e da meschini interessi di bottega (fosse pure, la bottega, il centro di ricerca di una prestigiosa università). Ciò significa che nessuna forma di sapere va demonizzata né trattata con sufficienza. Proprio per questo motivo, ci ricorda Ciardi, Galileo non aveva niente da eccepire alla presenza di fate, draghi, ippogrifi e streghe nella letteratura: “Fu proprio grazie al suo amore per la letteratura, la poesia e l’arte che Galileo riuscì a sviluppare quella capacità di immaginazione che poi gli sarebbe stata utilissima per compiere una straordinaria rivoluzione in campo astronomico”. Ciò significa cedere al sogno o peggio ancora all’occulto? Ovviamente no. Significa che come tutti gli esseri umani anche gli scienziati sono condizionati da convinzioni metafisiche, immagini dell’uomo e dai portati culturali del loro tempo. Ma significa anche altre cose. Ad esempio che la scienza non è sempre in grado di fare previsioni infallibili (non sappiamo con certezza quando accadranno i terremoti e proprio di recente abbiamo tutti assistito al drammatico ridimensionamento degli strumenti di previsione dell’economia). Ma l’attenzione degli scienziati per l’immaginazione e la fantasia significa soprattutto che da maghi, veggenti e profeti si può imparare molto; nel senso che da fenomeni inspiegabili possono emergere opportunità interessanti per capire meglio la psiche umana, per perfezionare la conoscenza dell’arte dell’inganno e per stimolare la creatività. Tramite le parole di un giornalista scientifico, Michael Hanlon, Ciardi ci ricorda che a tutt’oggi non abbiamo una legge fisica che vieti l’esistenza delle macchine del tempo, pertanto i fisici devono prenderle seriamente in considerazione.

Il metodo della scienza è chiaro e molto sommariamente possiamo schematizzarlo così: osservazione di un fenomeno, formulazione di ipotesi e previsioni, verifica delle previsioni, diffusione dei risultati, confronto con la comunità scientifica. È evidente che questo metodo non ha nulla a che fare col pensiero dei maghi. Pensiero che per sua natura è esoterico, si fonda sull’autorità indiscussa di un illuminato, sul segreto in lui depositato ed è riservato a una categoria di eletti. È ovvio quindi che il modo di Ciardi di stare dalla parte di Harry Potter è quello di uno scienziato. La sua posizione è simile a quella di Kant quando dubita che Emanuel Swendeborg sia stato in contatto con l’aldilà. Lo scetticismo del filosofo non è nutrito dal disprezzo, ma dal fatto che le esperienze del dotto svedese non erano sufficientemente provate sul piano scientifico. Non sorprende dunque che Ciardi sia presidente del Gruppo Toscano del CICAP (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni delle pseudoscienze).

Il lungo successo planetario di Harry Potter dimostra quanto la magia catturi ancora l’interesse del grande pubblico anche in società tecnologicamente avanzate come la nostra. Ciò non deve spaventare: si può avere una mentalità scientifica e amare appassionatamente il genere fantasy senza per questo cadere in contraddizione. Anzi, come dimostra Ciardi, affacciarsi sui mondi dell’immaginazione è estremamente salutare per la scienza. Mentre molto preoccupante è il ruolo giocato dai media. Riprendendo alcune osservazioni di Umberto Eco, Ciardi sottolinea quanto le comunicazioni di massa siano responsabili di una fruizione magica della tecnologia proprio perché la loro ansiosa ricerca dell’audience gli impedisce di dedicare la dovuta attenzione al lungo lavoro della scienza per produrre la tecnologia che oggi ci circonda. Insomma i mass-media confondono la scienza con la tecnologia e inducono il pubblico a perseverare nell’errore. Il risultato è la formazione di una mentalità che ritiene il passaggio dalla scienza alla tecnologia breve quanto il colpo di una bacchetta magica.

Come si vede un libro apparentemente leggero come Galileo & Harry Potter solleva in realtà questioni fondamentali per la nostra società. Ne richiamiamo solo due e lasciamo al lettore il piacere intellettuale di scoprire le altre. Una, l’abbiamo accennata, è l’esercizio della tolleranza. Esercizio davvero necessario in un momento storico come il nostro. Un’altra è la ricerca dell’unità della cultura. Ossia l’importanza di favorire il dialogo fra saperi umanistici e scienze della natura. Nel secolo scorso Whitehead e Dewey esortano a superare le separazioni artificiali tra le “due culture” e per Ciardi la loro lezione è ancora oggi attuale perché discipline chiuse in se stesse e cattiva didattica possono mettere in pericolo la democrazia.

Patrizio Paolinelli,  via PO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 17 ottobre 2015.

Galileo & Harry Potter. La magia può aiutare la scienza?
di Marco Ciardi
Carocci 2014
13,00 euro

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