copertina L'amore bugiardo

di Sabrina Martinelli

L’amore bugiardo di Flynn Gillian 

“Perché non si può essere innamorati come lo eravamo noi e non esserne contaminati fino al midollo: un amore così può perdere forza, ma non scompare.” Amy Elliott Dunne

“Al diavolo, l’ho già detto, a questo punto non so immaginare una storia senza Amy. Lei sarà per sempre la mia avversaria” Nick Dunne 

Ecco un romanzo che ti coglie di sorpresa, frizzante e scoppiettante come una ciotola di popcorn, nonostante sia costantemente in bilico tra il thriller psicologico e il noir, terribilmente piacevole e, una volta iniziato, davvero difficile da lasciare. Attenzione, però, questo non vuol dire che scivoli via come l’acqua e sia solo un modo spensierato per trascorrere qualche ora. Tutt’altro. Flynn Gillian entra nella mente dei suoi protagonisti, ma anche nella nostra, costringendoci a riconoscere in Nick e Amy almeno alcune delle nostre modalità di comportamento, instillandoci il loro veleno dal sapore amaro. L’autrice, grazie all’incursione nei processi mentali, abbatte l’ipocrisia dei rapporti di coppia e ce li mostra nelle loro estreme conseguenze.

Il libro ha un taglio cinematografico, nel senso che, con estrema facilità, mentre si legge, si visualizzano le scene con gli occhi della mente. Ovvio, quindi, che ne sia stato tratto un film  che, inutile dirlo, sono molto curiosa di vedere. La storia si dipana a capitoli alterni in cui a turno ascoltiamo la voce di Nick, il marito, e di Amy, la moglie. E, sotto questo punto di vista, ho trovato intelligente la scelta dell’editore italiano di affidare ai due protagonisti traduttori diversi per assicurare una resa differente del registro.

La storia ha inizio il giorno della scomparsa di Amy, ma grazie ai flashback e al diario di lei seguiamo i  due protagonisti sin dal loro primo incontro, imparando, come novelli cercatori d’oro, muniti di setaccio dalle strette maglie, l’arte di districare verità, omissioni e bugie. Il destino di noi lettori è quello di formarci un’opinione dei personaggi per poi lasciare che l’autrice faccia il proprio gioco, costringendoci a capovolgerla e a mutarla ancora, in un crescendo di scoperte che seguiamo curiosi e ammirati. Lo stile, in particolare quando è Amy a parlare, è leggero e allegro, anche nei punti più noir ed è, in generale, coerente e solido, con alcune immagini deliziose.

Gillian Flynn riesce a costruire un thriller complicato, preciso come un orologio, dall’effetto matrioška, denso di indizi, ben congegnato e per nulla scontato. I colpi di scena non latitano, ma alla fine ogni cosa trova il proprio posto e il puzzle si ricompone. Poi il finale che non esaudisce le speranze del lettore e proprio per questo è perfetto e, nonostante la situazione portata agli estremi, risulta credibile, anzi l’unico possibile. Non solo, l’epilogo dà tantissimo al romanzo, aggiungendo al thriller/noir da manuale, un’amara e acuta disamina del rapporto matrimoniale e, molto più in generale, dell’amore.

Un capolavoro di psicologia, perché se è vero che siamo in una dimensione decisamente sopra le righe, uscendo dal romanzo, non possiamo non riconoscere che molti tratti di Nick e Amy ci appartengono, eccome se ci appartengono! Quando Amy considera che “l’amore incondizionato è amore indisciplinato, e come tutti abbiamo potuto vedere, l’amore indisciplinato è disastroso” con una sola frase ben meditata spazza via secoli di banalità e leziosità, passando un sano colpo di spugna sull’amor romantico di cui hanno vissuto generazioni di scrittori, perché seguire gli impulsi e i moti del cuore senza freni conduce nella terra di nessuno. Mostra anche la propria crescita perché sia lei che Nick nel corso dell’opera evolvono, raggiungendo una nuova consapevolezza e il disincanto.

La Gillian scava con maestria e sguardo ironico nelle idiosincrasie di coppia e non ci propina la banalità dell’odio come altra faccia dell’amore, ma arriva a cogliere il vero nesso che li lega. Non l’uno che si sostituisce all’altro, ma una continua contaminazione che, in un improbabile e acrobatico equilibrio, può riempire una vita.

Oltre quanto detto finora, nel racconto l’accento è posto anche sul ruolo dei media e sul loro potere nella nostra società in cui i verdetti non si giocano più nelle aule dei tribunali, ma sulle testate giornalistiche e negli show televisivi. Dura realtà in cui l’anchorman (o anchorwoman) di turno gioca con la vita dell’individuo, decretandone il destino di carnefice o vittima. Insomma, per essere credibili, come colpevoli o innocenti, è necessario avere le physique du rôle. Punto di forza del libro, che da New York ci fa spostare sulle rive del Mississippi, è anche il non abbandonare il lettore troppo presto, il non avere fretta di far quadrare tutto, ma rispondere puntualmente ad ogni attesa.

L’amore bugiardo mi ha divertita, regalato suspense, stupita, irritata e irretita. È un piccolo diamante, inquietante e ironico, sofisticato e intelligente, ma decisamente non per tutti, non per chi è in cerca di consolazioni.

L’amore bugiardo

di Gillian Flynn

Rizzoli, 2013

euro 18,00

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