valzer addii

di Giulio Madonia

Il valzer degli addii di Milan Kundera

Una gravidanza innesca la penna dell’autore facendole esplorare terreni e ritmi insoliti. Davvero si tratta di un valzer, di una danza cui prendono parte tutti i personaggi, ognuno con il proprio passo, ognuno con la propria identità. Una commedia nera con un intreccio vivo, in cui ogni nodo si aggroviglia e si scioglie senza pecche.

Klima riceve una telefonata da Ruzena, la quale lo informa di portare in grembo il frutto del loro amore. Lui – rinomato trombettista di Praga, sposato con una donna dalla bellezza tragica, interprete infedele di una sincera quanto peculiare concezione d’amore – vede avanzare minacciosa una catastrofe troppo a lungo temuta; lei – giovane e avvenente infermiera di uno stabilimento termale, terrorizzata dalla prospettiva di passare la propria vita in provincia ad assistere donne sfiorite soccombendo all’ironico destino di invidiare loro le esperienze a lei negate – lo incalza, individuando nel feto il proprio lasciapassare per una vita all’altezza dei suoi capricci. Klima, considerata la propria posizione, decide di tornare nella piccola cittadina termale, dove poche settimane prima si è consumata la notte di passione, con lo scopo di accertare la notizia e ingannare Ruzena, persuadendola del proprio amore e dell’opportunità di abortire affinché i due possano vivere liberamente i primi anni della loro passione, senza l’incomodo di un figlio.

Questa la premessa cui, nell’arco di cinque teatralissime giornate, fa seguito un irresistibile intreccio di eventi e trame collaterali, a ognuna delle quali Kundera sembra assegnare un’allegoria solo per il gusto di vederla crollare sotto i colpi dell’ironia. Il Dottor Skreta, ginecologo dello stabilimento e capo della commissione per gli aborti, manipola la realtà a propria discrezione, informa il proprio operato a un sentimento scientifico gaio, privo di scrupoli, opportunistico. Bertlef, milionario americano in cura per dei problemi cardiaci, si è cucito addosso un cristianesimo su misura cui ispira ogni propria azione; in Bertlef vita e fede combaciano perfettamente descrivendo una parodia libertina e godereccia della religione. La figura di Jakub girovaga per il romanzo come un oggetto misterioso travestito da personaggio secondario, finendo per tagliare la matassa di conflitti che gli altri personaggi stanno tentando di sbrogliare metodicamente.

I personaggi periferici sono delle mine vaganti pronte a risolvere l’intreccio da un momento all’altro. Tutti insieme costituiscono un esercito al servizio dell’imprevisto, un costante attentato alle intenzioni dei protagonisti. Jakub è uno di loro.  Kamila, moglie tradita e malata (ma anche amata e bellissima), combatte una guerra sanguinosa contro la propria gelosia, guerra che sembrerà prima persa e poi vinta. Frantisek, amante e concittadino di Ruzena, è il custode di una notizia che, dalla seconda giornata in poi, minaccia di mandare gambe all’aria i piani dell’infermiera.

«Si fonda su un archetipo formale del tutto diverso da quello degli altri miei romanzi. È assolutamente omogeneo, senza digressioni, composto di una sola materia, raccontato con lo stesso tempo, è molto teatrale […]»

 Milan Kundera, “L’arte del romanzo”, 1988.

Il vero elemento de “Il valzer degli addii” è l’azione; le intenzioni, le passioni, le tensioni dei personaggi illuminano il dispiegarsi degli eventi come fatale ed inevitabile. I personaggi di Klima, Kamila e Jakub, più di tutti, interpretano una sensibilità profonda, ma anche smarrita, a volte disperata, disillusa, una coscienza che si strugge tra dolori e illusioni, che crede di perdere continuamente un equilibrio che forse non ha mai trovato.

In questo romanzo, il Kundera de “L’insostenibile leggerezza dell’essere” – narratore riflessivo e invadente, seppure illuminato – si fa da parte e lascia che siano i personaggi a parlare. Il risultato è una trama forte, compiuta, inusuale per un autore che generalmente sembra modellare l’intreccio sull’idea piuttosto che viceversa. L’impressione è che qui Kundera abbia lavorato al contrario, facendosi trasportare dagli eventi e dando ai personaggi una profondità che li rende credibili, profondità che pare anche una valvola di sfogo per l’autore, un modo di non venire meno alla propria identità artistica. Il tormento di Klima – il suo amore infedele, l’ipocrisia con cui biasima Kamila per la sua gelosia – e la debolezza di Kamila – incapace di vedere oltre Klima, incapace di scavalcare lo striminzito orizzonte che egli rappresenta – sono il marchio di fabbrica con cui Kundera ci rassicura sulla paternità di un romanzo il cui ritmo potrebbe altrimenti spiazzare i suoi lettori più fedeli.

Il valzer degli addii

di Milan Kundera

Adelphi, 2004

11€

 

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