Bruno Pronunzio

di Daniela Esposito

Quest’oggi il Bibliomane incontra Bruno Pronunzio, autore di “Chiave di volta”, il romanzo pubblicato lo scorso settembre presso Leone editore, che in poche settimane ha raggiunto le cime delle classifiche delle vendite online. Qual è il segreto dell’immediato successo di questo Thriller? Certamente ve ne potete fare un’idea leggendolo (pensavate che ve lo avremmo svelato così facilmente?). Intanto vi accompagniamo a conoscere un po’ più a fondo l’artefice di questo felice esordio.

In pochi mesi dalla prima pubblicazione, Chiave di volta ha già avuto un buon successo di vendite e una seconda ristampa. Ci parli un po’ della genesi di questo libro.

Chiave di voltaIl libro è in vendita dal 17 settembre e già dopo pochi giorni era nella top 10 dei Thriller di narrativa italiana più venduti dal sito IBS.it. Per oltre venti giorni Chiave di volta ha occupato il secondo posto, un successo che è andato oltre ogni più rosea aspettativa. Dopo circa un mese il libro era introvabile su Amazon e IBS: la casa editrice aveva esaurito le copie e cosi ha provveduto a farne ristampare una seconda edizione. Chiave di volta nasce quasi per gioco: nel 2013 la Pro-loco di Dama, un borgo del Casentino in provincia di Arezzo, organizzò un concorso letterario per animare l’estate, periodo durante il quale in quella località, colpita da un forte flusso migratorio durante il ventesimo secolo, fanno abitualmente ritorno persone ormai stabilitesi in altre zone del Paese. Si trattava di proporre un breve racconto, di due pagine, avente ad oggetto Dama come località, gioco, donna di altri tempi, animale (Dama dama è il nome scientifico del daino). Così ho immaginato il viaggio di un monaco templare che, all’indomani del rogo dell’ultimo Maestro Generale (1314), percorre la via Romea di Stade (battuta dai pellegrini tedeschi con destinazione Roma) fino a fermarsi nei pressi del piccolo romitorio francescano della Verna. Il racconto inizialmente si intitolava Sette secoli, perché nel 2014, esattamente settecento anni dopo, viene rinvenuta una misteriosa pergamena da parte dell’informatico Stefano Zarri. Per costringere la storia in due pagine ho fatto una fatica enorme e così, in parallelo, ho iniziato ad ampliarla. La sorpresa più grande è stato constatare, man mano che andavo avanti, che le vicende sembravano avere una vita autonoma: gli agganci storici che ipotizzavo tra papi, santi e opere d’arte venivano suffragati da riscontri reali.

Come mai ha scelto il genere del Thriller? E quali sono i modelli letterari cui si è ispirato o che hanno influenzato in qualche modo il suo lavoro?

Ritengo che il genere del Thriller sia quello che consenta all’autore la più ampia possibilità di trattare qualsiasi altro argomento, dalla vicenda romantica a quella storica, dallo spionaggio all’attualità, dalla guerra alla finanza; allo stesso tempo tiene alta l’attenzione, ingaggiando con il lettore una sfida a distanza. Il successo del Thriller dipende proprio dal risultato di questa gara: quanto più il lettore non è stato in grado di immaginare le conclusioni, tanto più giudicherà valido il romanzo. All’età di sedici anni rimasi folgorato dal Nome della Rosa, più tardi apprezzai Il Pendolo di Foucault. La trovavo una soluzione geniale quella di introdurre riferimenti alla religione e alla storia all’interno di un Thriller: in quel modo si sarebbe stimolato nel lettore l’interesse ad approfondire aspetti culturali che altrimenti sarebbero rimasti appannaggio di pochi. Più di recente Dan Brown ha ricalcato lo stesso schema: consente di avvicinarsi ad alcune opere d’arte attraverso la lettura di un Thriller. Di Angeli e demoni ricordo vagamente l’epilogo, ma non trascuro di osservare con più attenzione – quando giro per Roma – la fontana di Piazza Navona o “L’estasi di Santa Teresa”.

Il mondo dell’editoria libraria è tutt’altro che semplice e molti aspiranti scrittori non arrivano mai alla pubblicazione. Quali sono state le maggiori difficoltà che ha dovuto affrontare come autore esordiente?

Bruno Pronunzio
Bruno Pronunzio

Qualche giorno fa una persona mi faceva notare che il 90% dei libri di poesia esposti nelle librerie sono stati scritti da poeti defunti. Questo non dipende dal fatto che non ci siano poeti in vita, quanto piuttosto dalla circostanza che quasi nessuno ha il coraggio di scommettere sulle novità. Ciò è vero anche per la narrativa: i casi di scrittori esordienti non sono frequentissimi e gli scaffali sono riempiti soprattutto da autori già affermati. Ogni esordiente prova a inviare il manoscritto alle case editrici più importanti, ma se dopo qualche mese non ci sono riscontri le alternative sono le case editrici minori o l’auto-pubblicazione: in entrambi i casi ci si scontra con le difficoltà rappresentate dalla distribuzione e con la diffidenza dei punti vendita. Considerato che lo spazio espositivo è limitato, infatti, il rivenditore difficilmente punterà sull’autore esordiente e sconosciuto. Qui entra in gioco la tenacia. Nel mio caso ho avuto il contatto con l’editore dopo circa otto mesi trascorsi inviando mail a case editrici e agenti letterari. Credevo nel progetto e non mi sono demoralizzato: bisogna sempre tenere in conto che ogni casa editrice riceve al giorno almeno venti o trenta manoscritti e che le possibilità di essere preso in considerazione sono veramente minime. Ma tenacia vuol dire anche darsi da fare nella promozione: attraverso i social media, le presentazioni, i firma copie, la ricerca di recensori.

Sappiamo che sta lavorando al suo secondo romanzo. È possibile avere qualche anticipazione?

L’idea di continuare con Stefano Zarri, il protagonista di Chiave di volta, risale a gennaio 2014, quando ancora non avevo terminato il primo romanzo. Ho iniziato a lavorarci però nel 2015 e sono circa a metà della storia. In questa vicenda l’informatico modenese si troverà ad affrontare, insieme alla fidanzata ungherese, alcuni casi di omicidio che presentano delle strane caratteristiche, tutte differenti, accomunate però dalla presenza di riferimenti ad alcune opere liriche. Anche questa volta ci sono rinvii a differenti periodi storici, i primi anni del 1500 e del 1800, a opere d’arte, musicali e letterarie. Non ci sono né templari né francescani ma non potevano mancare i riferimenti religiosi, in particolare a un’eretica del 1200 e a Martin Lutero. Stavolta la città di Civitavecchia la farà da padrona, specie nel finale. Conto di uscire in libreria nell’autunno del 2016.

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Un pensiero riguardo “Genesi di uno scrittore. Intervista a Bruno Pronunzio

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