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di Clara Torregrossa 

La ragazza Carla e altre poesie
di Elio Pagliarani 

Così si presenta Carla in tutta la sua scialba e burocratica realtà. Il suo nome è diventato, con il lavoro, un codice anagrafico e quando è sera la giovane, che si sente annullata, cerca con le mani il suo viso per rassicurarsi.    

Il poemetto o racconto in versi è il risultato di una lunga sperimentazione sul genere letterario della poesia narrativa fatta da Elio Pagliarani, il quale passa dal neorealismo allo sperimentalismo della neoavanguardia. Il poemetto viene scritto tra il settembre 1954 e l’agosto 1957 e appare per la prima volta nel 1960 sul “Menabò”. La ragazza Carla appartiene all’ultima sezione del libro La ragazza Carla e altre poesie pubblicato da Mondadori nel 1962 ed è un poemetto polimetro di tre capitoli.

 

La protagonista del racconto è la diciassettenne Carla Dondi che vive in una modesta casa della periferia di Milano con la madre vedova che fa la pantofolaia, la sorella Nerina e il cognato Angelo. Carla frequenta le scuole serali per diventare segretaria e presto trova un impiego presso una grossa ditta commerciale che traffica su ampio mercato internazionale, la Transocean Limited Import Export Company, gestita dal signor Praték. Il suo destino viene scandito dai versi del poeta attraverso i luoghi, le ore, i nomi, nella più muta quotidianità.

La storia di Carla si conclude tristemente nella terza e ultima parte quando, per non perdere il posto di lavoro, la protagonista deve umiliarsi e chiedere scusa al padrone per aver rifiutato le sue avances. Carla, ormai giovane donna smaliziata e inghiottita dal mondo, imparerà a mettersi le calze nere e il rossetto per tornare al lavoro. Finisce così la favola urbana di Carla nella monotonia dei giorni tutti uguali.

Il poeta opera la slirizzazione della lingua poetica adottando un tono dimesso e privo di tensione emotiva, adottando lo stile della lingua parlata nelle sue forme maggiormente trasandate. L’autore, senza sovrapporre alcun giudizio, utilizza solamente la pura e nuda registrazione della realtà. Un’opera pensata all’interno dell’ideologia del Moderno: è la storia dell’emancipazione femminile e della sua alienazione, del trapasso da una società agricola a una industriale, dentro una visione della società divisa in classi e degli sforzi della piccola borghesia di aderire a parametri valoriali “superiori”. La differenza tra Moderno e Post-moderno è tutta qui: Il moderno di matrice illuminista si batte per l’emancipazione della donna, la lotta alla alienazione, la conquista di un lavoro in fabbrica, in ufficio, all’interno di luoghi deputati e riconosciuti; il postmoderno cancella la distinzione di genere e lascia al soggetto la facoltà di definirselo e cambiarselo come e quando vuole.

La contemporaneità del soggetto dell’opera l’ha resa musa ispiratrice di Cefalonia 1943-2001 di Luigi Ballerini, dove il poeta si congeda dalla lingua d’uso quotidiana e tocca i picchi della letterarietà, e dice che non c’è risoluzione nel conflitto, non c’è storia fuori dall’amare. Nel coro conclusivo di Cefalonia, chi rientra dalla fuga deve riorganizzarsi, ma non c’è rimedio a ciò per cui si sfugge. Ma senza andare troppo indietro, evidente è l’influenza che La Ragazza Carla ha avuto su un autore come Vincenzo Frungillo e in particolare sulla sua opera “Ogni Cinque Bracciate”.
Una nuova poesia che esce dalla soffocante cameretta lirica, e non solo osserva la realtà, ma vuole possederla.

La ragazza Carla e altre poesie

di Pagliarani, Elio

Mondadori, 1962

€ 150.00

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