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di Paola Bianchi

Sogni e vittorie di una donna nel secondo dopoguerra

Questo mese si chiude con un ricordo dedicato alla scrittrice Elsa Morante, morta il giorno 25 novembre 1985.

Donna poliedrica dal temperamento forte e combattivo, si distinse per le sue qualità, non solo di scrittrice, ma anche di poetessa, saggista e traduttrice.

L’artista iniziò a scrivere sin da giovanissima, dilettandosi, inizialmente, con filastrocche, favole per bambini e racconti brevi, apparsi frequentemente nel Corriere dei piccoli. Anche il suo primo libro, pubblicato da Garzanti nel 1941, Il gioco segreto, è una raccolta di racconti giovanili.

Sposata con Alberto Moravia e carissima amica di Pier Paolo Pasolini, la prolifica autrice romana del secondo dopoguerra, frequentò gli scrittori e i letterati più noti del tempo. Nei suoi romanzi è facile ritrovare il pensiero e le influenze sociali della seconda metà del Novecento, ma anche le atmosfere meridionali a lei tanto care, di quella parte d’Italia che l’accolse e la nascose ai nazisti, dopo l’occupazione della capitale.

Nel 1948 il suo primo romanzo, Menzogna e sortilegio, le valse il Premio Viareggio e la pubblicazione negli Stati Uniti col titolo House of Liars. L’Isola di Arturo, invece, del 1957 le fece conquistare il Premio Strega.

Come spesso accadeva in quegli anni e, se vogliamo, come accade ancora tutt’oggi, si creò quasi inevitabilmente, il binomio letteratura/cinema. Quindi anche Elsa Morante fu catturata dal fascino della pellicola e della macchina da presa. Nel film Accattone del 1951 troviamo, addirittura, una sua breve apparizione nel ruolo di una detenuta.

La curiosità la spinse a sondare anche il campo della radio, conducendo una rubrica di critica cinematografica, che abbandonò dopo aver subito un atto di censura da parte della dirigenza RAI.

L’eclettica personalità della Morante trovò sfogo persino nella musica. Sua è la colonna sonora di Medea del 1969 e sue sono le parole della “ballata di un giullare” suonata dal celeberrimo Nino Rota, nel film storico di Franco Zeffirelli, Romeo e Giulietta.

Tuttavia, il libro che indubbiamente la fece diventare una scrittrice di fama internazionale è La Storia, del 1974. L’ambientazione è quella della Città Eterna ed il periodo quello vissuto dall’autrice stessa, la seconda guerra mondiale. Molte furono le critiche positive e negative suscitate dal testo che, visti i temi trattati, divenne bersaglio sia del pensiero di sinistra, che di quello di destra.

Il suo ultimo romanzo, Aracoeli, del 1982, la vide ottenere il Prix Médicis un anno prima della sua morte.

Rifiutando la grave malattia che l’aveva colpita, tentò il suicidio nel 1983, ma fu solamente nel 1985 che trovò la pace, quando il suo cuore smise di combattere.

Elsa Morante è una di quelle persone che ha lasciato un segno nella storia, non solamente italiana.

I suoi manoscritti sono conservati nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e, sempre nella città che la vide nascere, le sono state dedicate varie mostre e una piazza, in cui è stato aperto il Centro Culturale Elsa Morante. Ostia, invece, le ha intitolato la Biblioteca Comunale del XIII Municipio.

Tre anni fa il nipote, Daniele Morante, ha curato l’uscita di una raccolta di cinquecentonovantasei sue lettere, intitolata L’amata.

Invitandovi quindi a leggere, o rileggere, qualcuna delle opere di questa grande autrice, chiudo quest’omaggio con uno dei messaggi tratti dalla sua poetica: “La poesia mantiene viva la realtà, e sconfigge l’irrealtà.”

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