Stefania Romito

di Paola Bianchi

Già autrice di Attraverso gli occhi di Emma, edito dalla Alcyone Editori nel 2010 e del minibook Tu di che coppia sei?, sempre a cura dell’Alcyone nel 2013, due opere che hanno riscosso un discreto successo, Stefania Romito torna a conquistare un pubblico sempre più ampio, con il thriller a puntate Ophelia, le vite di una ghost writer, in cui rinnova la collaborazione con la casa editrice.

Gli episodi di Ophelia Moris stanno riscuotendo un successo indiscusso. Ti chiedo, quindi, come nasce questo personaggio tanto accattivante?

L’idea nasce dalla mia esperienza personale unita, naturalmente, alla mia fantasia. Oltre ad essere una scrittrice di narrativa, sono anche una “scrittrice fantasma”, scrivo quindi per conto di quelle persone che per motivi diversi si rivolgono a me per la stesura delle loro biografie. Ed è proprio svolgendo questa interessante attività, che richiede un contatto diretto e approfondito con la persona in questione, che è nata in me l’idea di dare vita a un personaggio che si trovasse a vivere situazioni imbarazzanti e a volte paradossali fino ad arrivare a mettere a rischio la sua stessa vita.

La bella ghost writer si trova ad affrontare, in ogni episodio di cui è protagonista, situazioni pericolose ed avventure coinvolgenti, frutto della tua meravigliosa fantasia. Da dove prendi le idee per una particolare ambientazione o condizione?

OpheliaPer fortuna possiedo una fantasia piuttosto fervida, e questo è un fattore indispensabile per qualunque romanziere, ma ancora di più per un autore di serial a scadenza fissa. Avendo a disposizione soltanto una ventina di giorni per completare le varie fasi di ciascun episodio (dall’ideazione alla stesura fino alla revisione finale) avevo poco tempo materiale per pensare alle trame. Mentre lavoravo a un episodio, ero già costretta a ideare la trama di quello successivo. Il momento in cui l’ispirazione è al massimo è la sera prima di addormentarmi. Spesso le idee migliori sopraggiungono proprio in quegli attimi. I fatti di cronaca mi hanno ispirata parecchio durante la fase di ideazione, ma è stato determinante anche il supporto di mio marito il cui brillante ingegno ha contribuito a dar vita a vicende davvero coinvolgenti ed appassionanti. Molto del merito è sicuramente suo.

Bella, giovane, donna di successo, curiosa, intelligente… come la sua creatrice, perciò dicci, quanto c’è di te in Ophelia?

Ti ringrazio moltissimo per questo grande complimento! Non sono certa di essere realmente così come mi descrivi, probabilmente no, però una cosa è certa: Ophelia lo è di sicuro. Sono in molti a ritenere che lei rappresenti una mia proiezione idealizzata, forse inconsapevolmente lo è… del resto, in ogni personaggio c’è sempre qualcosa del suo autore, credo sia inevitabile.

Hai mai avuto una particolare difficoltà nel descrivere una determinata scena, magari scabrosa o, profondamente coinvolgente? Quale e perché?

Bellissima questa domanda e ti ringrazio per avermela rivolta. In effetti, è accaduto. C’è una scena in “Macabre ossessioni” in cui Ophelia si prefigge l’obiettivo di sedurre l’uomo che lei crede essere un assassino poiché ritiene che soltanto così riuscirà a indurlo a confessare. Non nego di aver provato una certa difficoltà a rappresentare questa particolare scena. Ophelia, nonostante sia una donna estremamente sensuale e attraente, prova un notevole disagio nell’utilizzare la sensualità come un’arma a suo vantaggio e questo è di sicuro un aspetto che mi appartiene.

Quando ci si affeziona ad un personaggio si aspetta con ansia la prossima opera dell’autore. Nel caso di Ophelia ti sei posta un limite massimo o possiamo sperare che la nostra eroina ci faccia compagnia ancora a lungo?

Ophelia è un personaggio che amo moltissimo e che ha ancora tanto da dare sia a me che ai lettori. Di conseguenza, posso anticiparti che al più presto inizierò a lavorare alla seconda serie nel corso della quale compariranno nuovi personaggi legati alla sua sfera privata. Naturalmente, anche nei nuovi episodi la suspence e il mistero, uniti all’amore, saranno gli ingredienti fondamentali.

Quando è prevista l’uscita del tuo prossimo libro?

Attualmente sto lavorando a un nuovo romanzo, anch’esso appartenente al genere thriller, in cui il protagonista è un ragazzo poco più che adolescente il quale, per una serie di fortuiti eventi, riuscirà far venire alla luce un antico segreto risalente a un oscuro passato. È un libro piuttosto impegnativo che richiede anche una ricerca storica sulle vittime dell’Inquisizione del XVI secolo, non credo di riuscire a pubblicarlo prima di qualche mese.

