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di Sabrina Martinelli

L’appuntamento è serale, subito dopo il tramonto. La possibilità di questa intervista mi eccita ed è la realizzazione di un sogno giovanile, finalmente lo incontrerò davvero, lui, il Vampiro. Senza filtri, né letterari né cinematografici. Ma eccolo, puntuale. Scaturito direttamente dall’immaginario collettivo. Dopo i primi convenevoli, sorseggiando assenzio, a tu per tu con l’antieroe per eccellenza, aziono il registratore…

DraculaIntervistarla è un onore, generazioni di scrittori e scrittrici si sono rivolte a lei in cerca di ispirazione, invitandola a manifestarsi tra le pagine dei loro libri, donandole volti diversi, ma sempre univoca natura. Può raccontarci della sua nascita come mito letterario?

Le mie origini sono lontane nel tempo, si perdono nel folclore del mondo slavo e dei Balcani, nelle paure e nelle superstizioni del mondo contadino, nell’isteria collettiva la cui risonanza è giunta in occidente. È stata questa eco a ridefinire la mia forma per sua natura cangiante, giungendo a un medico che per primo mi rese protagonista della sua opera, dando l’avvio a quel processo che mi ha reso quale lei mi percepisce. Parlo del dottor Polidori e del suo Il Vampiro del 1819. È lì che mi sono rivestito di suggestione aristocratica e mistero come di una seconda pelle, anche se dovrei ringraziare il poeta Byron dal quale Polidori trasse, a quanto si dice, i caratteri che volle attribuirmi. Ma non è mia abitudine ringraziare. Comunque sia, è indubbio che il momento di più grande splendore io l’abbia raggiunto più tardi, con la penna di Bram Stoker, nel suo Dracula del 1897 che mi calza a pennello.

È vero, da lettrice trovo sia quella l’opera più incisiva, quella che ha definito con forza e suggestione le sue peculiarità, anche se poi queste non hanno mai cessato di arricchirsi e/o modificarsi. Può parlarci di come lei vede Dracula?

Stoker è stato colui che ha saputo meglio leggere le possibilità della mia natura. Ha avuto l’intelligenza di utilizzare uno stile semplice e scorrevole per parlare di ombra e tenebra, ha permesso alla mia oscurità di farsi più forte e più variegata. Mi ha dato spessore e… mi ha anche fatto morire, morire per la seconda volta intendo, ma lì la responsabilità è di altri… Lei mi capisce, in pieno vittorianesimo, con la potenza industriale all’apice e il trionfo della middle class, io rappresentavo l’aristocrazia, l’anelito nostalgico che a lungo la borghesia ha nutrito, una cultura d’élite contro la cultura di massa; non solo, esprimevo l’insopprimibile pulsione sessuale che l’epoca celava dietro un’apparenza virtuosa e tanta pruderie! Non potevo sopravvivere, la borghesia votata al primato della scienza doveva provare la propria forza, uccidendomi… Poi il cinema volgendosi al Dracula di Stoker mi ha dato un passato e una motivazione, ha lasciato che l’oscurità si intrecciasse ai sentimenti. Ed eccomi, ancora qui…

Già, indubitabilmente lei è qui! Prima di Dracula, però, l’avevamo Carmillaincontrata sotto ben altre spoglie in Carmilla di Le Fanu nel 1872. Quali sono i rapporti tra Dracula e Carmilla?

La mia natura è fortemente incline alla seduzione e alle pulsioni del desiderio, ma è innegabilmente una sessualità di tipo orale che può trovar adeguato spazio tanto in un corpo femminile che maschile. Carmilla… Un indubbio fascino ambivalente, eternamente oscillante tra quello della preda e del predatore! Non c’è conflitto tra Dracula e la sensuale Carmilla, coesistono, si sfiorano. Lei è in un certo senso più libera. Dracula è maggiormente legato alla tradizione cristiana, anche se per negarla. Carmilla è ciò che è, senza doversene porre il problema, è spontaneamente seduttiva.

Come spiega il successo del suo personaggio nel corso del tempo e oggi in particolare?

