copertina

 

 

di Sabrina Martinelli

 Un inverno da lupi di Cecilia Ekbäck

Nella difficile e ostile Lapponia svedese un gruppo di coloni è alle prese con un assassinio che rievoca altri misteri. Riuscirà a vincere la razionalità o il clima da caccia alle streghe prenderà il sopravvento?

Un inverno da lupi è un thriller ambientato nella Lapponia svedese del 1700. L’autrice, svedese, è nata in una famiglia lappone e, nella nota finale, ci rivela come si sia documentata con attenzione per inserire il romanzo in una cornice storica veritiera e ben delineata. Il punto di forza del libro è proprio l’ancora che lo lega alla realtà del tempo, la credibile descrizione dell’ambiente indomito e selvaggio in cui i coloni vivono e, soprattutto, la capacità di trasportarci nell’inverno lappone quasi fino a farci tremare per il freddo. I particolari e gli usi di una quotidianità lontana nel tempo, ma vera, fatta di fatica e di lotta per strappare all’ambiente il sostentamento, rendono preziosa la tessitura del romanzo e ne determinano il fascino. La Ekbäck in questo eccelle.

Il gruppo dei lapponi, da poco convertiti, introducono quell’atmosfera tipica dei momenti di passaggio in cui il nuovo copre, ma non cancella, il vecchio. Le superstizioni dei coloni cristiani intorno alla montagna e alle sue leggende si intersecano con la memoria delle pratiche sciamaniche quando colui che era chiamato dagli spiriti, al ritmo del tamburo, fluttuava tra il nostro e il loro mondo. Filo conduttore del romanzo è anche lo scontro tra due diversi modi di affrontare la vita, uno razionale, espresso da Maija, perché cedere all’emotività vuol dire aprire la porta alla paura e, con essa, ai roghi; l’altro, fatto di accettazione dell’inspiegabile e di desiderio di avventurarsi oltre i propri limiti, impersonato da sua figlia, Frederika.

Infine, c’è il thriller. La storia inizia come un’indagine a partire da fragili dati, giocata sul ricomporre un’immagine cercando l’incastro tra pochi e fuggevoli elementi. È un’indagine mentale, razionale, che si gioca tra logica e intuizione, non sull’azione. E la storia nel suo dipanarsi incontra vari giri di boa e diversi colpevoli, svelando segreto dopo segreto. Tuttavia, nonostante l’impalcatura sia ben costruita e il processo di disvelamento ben congegnato, alcune domande rimangono almeno parzialmente inevase ed il romanzo, nel suo complesso, presenta qualche ingenuità e movimenti che restano come sospesi. Il passato di Maija, per esempio, è evocato, restando in parte incompiuto, non ben sviscerato, troppo fragili anche le motivazioni che spingono alcuni personaggi a coprire certi crimini o, nel caso di Elin, a togliersi e togliere la vita a tutti i figli, non indagato pure l’atteggiamento che Maija assume poco prima della fine nei confronti della figlia, Frederika. Anche il personaggio del prete, Olaus, appare poco credibile là dove si presenta nelle pagine iniziali egoista, indifferente alle sorti altrui e desideroso solo di essere lasciato in pace, persino spietato nel punire una giovane donna, per poi rivelare una sensibilità che francamente non appare supportata da ciò che sappiamo di lui né motivata in alcun modo.

In conclusione, il materiale c’è e per molti aspetti è ben gestito, ma è come se mancasse un attento editing pronto a cogliere i punti di debolezza e sottoporli alla revisione dell’autore. Ed è un peccato perché il romanzo, nonostante queste debolezze, riesce ad incatenare l’attenzione e scorre piacevolmente. Vi sono intuizioni leggere, ma profonde, penso allo sguardo di Maija rivolto alla figlia e la sua improvvisa consapevolezza di non conoscerla. Verità colte in un attimo che mutano per sempre i rapporti. Bello anche il tratto lieve, implicito, nel tratteggiare la non storia tra la donna e il prete. Alla determinazione di Maija  di non cedere all’irrazionale fa da contraltare lo scivolamento della figlia Frederika nella sapienza antica e la sua accettazione dei doni che la mettono in contatto con il mondo degli spiriti. Il clima che avvolge progressivamente i coloni è quello del terrore superstizioso che si dilata fino a richiedere sacrifici ma, ad esser sospettata di stregoneria non sarà Frederika, bensì proprio Maija perché, nonostante si sia sempre lasciata guidare dalla ragione, è una donna forte, che non ha paura di far sentire la propria voce in un mondo a misura d’uomo. Le diverse strade scelte da Maija e Frederika, però, non sono in antitesi, ma due modi diversi di essere donna.

Nonostante le ingenuità e la debolezza di talune scelte, il libro ammalia e richiede di essere letto. La Erbäck sa sicuramente raccontare una storia, rapire il lettore e tenerne viva l’attenzione, mancano solo un maggior rigore logico e/o un altro editor.

Un inverno da lupi

di Cecilia Ekbäck

Newton Compton Editori, 2015

euro 12,00

 

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