Al giorno d’oggi sono moltissime le persone che decidono di scrivere un libro, sperando nella notorietà. Molti di essi purtroppo rimangono degli sconosciuti. Che consigli puoi dare ad uno scrittore in erba, pieno di idee, ma inesperto riguardo il marketing che c’è dietro una pubblicazione?

La prima cosa che gli consiglierei è, senza dubbio, quella di credere in se stesso, di avere pazienza, di non arrendersi mai e, principalmente, di non commettere l’errore di pensare che sia sufficiente pubblicare un libro per raggiungere la fama e la notorietà. Pubblicare un libro non è un traguardo, bensì soltanto un inizio. Per un autore emergente alle prime armi ottenere successo è davvero difficile, anche perché sovente l’inesperienza lo rende facile preda di quella tipologia di editori che dimostra di essere più interessata al proprio tornaconto economico che al talento e alle potenzialità di uno scrittore esordiente. Con questo non intendo affermare che sia inutile tentare di realizzare il proprio sogno, anzi! Scrivere un libro di cui andiamo fieri, riuscire ad essere apprezzati in maniera disinteressata, poter godere della stima di un editore che crede realmente in ciò che scrivi, ma soprattutto scorgere negli occhi dei lettori un’emozione autentica, sono immense soddisfazioni in grado di rendere realmente felici. Questo è il vero successo per me, personalmente non ho bisogno di altro.

E tu, quando hai iniziato a scrivere e perché?

Si può dire che ho sempre scritto da quando ho imparato a leggere. Fin dalle elementari adoravo inventare piccole storielle e personaggi ispirandomi alle numerose fiabe che leggevo. Questa passione si è accresciuta nel corso degli anni grazie anche alle innumerevoli letture alle quali mi dedicavo nel tempo libero, fino a trasformarsi in una grande passione. Il mio primo romanzetto giallo l’ho scritto all’età di tredici anni. Ricordo ancora lo stupore di mio padre quando, dopo averlo letto, mi disse che secondo lui avevo la stoffa della scrittrice e che avrei dovuto continuare a scrivere. Era così entusiasta che pensava addirittura di farlo pubblicare (allora non sapevo che il destino avesse già stabilito che proprio lui, che tanto mi aveva incoraggiata, se ne sarebbe andato prima di vedere realizzato il mio sogno). La vita, in seguito, mi ha condotta a seguire altre strade finché un giorno ho avvertito che era arrivato il momento giusto per provare a realizzare quel sogno, era da poco scomparso mio padre, ed è stato proprio durante uno dei momenti più terribili della mia vita che è nato Attraverso gli occhi di Emma, il mio primo romanzo.

Un aneddoto legato ad un tuo romanzo, che ancora oggi ti fa sorridere?

C’è stato un aneddoto che, più che farmi sorridere, mi ha lasciata stupefatta. Avevo appena terminato di scrivere i testi per un minibook umoristico dedicato alla vita di coppia, commissionatomi dalla mia casa editrice, ed ero alla ricerca di un vignettista in grado di rappresentare graficamente i personaggi che avevo ideato. Casualmente, navigando su internet, mi sono imbattuta in alcuni disegni molto belli il cui stile era in perfetta sintonia con ciò che avevo in mente. Dopo aver contattato l’autrice di quei capolavori, le sottoposi la mia idea e le diedi, volutamente, pochissime indicazioni poiché ero curiosa di vedere come sarebbe riuscita a raffigurare i personaggi da me ideati basandosi esclusivamente sui miei testi. Pochissimi giorni dopo ricevetti via posta elettronica i primi disegni e rimasi letteralmente senza parole! La vignettista era riuscita a rappresentare perfettamente quella che era la mia idea, aveva creato i personaggi esattamente come io li avevo immaginati! L’artista che ha saputo leggere nel mio pensiero, ancora meglio di quanto avessi potuto fare io stessa, è la straordinaria Isabella Ferrante. Da quel momento abbiamo avviato una bellissima collaborazione che dura ancora adesso.

Invitandovi quindi a leggere le sue opere, ringrazio ancora Stefania Romito per la sua disponibilità, permettendomi di aggiungere che, oltre ad essere una brava scrittrice ed una donna brillante, è anche una persona altruista, impegnata nel sociale ed, in particolare, nella realizzazione di un progetto da lei stessa ideato, che mira a rendere disponibile nei teatri il servizio dell’audio-descrizione per i non vedenti.

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Un pensiero riguardo “INTERVISTA A STEFANIA ROMITO

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