Bé, io sono una figura di confine tra la vita e la morte, ho oltrepassato la linea e sono tornato indietro, conservo il mistero su ciò che si cela al di là. Gioco con le paure degli uomini e, al tempo stesso, sono una possibilità di eternità. La vita eterna che assicuro è molto più tangibile delle promesse di qualsiasi dio. Può contraddirmi?…No, ovviamente no! Sono il simbolo di una rivolta, esibita anche nelle sembianze di un giovane uomo, là dove l’incorruttibilità del corpo è riservata ai santi. Io esercito un fascino cui non si può sfuggire, sollevando l’umano dalla responsabilità del cedere, in tal senso sono salvifico perché allevio il fardello della scelta. Ugualmente in ambito sessuale. Sono espressione della trasgressione, della bramosia, ma di un’attrazione cui è impossibile resistere, pertanto senza colpa. E ancora, rappresento il buio in ogni uomo, il cono d’ombra che attrae e respinge, l’estensione onirica di sé. Sono ambiguo e ambivalente, trasmuto incessantemente nel grimaldello che scava nell’inconscio o nella geniale scusa che salva dalla scelta e dalla conseguente responsabilità, alla barba di Sartre. Sono interpretabile a piacere. Rispondo alle ansie dell’uomo di ogni tempo. Riguardo all’oggi poi, ecco, come dire, ultimamente mi sento un po’ edulcorato: l’età del mio pubblico si è abbassata e gli autori mi hanno donato un nuovo look. Credo abbiano intuito come io, proprio in quanto personaggio di confine, possa dimorare nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta. La pulsione sessuale che divampa tra desiderio e spavento, la trasformazione del corpo che sfugge al controllo, la perdita d’identità, l’aggressività e il timore di non saper gestire tutte le nuove pulsioni… credo sia dura, sebbene non ricordi più la mia adolescenza, ma sono stati d’animo nei quali posso fluttuare come nebbia.

Intervista col vampiroDunque, non la infastidisce brillare alla luce del giorno?

Ahahah, no di certo! Potrei dirle che non mi sento a mio agio in vesti così poco consone alla mia età, ma mentirei e io non lo faccio mai, non ne ho bisogno. Vede, queste son quisquilie: che io di giorno dorma un sonno simile alla morte o che debba tenermi lontano dalla luce del sole o che brilli sotto di essa, che differenza vuole che faccia? L’importante è che il mito continui a vivere. Ciò che mi lascia perplesso non sono i dettagli, ma la finzione nell’accogliermi, con scarso coraggio. Nella saga di Twilight della Meyer, pubblicata tra il 2005 e il 2008, del vampiro resta ben poca traccia. Io ci tengo al mio lato oscuro, alle pulsioni che agitano le viscere, alla mia malinconia, alla solitudine di creatura unica e inesplicabile, alla mia maledizione e al potere dissacrante della ribellione. Con la Meyer, temo non solo di brillare, ma di evaporare. Per non parlare poi di altri scrittori contemporanei. Capisco la sedazione dei tempi odierni, ma un buon compromesso mi appaiono i romanzi della Rice, il cui libro Intervista col vampiro del 1976, primo delle Cronache dei vampiri, ha dato il via a una ben orchestrata e potente saga. Sebbene lo stile appaia domato dalla ricchezza del materiale che trae linfa dall’inesauribile fantasia dell’autrice e vi sia qualche ingenuità nei dialoghi, i vampiri sono indagati, motivati e conservano la loro ombra, anche se dalle pagine emergono umanizzati e con grandi concessioni all’emotività. Lestat non può non ammaliare! È il suo porsi senza rimorsi al di fuori di ogni morale a farne un vampiro in tutto e per tutto!

Giunti alla fine di questa chiacchierata, un po’ ammaliata e un po’ brilla di assenzio, mentre stringo la fredda mano nell’atto del saluto, tra me e me tiro le somme e lancio una muta conclusione nella mente: la forza archetipica che si sprigiona da lui è in questo desiderio di rompere le catene sia sociali sia temporali e di farsi unico, insindacabile giudice di sé, ponendosi al di fuori della morale e compiendo quella che potremmo kierkegaardianamente definire una scelta estetica senza paracadute. Ma lui mi legge nel pensiero… ops lo avevo obliato e…

Ma certo mia cara, è tutto grandiosamente qui! E forse c’è ancora una speranza: tutto sommato ci sono anche altre occasioni, ha letto Lasciami entrare di Lindqvist?

Non ancora, ma potrei farne oggetto di una prossima recensione.

Allora lasci che l’aiuti… la notte avanza e l’istinto si accende… posso morderla sul collo?

Prego… sono anni che non aspetto altro…

Nota: per chi volesse approfondire, nell’archivio de Il Bibliomane è possibile trovare una recensione di Daniela Esposito de Il Vampiro di John Polidori e una di Linda Politi sulla saga di Twilight di Stephenie Meyer.

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