copertina droga

di Linda Politi

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F.

Christiane, dodicenne che vive a Berlino, inizia a fare uso di droghe dall’età di dodici anni. La solitudine, il difficile rapporto con i genitori e la voglia di appartenere a un gruppo la condurranno nel tunnel dell’eroina, in cui è facile entrare ma dal quale è difficilissimo, quasi impossibile, uscire vivi. Soprattutto in una società che ancora non sa come gestire questo tipo di problematiche.

Negli anni Novanta, quando ero ancora alle elementari, ricordo che in giro si vedevano molte pubblicità terrificanti contro l’uso di sostanze stupefacenti. Un esempio nella foto qui di seguito: anche i fumetti e le riviste per bambini tra le loro pagine avevano queste immagini di ragazzi e ragazze con gli occhi completamente bianchi, accompagnate della scritta: “Chi ti droga, ti spegne”. Erano anni in cui ancora l’idea che si aveva di una persona drogata era quella di un emarginato, un intoccabile, un untore che non solo lasciava nei parchi siringhe infette, ma che non avrebbe esitato a minacciarti per farsi dare del denaro. Ma alla fine, chi erano davvero quei drogati di cui si aveva tanta paura?la droga

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino è il libro che svela l’arcano. I tossicodipendenti erano, semplicemente, persone come noi. Con pregi, difetti e con la sfortuna di aver avuto delle esperienze di vita tali da cercare di trovare una via di fuga, per poi scoprire a spese loro e delle loro famiglie e amici che l’evasione data dalla droga è soltanto transitoria ed effimera. E presenta un conto salato: trasforma chi ne fa uso in un involucro in perenne attesa della prossima dose.

Il libro è il risultato di una serie di interviste che due giornalisti del settimanale “Stern”, Kai Hermann e Horst Rieck, stavano registrando per una ricerca sulla situazione giovanile verso la fine degli anni Ottanta. Invece di un colloquio di un paio d’ore per il quale si erano accordati con una ragazza berlinese, gli incontri sono in realtà durati per ben due mesi, e così raccolsero l’incredibile testimonianza di questa giovane. Christiane è una ragazzina ancora nemmeno adolescente, che si trasferisce con la sua famiglia a Berlino. Le cose non sono facili: i soldi non ci sono, nel quartiere dormitorio di Gropiusstadt le attività per i ragazzi sono praticamente ridotte a zero e sono solo le botte del padre che sembrano esserci in abbondanza. La voglia di affermarsi con i ragazzi del giro più in voga, la solitudine dopo che la sorella si trasferisce dal padre quando i suoi genitori divorziano e l’inesistente rapporto con la madre fanno sì che Christiane inizi dapprima a fare uso di hascisc, per poi sperimentare sostanze sempre più forti: eccitanti, calmanti, acidi e infine eroina, prima solo sniffata e successivamente anche in vena. Quelle che all’inizio sembrano alla ragazza delle esperienze un po’ sopra le righe con dei cari amici, anche loro in crisi adolescenziale e con qualche problema in più, degenerano in breve nel caos più totale: l’amicizia non esiste più, ma diventa una questione di sopravvivenza tra “bucomani”, come vengono chiamati nell’edizione italiana tradotta da Roberta Tatafiore. I ragazzi cominciano ad assuefarsi pesantemente all’eroina e per mantenere il loro stile di vita iniziano a prostituirsi, a rubare, a mentire a tutti, anche a loro stessi. Il loro desiderio più grande sembra essere quello di ripulirsi, di cominciare al più presto una nuova vita senza eroina. Ma la realtà è molto diversa: loro stessi non hanno più un’identità e, a leggere la storia raccontata da Christiane in persona, sembra che siano posseduti da un demone che toglie loro ogni forza di volontà e li trascina sempre alla ricerca della prossima dose.

Questo è un libro molto forte, una documento spiazzante che narra quella che fu una vera e propria piaga: il racconto di Christiane è intervallato dagli interventi della madre, della polizia, di quegli adulti che avrebbero dovuto controllare ma che non hanno potuto, un po’ per leggerezza, un po’ perché nel 1976 non c’erano ancora i mezzi per poter far fronte a quella che si è rivelata una vera e propria emergenza.

Una testimonianza cruda che andrebbe divulgata il più possibile, non solo ai ragazzi ma anche alle loro famiglie, per far sì che certe situazioni non si ripetano più. È anche vero che ne sono cambiate di cose, nel frattempo: l’immagine del tossicodipendente è molto diversa da quella di qualche anno fa. Oggi di siringhe se ne vedono molte di meno, ma aumenta l’uso di altri tipi di droghe. Mi chiedo allora se non servano delle nuove testimonianze per i nostri giovani, per rendersi conto che ci possono essere delle conseguenze gravissime a cui possono andare incontro. Perché cambiano le modalità, ma gli occhi bianchi la droga te li fa venire comunque.

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino
di Christiane F.
Bur Rizzoli, 2012
€ 9.90

 

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