emigranti

di Giulia Luciani

Emigranti è lo spettacolo diretto da Giancarlo Fares, andato in scena domenica 22 novembre al teatro Nuovo Sala Gassman di Civitavecchia.

Decisamente d’effetto e curata nei dettagli la scenografia di Emigranti, volta a rappresentare un’angusta cantina dove, nel secondo Novecento, convivono due polacchi emigrati (molto probabilmente) in Germania. Delle pareti interamente costituite da semplici casse di frutta in legno delimitano lo spazio che è riempito da un piccolo tavolo centrale, con due sedie, un mobiletto sullo sfondo, a mo’ di credenza e, soprattutto, due letti laterali, che permettono fin da subito allo spettatore di inquadrare che tipi di personaggi abbiamo di fronte e, in particolar modo, quanto sono diversi tra di loro. Ai piedi del letto di sinistra ci sono scarpe e altri oggetti banali e sulla relativa parete sono appese immagini religiose affianco a fotografie di belle donne, mentre ai piedi di quello di destra abbiamo diverse pile di libri e sulla parete svariati ritagli di giornale.

Nel corso della conversazione tra i due coinquilini le intuizioni si rivelano fondate: il primo è un operaio sempliciotto e poco istruito, mentre il secondo è un borghese intellettuale. Il primo non fa altro che accumulare denaro per tornare al suo Paese da uomo ricco, da sua moglie e dai suoi bambini, il secondo, invece, non vuole tornare in quella che lui vede come una sorta di gabbia da cui si è finalmente liberato e sogna di scrivere il suo libro sull’essere umano. Durante la nottata dell’ultimo dell’anno, i due discutono, litigano e poi fanno pace, si criticano aspramente per poi rivalutare la loro visione della vita.

Basato sul testo di Slawomir Mrozek, scritto nel 1974, Emigranti conquista lo spettatore battuta dopo battuta. Inizialmente lo fa divertire con i modi buffi e sempliciotti dell’operaio (interpretato da Giancarlo Fares) che ha sempre pronta la risposta ironica e divertente ai sofismi arzigogolati dell’intellettuale (interpretato da Marco Blanchi). Poi, al contrario, lo fa sinceramente interessare ai ragionamenti profondi e contorti del borghese che sembrerebbe avere la verità in tasca, ma sul più bello basta una parola o un gesto del coinquilino per smontare tutte le sue teorie e mandarlo completamente in crisi. Nessuno dei due incarna il torto o la ragione, ma rappresentano due differenti visioni dell’emigrazione, in particolare, e della vita, in generale. Mille domande si affollano nella mente dei personaggi così come in quella degli spettatori che, pur volendo, non riescono a distrarsi un momento da questa escalation di ragionamenti, congetture e rivelazioni. Emigranti convince in tutto e per tutto, dalla scenografia, al testo, dalla regia, alle interpretazioni e rende possibile un tuffo nella psiche dei personaggi che inevitabilmente di riflette anche nella propria.

Pubblicato su Culturiamo.com il 24 novembre 2015.

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